Baby gang sequestra e uccide un uomo a Taranto

Aveva 66 anni Antonio Stano, di Manduria in provincia di Taranto. Dopo l’ennesima aggressione, avvenuta nei primi giorni di aprile, è deceduto tre giorni fa in ospedale dove era stato ricoverato a seguito dell’intervento della polizia che lo aveva liberato dalla sedia cui i “piccoli” delinquenti lo avevano lasciato incatenato dentro casa.

Non era il primo episodio, ma questa volta sarebbe stato fatale. I ragazzini adesso individuati sarebbero 14, di cui soltanto due maggiorenni (uno di 19 e uno di 22 anni). Nei primi giorni di aprile sono riusciti a entrare in casa della vittima, che abitava da solo in una piccola casa a piano terra, rapinandolo dei pochissimi soldi che aveva in casa: 30 euro.

Per rapinarlo di quegli spiccioli però lo hanno prima deriso, picchiato con calci e pugni, legato alla sedia. Già in passato, in strada, sembra fosse stato vittima degli stessi delinquenti. Delinquenti che hanno filmato con i loro telefoni tutte le scene, il massacro, le umiliazioni. Scambiandosi poi via Whattsapp i vari video, felici di essere forti con un pensionato invalido incapace di reagire, a cui avevano deciso di togliere tutto: soldi, dignità e infine vita.

Così, per “gioco” come probabilmente (e incautamente) sosterranno probabilmente i loro legali.

Alla fine della loro bravata lo hanno lasciato in quella sedia, legato. La polizia lo ha trovato su segnalazione dei vicini che da alcuni giorni non ne avevano notizie così, legato e incapace di reagire. Era appunto il 6 aprile. Immediato il ricovero all’ospedale di Manduria dove tre giorni fa è deceduto.

L’ipotesi di reato per alcuni di loro è quella di omicidio preterintenzionale. Altri reati contestati sono rapina, lesioni personali, stalking e violazione di domicilio. Uno degli avvocati che difende sei degli imputati però, ha rilasciato al quotidiano Repubblica una dichiarazione secondo cui “L’ultimo episodio di percosse che si ipotizza risalirebbe a febbraio. Il decesso è avvenuto a distanza di settimane. E anche in relazione alla contestazione dello stalking, si parla di presunti episodi che sono scollegati. Non abbiamo ancora alcun elemento per valutare la fondatezza o meno di queste imputazioni“. Non spiega l’avvocato chi avrebbe legato allora a quella sedia la vittima all’inizio del mese di aprile.

 

 

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