Dacca: giovani, ricchi, istruiti e spietati assassini

di Salvo Barbagallo

C’è chi si è stupito nell’apprendere che fra i componenti del commando jihadista che ha trucidato venti persone a Dacca ci fossero giovani benestanti e istruiti, figli di persone per bene della società bengalese, e molti si chiedono come sia possibile che sia avvenuta in questi giovani una trasformazione talmente radicale da trasformarli in feroci carnefici. ter4eNoi sosteniamo che questo tipo di metamorfosi è possibile, che è già accaduto e che, probabilmente, accadrà ancora. C’è da aggiungere che per tentare di comprendere è necessario spogliare l’immagine del “terrorista” che agisce in nome di una religione, e guardarlo “a nudo”, senza “mantelli” che ne appannino la visione. Questi giovani che si sono resi protagonisti del massacro in Bangladesh sono soltanto dei miserabili assassini che hanno appagato, torturando e uccidendo con spietatezza, i loro istinti omicidi. La religione non ha nulla a che vedere nelle azioni di costoro, anche se da queste “azioni” delittuose ne trae un vantaggio (soprattutto a livello psicologico) il fantomatico Stato islamico che si vuole imporre con il terrore “globale”.

Il terrorismo è un’arma antica e i suoi effetti devastanti sono stati studiati a lungo. La difesa principale dal terrorismo jihadista (ma potremmo essere in errore) è quella di giudicarlo come strumento di “criminalità organizzata” e contrastarlo con i mezzi adeguati, in special modo con la prevenzione e con la dissuasione e cercando di comprendere in pieno da dove nasce, dal perché è nato e da chi è alimentato.

trama-terroreSe il terrorismo non è circoscritto a una specifica area, ma da una “precisa” area è stato generato per poi estendersi, come nel caso del cosiddetto Califfato jihadista, allora è indispensabile conoscere la “scintilla” che lo ha provocato e chi ha innescato il meccanismo della violenza sotto le spoglie e in nome di una religione. Il passato dovrebbe ricordare qualcosa ed essere da lezione, quando il terrorismo si presentava sotto il “nero” o il “rosso” rivoluzionario, Claire Sterling nel suo libro del 1980 dal titolo “La trama del terrore internazionale”, affermava “Il crimine paga se c’è connivenza”. In quegli anni venne dimostrato ampiamente che le “connivenze” esistevano ed erano quelle, fra l’altro, che alimentavano opposte ideologie che trovavano nella violenza il loro momento esaltante. Tanti giovani caddero in quella rete occulta, e diversi Paesi ne pagarono le conseguenze. Ora i mass media ci informano che nel commando che ha effettuato l’ultimo massacro, quello di Dacca, c’erano anche giovani giovani bengalesi di buona famiglia che frequentavano le scuole migliori e in alcuni casi avevano studiato all’estero. Perché meravigliarsi? Si sono dimenticati i nomi degli intellettuali che negli Anni di Piombo in Italia facevano parte delle rosse Br o dei neri Nar? Si sono dimenticate le stragi che insanguinarono il nostro Paese?

Come riporta il Corriere della Sera, a Dacca almeno tre degli attentatori “frequentavano costose scuole private e appartenevano a famiglie benestanti”. A riconoscerli sono stati proprio gli ex compagni di classe guardando le foto di propaganda pubblicate dallo Stato islamico. Hanno tutti tra i 21 e i 27 anni ed erano scomparsi da qualche mese. Nibras Islam, per esempio, era scomparso il 3 febbraio da Uttara. “Aveva studiato alla North South University di Dacca dopo aver frequentato la Turkish Hope School – si legge sul Corsera – poi aveva continuato gli studi in Malaysia, alla Monash University”. Stessa storia per Meer Saameh Mubasher che, tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, era scomparso dalla zona diplomatica di Gulshar dove viveva la famiglia. Anche lui studiava in una scuola privata di Dacca. La stessa che frequentava Rohan Imtiaz, il cui padre è un politico del partito Awami League al potere in Bangladesh…

La storia si ripete? Non lo crediamo, semmai c’è da ritenere che chi dirige il Califfato nero e chi lo spalleggia ha appreso la “lezione della destabilizzazione” ed ha allargato (o forse annullato) i confini operativi del terrore, avvalendosi per il reclutamento dei mezzi che la tecnologia mette a disposizione. A disposizione, soprattutto, di chi ha molto da spendere e molto da guadagnare dalla paura degli innocenti.

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