C’è chi vuole il ritorno agli Anni di piombo?

Aggressione a Palermo militante Forza Nuova

di Salvo Barbagallo

 

Senza mezzi termini e senza giri di parole: c’è chi vuole il ritorno agli Anni di piombo? Non crediamo d’avere l’esclusiva di questo dubbio, sicuramente anche altri (pochi o molti non importa, anzi importa eccome!) l’interrogativo di certo se lo sono posto. Nell’Italia degli ultimi mesi –anche se riteniamo essere stata una progressione costante nel tempo, più o meno “coperta”- si è potuto registrare un ritorno al “sistema” degli opposti estremismi, alimentato apertamente da presunti leader della politica odierna con prese di posizioni che hanno alla base l’intolleranza verso una o l’altra parte contrapposte. Nostra opinione (ma, come sempre, potremmo essere in errore…) è che le ideologie di riferimento siano soltanto dei pretesti e che lo scopo principale (temporaneo?) sia quello di provocare confusione, approfittando dell’indifferenza che ha sopraffatto la maggior parte della collettività nazionale verso tutto ciò che è etichettato come “politica” o “Governo” delle Istituzioni. L’allarme urlato “al lupo, al lupo” del (presunto) neofascismo serve (forse) per coprire i reali problemi che attraversano il Paese, problemi come quello del continuo flusso di migranti che si riversano in Italia passando dalla Sicilia? Potrebbe essere, non sappiamo, ma i conti non tornano e le trasversalità (anche se “coperte”) incominciano inevitabilmente ad affiorare. Quanto accaduto a Palermo potrebbe essere una prova tangibile: l’assalto a Massimo Ursino responsabile di Forza Nuova (come riporta l’agenzia Ansa) da parte di sei aggressori vestiti di nero e con il volto coperto, nella trafficata e centrale via Dante, intorno alle 19, coi negozi aperti e gente lungo il marciapiede, è stato chiaramente premeditato e programmato. Tanto premeditato che uno degli aggressori ha ripreso il pestaggio con il telefonino, come per offrire la “prova” di questa sconsiderata e vile azione a chi ne ha indirizzato il mandato. D’altra parte il comunicato di “rivendicazione” dell’aggressione parla chiaro:

“Chi afferma che esista una ‘minaccia fascista’, a Palermo come in tutta la Sicilia dovrà ricredersi: questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonché la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere sé stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico. I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo (…)”.

Fin troppo facile parlare di “responsabilità morale” di questa azione criminale da attribuire a chi sta in alto (la Boldrini? il Pd? altre forze di pseudo-sinistra?).

Tanti gli elementi sul tappeto sui quali si dovrebbe riflettere, primo fra tutti quello della location dell’aggressione: Palermo, capoluogo regionale della Sicilia! Non più attentati di mafia, ma “attentati” politici! Ma chi può credere a questo pseudo antifascismo che usa proprio le metodologie del fascismo che si vorrebbe condannare? Chi può credere ad azioni criminali “spontanee”, frutto di esagitati fanatici che vorrebbero essere applauditi come “salvatori della Patria”? Solo qualche ingenuo, forse. E poi (a proposito di riflessioni e analisi superficiali sulla “nota” di rivendicazione) c’è la sfida, il chiaro invito allo scontro: “…non sono in grado di difendere sé stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico…”! Chi potrebbe credere alla “buona fede spontanea” della squadraccia “antifascista”? Di “spontaneo” non c’è proprio nulla, a nostro avviso (ma come sempre….potremmo essere in errore). Nell’Anno Domini 2018, l’anno in cui si “celebra” il Sessantotto dovremmo andare a riguardare processi e inchieste su quelli che furono i gruppi contrapposti “ideologicamente” (Brigate Rosse e controparte) per ricordare come fossero pilotati e manipolati da forze occulte (servizi segreti nazionali e stranieri, eccetera) e domandarci chi c’è veramente in campo ora che intende riproporre condizioni di caos come quelle di cinquant’anni addietro.

La Sicilia, luogo ideale per le sperimentazioni delle nuove strategie del terrore “nostrano”? È possibile, se si sottovaluta quanto accaduto a Palermo: ma chi dovrebbe correre ai “ripari”? Il sindaco della città Leoluca Orlando o il presidente della Regione Nello Musumeci, o lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che Siciliano è?

L’episodio di Palermo – andrebbe sottolineato – segue una serie di scontri anche con le forze dell’ordine già verificatisi nel Continente, dove alla base c’è il ritornello dell’antifascismo contrapposto al ritornello dell’invadenza dei gruppi neofascisti: chi “pilota” gli uni e gli altri? In questo Paese nulla di “organizzato” nasce spontaneamente: è la “storia” dal dopoguerra ad oggi che lo ha dimostrato. E nulla nasce spontaneamente se non “alimentato” anche economicamente…

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