Il nuovo Presidente USA e la continuità siciliana

di Luigi Asero

 

La notte si è da poco conclusa, una notte che ha visto parte del mondo seguire le elezioni presidenziali americane. Già fioccano i ricorsi, Trump si è portato avanti e il primo ricorso lo ha presentato ieri in Nevada. Ma non è questo ciò di cui vogliamo occuparci. 

Seguiamo ovviamente i risultati, certi che entrambi i candidati non siano adatti alla presidenza della prima Potenza mondiale, e forse potremmo essere in errore. In ogni caso è giusto che il popolo americano decida chi dovrà essere la sua guida. Come sarebbe giusto che ogni popolo decidesse per sé stesso.

Questa dovrebbe essere la lezione che gli USA dovrebbero imparare, non limitandosi soltanto a pontificare di “democrazia” per poi imporre i loro voleri a qualsiasi Stato di loro interesse.

Cosa cambia per la Sicilia? Tanto e nulla.

Certo, dei due candidati una sembra più propensa a perpetuare una situazione di scontro con la Russia, ma anche l’altro candidato (Trump) non pare poi essere un grande pacificatore. Così è la Sicilia che rischia di essere fra coloro che -chiunque vinca- ha comunque perso.

Nessuno dei due candidati, infatti, porrà fine all’occupazione militare permanente della nostra Isola. Diventata base militare di importanza strategica nello scacchiere mondiale e più precisamente nell’area Euro-Mediterranea.

Cosa dire e sperare? Il Muos (come avevamo più volte previsto) è stato comunque reso operativo (si dice “risolvendo i problemi con le autorità locali”). Ma come? A che prezzo? Risolvere i problemi con perizie di cui non si comprende la valenza scientifica non ci pare una soluzione. Ma tant’è. Scrivevamo che lo avrebbero comunque azionato e -inascoltati- oggi diciamo che avevamo ragione. Troppi gli intrecci che girano attorno alla nostra Isola, benedetta dal Creato e maledetta dal mondo che se ne disinteressa, al pari di buona parte dei suoi stessi isolani.

Chi sarà il nuovo presidente USA? E cosa importa a noi siciliani? Non ci cambierà comunque nulla…


*[ovviamente l’articolo è prettamente retorico, ci importa e ne parleremo]

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