MUOS: non “C’era una volta…”, c’è ancora!

di Salvo Barbagallo

 

L’oblio (difetto della memoria, vocabolario Treccani) ha molte connotazioni, soprattutto quando è forzato e non spontaneo: L’oblio inteso come processo naturale di perdita dei ricordi per attenuazione, modificazione o cancellazione delle tracce mnemoniche (Psiconline), nella pratica del quotidiano è assimilabile alla circostanza (per esempio) che di un argomento non si parli per un tempo prolungato, sino al punto che poi, conseguenzialmente, viene depennato dalla memoria attiva. Ciò, ovviamente, non significa che un argomento non esista. In fondo è come le antiche favole che iniziavano “… C’era una volta…” per raccontare cose che non avevano alcuna attinenza con un presente.

Questo (tortuoso?) giro di parole per cercare di riportare alla memoria del quotidiano vivere la (ir)risolta questione del MUOS di Niscemi, di quell’apparato satellitare installato (abusivamente? No di certo…) dagli Stati Uniti d’America in territorio siciliano, il cui uso “bellico” ai Siciliani non è noto e (probabilmente) è sconosciuto anche alla stessa ministra italiana Roberta Pinotti  e allo staff di generali che la circondano.

L’oblio di cui gode il MUOS, grazie ai mass media e alla “opinione” pubblica distratta da tanti eventi (per lo più tragici) permette una serena operatività ai militari venuti d’Oltre Oceano a gestire gli impianti.

D’altra parte nella stessa situazione si trovano tutte le installazioni straniere (solo degli USA) operative in Sicilia: c’è qualcuno (per esempio) che può dirci cosa fanno i droni Global Hawks e Predator a Stelle e Strisce di stanza stabile a Sigonella? Sicuramente non vanno a caccia dei barconi di migranti provenienti dalla Libia, il cui “percorso” marittimo verso le coste della Sicilia è noto da tempo.

Dunque, se non fosse per qualche giornale online “locale” (come Meridionews, o lo stesso No MUOS dei Comitati spontanei), del MUOS non si parlerebbe in alcun modo, essendo caduto (come detto) nell’oblio. Ed è proprio Meridionews che ieri ha ricordato che fra qualche mese (il 12 dicembre) prenderà il via il maxiprocesso, promosso dal Procuratore capo di Gela Fernando Asero,  contro 125 attivisti No Muos, accusati (udite, udite!) di aver “violato” la base militare statunitense di Contrada Ulmo a Niscemi, e di “violenza” nei confronti di pubblico ufficiale (di Polizia italiana!) nel corso di alcune manifestazioni di protesta.

Per questo inizio di processo tempi lunghi da quando sono accaduti i fatti contestati, quasi sicuramente accentuati per imbrigliare maggiormente nell’oblio l’argomento “Muos”. Alla fine il maxiprocesso potrebbe costituire un boomerang perché, quanto meno, potrebbe far diradare le nebbie e riportare il “caso” all’attenzione di autorevoli mass media.

Di certo la maggior parte degli italiani sconosce l’esistenza del Muos e cosa sia, e potrebbe facilmente scambiarlo per la “Mousse”, il prelibato dolce d’origine francese a base di panna e uovo con aggiunta di cioccolato e frutta (e variazioni…). Quindi occorrerebbe spiegare che c’è una grande differenza tra MUOS made in USA e MOUSSE made in Francia; bisognerebbe far comprendere alla gente che il MUOS (a differenza della MOUSSE) non si mangia, ma è uno strumento di guerra che “divora” chi gli sta contro (e forse chi gli sta vicino).

Il fatto che il MUOS sia in terra Siciliana? Anche questo fatto è caduto nell’oblio, grazie a chi ha governato e governa l’Italia, e grazie (soprattutto) a chi ha governato e governa la Sicilia che ha permesso l’installazione di una struttura militare con finalità bellica nell’Isola Sicilia.

I 125 attivisti NO MUOS che saranno alla sbarra dal prossimo 12 dicembre? Per loro la “sentenza” è già scritta e servirà d’esempio per quanti avranno intenzione ancora di protestare…

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