Oscuri e preoccupanti intrecci Sicilia-Malta

Malta
Malta

di Filippo Mastrocinque

 

Sul quotidiano La Repubblica Luciano Mirone l’8 marzo scorso ha definito Malta la gallina dalle uova d’oro dove le attività illecite magicamente diventano lecite. E Catania è uno dei terminali mondiali più importanti degli ingenti affari che hanno come epicentro l’isola più piccola dell’Unione europea. E ancora più incisivamente Mirone aggiunge: Dalla “capitale” dell’oriente siciliano si muove ogni giorno una mafia felpata, discreta e col colletto bianco (profondamente diversa da quella cafona e sanguinaria dei Corleonesi), che dopo quaranta minuti si ritrova in questo paradiso di illegalità legalizzata dove puoi portare avanti qualsiasi operazione di riciclaggio, di corruzione, di evasione senza essere disturbato (…). Non c’è che dire, in poche righe viene descritta una situazione che sfugge (e probabilmente non interessa) ai milioni di turisti che ogni anno affollano il piccolo Stato al centro del Mediterraneo.

Malta, un arcipelago di piccole isole con una superficie di 315 km e una popolazione residente che non raggiunge il mezzo milione (dei quali poco meno della metà stranieri), quasi insignificante rispetto al territorio della sola provincia di Catania che si estende su 3.553 km, con una popolazione di un milione e 116.168 abitanti. Malta è uno Stato, membro dell’Unione Europea dal 1° maggio del 2004, e una delle mete preferite del turismo internazionale al quale offre oltre ottocento alberghi, oltre duemila case vacanze, porti e porticcioli per ogni tipo di imbarcazione, sei principali Case da gioco (Dragonara, Oracle, Olympic Casino, Portomaso, Racing Club, Monaco Millions). Insomma, una sorta di Eldorado, o di terra “libera” che ha alle spalle una storia e una cultura che l’hanno resa famosa nel tempo ovunque, amata dai Greci che la chiamarono Melite (“dolce”), dagli arabi che la denominarono Malta (per la quantità di api stanziali), agli ebrei che la definirono Malet (il cui significato è rifugio, ricovero, asilo). I “Siciliani” sbarcarono a Malta, subentrando agli arabi, nel 1091 quando l’isola venne conquistata dai Normanni provenienti dal Regno di Sicilia. In seguito gli Hohenstaufen (Svevi), gli Angioini e gli Aragonesi (1287) si succedettero nel dominio dell’isola dal 1090 al 1530. Furono Signori o Conti di Malta, dal 1090 al 1191 i membri della casa normanna di Sicilia. Quella dei “Siciliani” a Malta, dunque è anche una presenza che vanta antiche radici.

L'attentato a Daphne Caruana Galizia
L’attentato a Daphne Caruana Galizia

Malta è venuta alla ribalta, soprattutto all’attenzione della magistratura e quindi dei mass media, a seguito dell’assassinio di una coraggiosa giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa all’età di 53 anni, nell’esplosione di un’autobomba nella sua Peugeot 108 il 16 ottobre dello scorso anno. Daphne Caruana Galizia indagava e denunciava sul suo blog i traffici illeciti che si sviluppano a Malta, sulla corruzione politica che serpeggiava nel Governo del suo Paese, e sugli intrecci con la mafia siciliana (quella Catanese in particolare). Giornalisti e testate giornalistiche a livello internazionale hanno deciso di unirsi in un progetto comune col nome di Progetto Daphne. È iniziata un’inchiesta coordinata dall’associazione no-profit francese Forbidden stories e secondo gli investigatori del progetto la giornalista assassinata aveva denunciato i piani di Christian Kälin e Joseph Muscat, primo Ministro di Malta, di vendere la nazionalità a personalità facoltose. Queste, per poco più di 1 milione di euro, avrebbero acquistato la cittadinanza maltese e quindi la cittadinanza dell’Unione europea con vantaggi legati ad una tassazione favorevole e alla possibilità di sfuggire a sanzioni internazionali.

Daphne Caruana Galizia
Daphne Caruana Galizia

La magistratura catanese indaga, Carlo Bonini e Fabio Tonacci scrivono: A distanza di sei mesi dall’indagine della procura di Catania e della Guardia di Finanza che disarticolò un network di trafficanti lungo l’asse Malta, Libia, Sicilia, Repubblica è tornata a La Valletta per verificare se e come le cose fossero cambiate. Che provvedimenti fossero stati presi. Disarmanti le risposte ottenute dal ministero degli Esteri e dalla Guardia costiera maltese, pronta a inseguire carichi di pesce ben oltre le 12 miglia delle acque territoriali ma convinta di non poter far nulla quando alla luce del sole vengono trasbordati abusivamente dalle bettoline alle navi cisterne migliaia di litri nell’area denominata Hurd’s Bank. A cavallo delle acque internazionali. Inoltre il grande ricercato dalla magistratura italiana a Malta, il broker Roderick Grech, resta un fantasma. A Malta ci sono le sue società ma nessuno sa dove sia (…).

Sicilia e Malta sono collegate quotidianamente con 12 voli (sette da Catania Fontanarossa, uno da Comiso, quattro da Palermo): in meno di mezz’ora si raggiunge la vicina isola/Stato, si è all’estero. Come ha scritto Mirone “Molti passeggeri si recano nell’isola per turismo, per lavoro, per la vita notturna, per fare shopping, per giocare al casinò. Altri non  solo per questo. Del resto, tutte quelle banche e tutte quelle finanziarie sorte come funghi negli ultimi tempi, a cosa possono servire? Può Cosa Nostra catanese – assieme alla ‘Ndrangheta calabrese (al netto delle mafie mondiali) – starsene a braccia conserte, senza tuffarsi in questo mare di denaro sporco che viene depurato grazie alle leggi maltesi? (…)”.

Ma, probabilmente, questi affari sporchi che stanno affiorando, questi oscuri e preoccupanti intrecci Sicilia/Malta costituiscono soltanto la punta di un iceberg: altre connection che ancora non appaiono possono nascondersi all’ombra delle vacanze spensierate che animano le notti del piccolo Stato, importante e vitale per i molteplici illeciti che possono consumarsi senza destare sospetti.

 

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