In Sicilia obbiettivi militari primari dei nemici USA

Di Salvo Barbagallo

Trattiamo argomenti che (a prima vista) sembra non interessino la maggior parte dei Siciliani, più specificatamente argomenti che riguardano l’eccessiva “presenza” (e di certo non richiesta) di installazioni militari fortemente attrezzate all’uso bellico che ormai da anni e anni (decenni…) gli Stati Uniti d’America mantengono (con costi elevatissimi) in Sicilia. Argomenti che, soprattutto, non sembrano interessare chi governa (ha governato e governerà) la regione che, per sua conformazione naturale, si ritrova in una posizione altamente strategica nell’area del bacino del Mediterraneo e, conseguentemente, anche oltre le sponde dell’ex Mare Nostrum.

Se già da anni e anni (da decenni…) si fronteggiano nelle acque del mediterraneo le Flotte militari di due leader mondiali – Stati Uniti d’America e Russia – e naviglio sparso (sempre militare) di chissà quanti altri Paesi; se già da anni in quest’area si fronteggia (abbiamo visto come) il problema migranti; mettendo un po’ da parte (ma fino a che punto) la questione “terrorismo”, ecco che ora si “affaccia” alla ribalta un’altra tematica, forse ancora più pericolosa: Una minaccia che viene da lontano, dalla Corea del Nord. Ipotesi fantasiosa quella di un “pericolo” che proviene da così lontano? Oseremmo dire di no, se teniamo nel debito conto  l’avvertimento che è giunto dalla Francia, dalle parole del ministro francese della Difesa, Florence Parly, pronunciate nel corso di un suo intervento rivolto ai militari e parlamentari transalpini all’Università estiva di Difesa a Tolone.

Florence Parly avrà avuto i suoi buoni motivi, probabilmente anche a seguito di relazioni dell’intelligence francese, se si è sbilanciata affermando che i missili nordcoreani potrebbero essere in grado di raggiungere l’Europa “prima del previsto” e che “lo scenario di una escalation verso un grande conflitto non può essere scartato: l’Europa rischia di essere alla portata dei missili di Kim Jong (…).

Una prospettiva futuristica, oppure un segnale determinato per mettere in guardia chi ha orecchie per sentire e capire? Non sappiamo, sicuramente vale la pena spenderci una o più riflessioni, se si registra anche una preoccupazione da parte di Vladimir Putin che dopo il summit dei Paesi Brics, concluso nei giorni scorsi a Xiamen nel sud-est della Cina, ha posto in evidenza che “C’è davvero qualcuno che pensa che solo per l’adozione di qualche sanzione, Pyongyang abbandonerà il percorso intrapreso per creare armi di distruzione di massa?”.

Ebbene, se è sicuramente giusto (e comprensibile) che questo tipo di “preoccupazione” debba essere appannaggio esclusivo dei “nostri” competenti organismi governativi (ministeri e ministri), riteniamo che debba essere altrettanto giusto (e comprensibile) che il cittadino “comune” si preoccupi dell’eccessiva e sempre crescente presenza militare statunitense in Sicilia, un territorio che appare come un “avamposto” per scenari bellici che magari vengono studiati a tavolino dalla Grande America a Stelle e Strisce, ma che finiscono con il trasformare l’Isola “occupata” in un bersaglio primario per chiunque sia in rotta di collisione con gli USA.

Se questo scenario può stare “bene” a chi governa la Sicilia (e ci dovremmo chiedere il “perché”), di certo non può stare bene ai pacifici cittadini Siciliani, che già in passato hanno detto “No” ai semoventi missili Cruise (sempre di marca USA) che scorazzavano nelle campagne dell’Isola.

Sigonella (con droni e tutto l’armamentario aereo armato fino ai denti), Niscemi (con il MUOS), Augusta (con le sue caverne che ospitano sottomarini nucleari armati con ordigni atomici, e con depositi di munizioni), e le altre basi sparsi sul territorio (note e ignote) hanno trasformato la Sicilia in un potenziale bersaglio (target, nel gergo militare).

E sappiamo bene che gli USA hanno tanti e tanti nemici. Questi “nemici” l’Italia li sta “condividendo” da anni con gli USA: oggi con il Trump del momento, ieri con Obama, e in precedenza con chi nel passato ha stretto “Trattati” il cui contenuto è ignoto ai più. Ma per avere “cosa” in cambio? E La Sicilia tace: è rimasto in silenzio (cioè senza dare spiegazioni) Rosario Crocetta, prima ancora Raffaele Lombardo (al cui governo si deve l’autorizzazione dell’installazione del MUOS a Niscemi), e prima ancora chi ha governato l’Isola. Ma per rimanere in silenzio, cosa hanno avuto in cambio?

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