Italia d’oggi: tutti contro tutti nell’indifferenza generale

di Salvo Barbagallo

 

Interrogativo primario: perché c’è ancora chi si meraviglia che gli italiani non vanno a votare? Risposta primaria (di parte): perché il quadro che i governanti presentano al cittadino, ora come ora, appare come un buco nero all’interno di una costellazione che tende a esaurire il suo ciclo vitale. Non solo. La “diatriba” fra i poteri costituzionali dello Stato (Governo/Magistratura) quale ricaduta dovrebbe avere sulla valutazione soggettiva e collettiva? L’impressione generale che si ricava dagli ultimi avvenimenti, inevitabilmente, finisce con l’avere il segno negativo. Il cittadino non crede più d’essere degnamente rappresentato ma, anzi, in qualche caso prende esempio per i suoi comportamenti in senso negativo.

cos1C’è una Italia che si mostra come una palude avvolta nella nebbia, dove addentrarsi è rischioso: non c’è fiducia nei vertici “responsabili”, il loro operato viene considerato un’incognita. L’uno contraddice l’altro (Alfano/Renzi), per molti ritorna il fantasma di “Mani Pulite”, i più non si mostrano interessati e continuano per la loro strada, all’informazione vengono attribuite colpe che non ha, e ci si chiede come dare torto a Piercamillo Davigo quando sostiene in generale “Non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi. Rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto”.

cosPassano in seconda linea i veri problemi del Paese: la disoccupazione costante, l’assoluta mancanza di prospettiva per i giovani, la prospettiva di una ripresa economica reale. Il premier Matteo Renzi si appella spesso nei suoi variegati interventi alla Costituzione mentre contemporaneamente procede alla sua demolizione. I paradossi sono all’ordine del giorno nello stesso giorno (il 25 Aprile) in cui si fa appello alla “memoria”: il Paese non è più “diviso”, ma è più semplicemente “frantumato”, quasi avesse perso la sua identità.

In queste condizioni le riflessioni generiche e particolareggiate possono invadere la mente dell’individuo comune, che avverte come, nel tempo e con gradualità, vengono tolti i diritti ad un vivere civile.

Sì, è vero: non ci sono più punti di riferimento certi, per andare avanti occorre affidarsi all’improvvisazione e alla fortuna.

Matteo RenziRoberto Saviano in un’intervista a Sky Tg 24 ha affermato: “Non ho speranza verso le istituzioni, verso la politica o nei media. E non credo nella giustizia: in nome della giustizia vengono fatti i peggiori crimini. Credo invece nella bontà, parola oggi impronunciabile, e nel rapporto uno a uno”. Quelle di Saviano non sono solo i pensieri di uno scrittore, ma quelli dell’uomo comune, dell’uomo della strada.

Di paradossi è costellata la strada di questo “tempo italiano”.

Il Fatto Quotidiano ieri (25 Aprile) evidenzia che nel dibattito sulla consultazione che dovrebbe confermare la riforma della Costituzione si è aperto uno scontro fra i renziani e i partigiani dell’Anpi: per la prima volta il più grande partito di sinistra e l’associazione che tutela la memoria della Resistenza potrebbero trovarsi su parti opposte. Il premier Matteo Renzi tira avanti e non ascolta neanche l’opinione di cinquanta costituzionalisti che, con un loro documento, affermano “Siamo preoccupati che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le modalità del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonché della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare, in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione (…) Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma – ascritto ad una iniziativa del Governo – si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche (…)”.

Quale futuro attende gli italiani?

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