Report ’20 di Humanists International, sotto attacco la libertà di pensiero nel mondo

Con il Natale si tengono le tradizionali celebrazioni cattoliche in buona parte dell’Occidente. Ma è così dappertutto? Che accade altrove? Dalla nuova edizione del rapporto Humanists International 2020, pronta in dicembre, affiora una realtà ben diversa e in alcuni casi drammatica. Atei e agnostici, ad esempio, sono discriminati in 106 paesi del mondo: in almeno 10 l’apostasia è punibile con la morte; in 68 la blasfemia è un reato; in 35 la legislazione statale deriva in tutto o in parte da norme religiose; in 48 a dirimere questioni familiari o morali sono tribunali religiosi; in 26 è in vigore il divieto per i non religiosi di ricoprire alcune cariche; in 34 è prevista istruzione religiosa obbligatoria nelle scuole statali; in 15 è difficile o addirittura illegale gestire un’organizzazione apertamente umanista; in 12 politici o agenzie statali emarginano e/o molestano i non religiosi quando non incitano apertamente all’odio e/o alla violenza contro di essi.

È questo il quadro che emerge dal Rapporto sulla libertà di pensiero nel mondo, promosso dall’Unione internazionale etico-umanistica, fondata ad Amsterdam nel 1952, con sede a Londra, che si dichiara l’unica organizzazione a livello internazionale che abbracci le istanze di umanisti, atei, agnostici, razionalisti, liberi pensatori, laici, scettici, sia come singoli che come associazioni. E c’è di più. La pandemia ha esacerbato la situazione: in alcuni paesi atei e agnostici sono stati additati come capro espiatorio della pandemia; sono aumentate le disuguaglianze preesistenti; e l’emergenza sanitaria è stata utilizzata per imporre restrizioni eccessive sulle libertà di espressione e riunione.

“Nonostante le difficoltà -ha sostenuto Andrew Copson, presidente dell’Humanists International- siamo lieti di poter segnalare due buone notizie: il rilascio, dopo una campagna durata sei anni, di Mohamed Cheikh Mkhaitir in Mauritania e l’arrivo dell’attivista pakistana Gulalai Ismail negli Stati Uniti, dove ora vive con la sua famiglia”. Mohamed Cheikh Mkhaitir ha passato sei anni in carcere per un articolo in cui si esprimeva contro il sistema di schiavitù in vigore in Mauritania. Gulalai Ismail, fondatrice di Aware Girls, un’organizzazione impegnata a fianco delle donne, è stata per anni nella ‘exit control list’ del Pakistan, non potendo lasciare il Paese.

Mauritania e Pakistan, non a caso, si piazzano tra gli ultimi dieci paesi in materia di libertà di pensiero, in compagnia di Arabia Saudita, Iran, Afghanistan, Maldive, Emirati Arabi Uniti, Malaysia, Brunei e Yemen. L’Europa non sfugge del tutto alle critiche, anche se si tratta di casi di ben diversa gravità. Si distinguono in particolare l’Italia (101° posto della classifica globale: paese dell’Unione europea che si piazza più in basso degli altri), la Polonia (97°), la Germania (92°), il Regno Unito (84°). Ai primi cinque post invece: Belgio, Olanda, Taiwan, Ecuador e Nauru.

“La sezione del Rapporto dedicata all’Italia -sottolinea Roberto Grendene, segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, associata a Humanists International- delinea un nutrito elenco di problemi, da sempre denunciati dall’Uaar. L’aspetto più critico di quest’anno riguarda il fatto che le autorità di governo tendono a promuovere un’agenda politica di stampo conservatore, ispirata alla religione cattolica. Un elemento che riscontriamo ogni giorno e che si riflette in qualsiasi ambito sociale, come dimostra il fatto che permangano in Italia l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, con insegnanti scelti dalla Chiesa, ma pagati dallo Stato, il sistema dell’8 per mille, il finanziamento pubblico alle scuole cattoliche, la straripante presenza della Chiesa cattolica nel palinsesto televisivo, i ministri di culto pagati dallo Stato per assistenza religiosa in ospedali, caserme, carceri. E l’elenco potrebbe continuare”.

“L’aggiornamento del 2020 -ha aggiunto Giorgio Maone, responsabile delle relazioni internazionali dell’Uaar- pone un’attenzione particolare sulla gestione della pandemia. Per l’Italia abbiamo segnalato i privilegi accordati alle confessioni religiose, in particolare alla Chiesa cattolica, rispetto alle (necessarie) limitazioni imposte alla libertà di riunione di cittadini e associazioni non confessionali. Nonostante le ‘criticità ineliminabili’ sotto il profilo igienico-sanitario evidenziate nelle cerimonie eucaristiche dal Comitato Tecnico Scientifico, ancora oggi, in piena seconda ondata e con migliaia di morti a settimana, le chiese rimangono aperte, a differenza di teatri e musei, e si discute di come rendere l’orario delle messe di Natale compatibile con il coprifuoco, invece che dell’assoluta inopportunità e pericolosità delle occasioni di assembramento”.

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