Francavilla di Sicilia si stringe attorno al dolore della famiglia Siracusa per i funerali di Luciano e Francesco

di Nello Cristaudo

 

Con una moltitudine di gente, accorsa per dare l’ultimo saluto ai due fratelli Luciano e Francesco Siracusa, rispettivamente di 28 e 17 anni, morti tragicamente in un brutto incidente stradale verificatosi domenica 26 agosto lungo la S.S. 185 all’altezza della frazione San Cataldo del comune di Motta Camastra (ME), si sono celebrati i funerali nella chiesa della SS. Annunziata presieduti dal parroco di Francavilla di Sicilia Don Gennaro Currò insieme ai suoi confratelli Don Giovanni Salvia, Don Giuseppe Albano, Don Lino Grillo e con il diacono Don Pino Pasqualetto.

Come dicevamo, lo scontro mortale si è verificato intorno alle ore 3,30 di domenica 26 agosto tra la vettura Alfa 146 dei fratelli Siracusa ed una Peugeot 307, alla cui guida vi era un giovane di Roccella Valdemone (ME). I due fratelli, ritornati da un banchetto nuziale, si stavano recando insieme ad altri due passeggeri, ad una festa di compleanno ove fare onore  ad un loro amico malgrado l’ora tarda.

Le salme dei due germani sono state esposte nell’aula consiliare “Falcone –Borsellino”  del palazzo municipale, dove è stata allestita la camera ardente, per dare la possibilità all’intera cittadinanza di poter esprimere il cordoglio alla famiglia Siracusa. Il sindaco del comune alcantarino, interpretando il malessere e la sofferenza dell’intera popolazione francavillese a causa del triste evento, ha dichiarato con propria ordinanza il lutto cittadino.

Ai solenni funerali ha partecipato una folla immane, tanto da non poter essere accolta all’interno dell’edificio di culto, ma ha preso parte in un religioso silenzio ascoltando la santa messa all’esterno con un impianto di diffusione posto nei due campanili della stessa chiesa.

L’arciprete Don Gerry Currò, nel presentare il saluto suo e dei concelebranti alla famiglia ed alle autorità presenti, si è soffermato  su come la città di Francavilla, ogni anno per un tragico destino, viene colpita da eventi luttuosi che creano dispiacere e tristezza nell’intero paese.

Agosto 2017 si è concluso con due grandi ferite per la nostra Comunità, se ricordate – ha affermato Don Currò –  ci siamo ritrovati in questa Chiesa per pregare per altri due giovani nostri fratelli: Leo Micali e Ciccio Mamazza. Ferite che hanno turbato la nostra cittadina ed in modo particolare i nostri giovani, facendo nascere tante paure, incertezze, domande”.  E continuando  ha dichiarato: “La mattina del 26 agosto, eravamo in attesa di svegliarci con il rumore delle bombe in onore di S. Euplio, (protettore di Francavilla di Sicilia n.d.r.)  per prepararci ad una giornata di festa per tutta la Comunità, per tutte le famiglie, in modo speciale per i giovani del nostro paese, veramente bravi ma a volte sfortunati. Ma,  purtroppo, siamo stati svegliati da una bomba molto più forte e rumorosa, che invece di portare gioia e allegria, ha causato solo dolore e tristezza in tutto il paese in pochi istanti. Alle 6:00, la telefonata del Sindaco, che mi informava dell’accaduto, ed ho subito pensato quanto è capriccioso e crudele il diavolo. Abbiamo interrotto tutte le manifestazioni perché i cristiani gioiscono con chi gioisce e soffrono con chi soffre”.

Proseguendo nella sua omelia, il parroco ha citato un significativo post pubblicato su facebook, non appena si è saputo del luttuoso evento, da Salvatore Vittorio Zullo, amico dei fratelli Siracusa.

«Oggi  nel nostro paese c’era il sole, ma faceva un “freddo cane”, quel freddo  – ha scritto Zullo- che senti dentro e che nessuna coperta o fonte di calore potranno mai contrastare: è il freddo dell’anima! Quella notte eravamo ad una festa di compleanno, quando ad un tratto i nostri cellulari hanno iniziato ad “impazzire” ed è cominciato l’incubo. Non ha riso più nessuno e la musica si è spenta. All’alba ci siamo guardati tutti negli occhi senza sapere né cosa dire né cosa fare: avevamo solo paura, anzi eravamo la paura fatta persona. Ancora una volta la vita ci ha dato l’ennesimo “schiaffo” per ricordarci che noi giovani non siamo “immortali”, forse colpevoli di tutte le volte che non diamo retta a quello scontato “state attenti” che ci si dice quando chiudiamo la porta di casa. I fratelli stavano solamente raggiungendo il resto del “branco” per trascorre insieme l’ultimo sabato di agosto..perche insieme stiamo bene.. e anche se siamo tanti..oggi ci sentiamo molto soli..ne abbiamo perso due in una volta..consapevoli che poteva capitare a chiunque di noi….li potevano esserci i nostri genitori a piangere disperatamente..
Luciano dopo una settimana di vestiti sporchi di lavoro non ti spetta una sera spensierata?
Francesco, all’alba degli anni più belli, tu non lo sai, ma ogni volta che ti vedevo abbracciato con la tua fidanzatina o in tenuta da calcio, mi scappava un sorriso…mi scorrevano davanti i miei spensierati diciassette anni anni….Due ragazzi esempio di educazione e di rispetto..».

Concludendo la sua ascoltata e sentita omelia, Don Currò ha affermato: “ Cosa posso dire a questa Mamma e a questo Papà? Non ci soro parole umane sufficienti e in grado di alleviare il vostro dolore. Non ci sono parole umane che hanno il potere di restituirvi Luciano e Francesco in carne e ossa.” E proseguendo: “Abbiamo la Parola di Dio l’unica, la sola che ci può dare la Forza per affrontare e superare questo momento difficile di prova.  Noi siamo vincitori con Cristo perché Cristo con la sua morte e resurrezione ha vinto la morte e ha indicato a noi la via verso il Paradiso“.

All’uscita  della chiesa i due feretri sono stati accolti da un lungo e caloroso applauso ed un flusso di palloncini bianchi si è levato in cielo. Durante il percorso per raggiungere il locale cimitero, tutti gli esercizi commerciali erano chiusi e sulle loro saracinesche vi erano dei manifesti con l’effige dei due giovani listate a lutto. Infine, allorquando il corteo funebre è giunto al camposanto, ad attendere le due bare, vi era un lungo stuolo di motociclisti che hanno fatto “strillare” le loro moto in onore dei due fratelli liberando anch’essi dei palloncini bianchi.

Ai genitori dei due giovani, Caterina e Gino ed al fratello Salvatore, porgiamo le nostre più sentite condoglianze e conoscendo il loro alto  senso di fede, vorremo concludere con una citazione di Sant’Agostino: ”Coloro che ci hanno lasciati non sono degli assenti, sono solo degli invisibili: tengono i loro occhi pieni di gloria puntati nei nostri pieni di lacrime.”

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