Attacco missilistico USA alla Siria: ritorsione “dovuta” o pretesto?

di Salvo Barbagallo

 

Se ne parlerà a lungo dell’attacco missilistico USA alla Siria, e le interpretazioni sicuramente saranno contrastanti: ritorsione “dovuta” per il presunto bombardamento al gas nervino, a causa del quale sono morti oltre ottanta civili, la maggior parte bambini e donne, oppure un “pretesto” per dare una svolta decisiva alla politica “bellica” statunitense in quel territorio martoriato? Sicuramente non ci saranno risposte esaurienti e documentate, né da una parte, né dall’altra. E sicuramente il lancio dei 59 missili “Tomahawk” dalle navi a stelle strisce che navigano (indisturbate) nel Mediterraneo, oggi 7 aprile del 2017 Anno Domini, una “svolta” la determineranno, e le ripercussioni potranno essere imprevedibili. L’attacco missilistico ha provocato “soltanto” cinque vittime, cinque soldati siriani in servizio nella base aeronautica di Shayrat, da dove Assad avrebbe fatto partire gli elicotteri che hanno lanciato il gas nervino sulle abitazioni civili della provincia di Iblid.

Si tratta della “prima” azione militare ordinata dal presidente Donald Trump, con la giustificazione Nessun bambino dovrebbe soffrire come hanno sofferto quelli siriani affermando anche che  il bombardamento americano in Siria è nel vitale interesse della sicurezza degli Stati Uniti, avendo. la Siria ignorato gli avvertimenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu (…)”.

L’opinione di Mosca/Putin, ovviamente, è di natura diversa: gli Usa avevano deciso di attaccare la Siria già prima della strage avvenuta tre giorni fa nella città di Khan Shaykhuna, per un presunto attacco con armi chimiche di cui sono accusate le forze armate di Damasco, dunque la strage è stata un “pretesto” per l’attacco missilistico preparato già in precedenza. Viktor Ozerov, presidente del comitato di Difesa e sicurezza del Parlamento russo, ha dichiarato apertamente che il lancio dei 59 missili può essere considerato come un atto di aggressione da parte degli Stati Uniti contro uno Stato dell’Onu. Dal canto suo Vladimir Putin rincara la dose: L’attacco americano sulla base militare siriana viola la legge internazionale. Washington ha compiuto un atto di aggressione contro uno Stato sovrano (…).

Comunque lo si voglia interpretare, la decisione di Donald Trump equivale a una “rappresaglia/avvertimento” a chi vuole (o deve?) intendere, e non una semplice azione di guerra. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha tenuto a sottolineare che “Questo passo di Washington danneggia in modo significativo i rapporti Usa-Russia, che già sono fragili (…) questo passo non ci avvicina alla meta finale nella lotta contro il terrorismo internazionale, ma piuttosto crea un serio ostacolo alla creazione di una coalizione internazionale contro di esso (…).

A questo punto è il caso di dire “chi vuole intendere, intenda…

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