Quindi, se abbiamo capito bene, non è guerra…

di Luigi Asero

Per definire un concetto è essenziale che si comprenda la stessa lingua. Motivo per cui, per una volta, dismettiamo per un attimo i panni dell’informazione e assumiamo -per poche righe promesso- quelli dell’insegnante, costretti a supplire a un deficit culturale che in Italia e nel mondo si sconta con il sottosviluppo in ogni sua forma, anche quella dei Valori.

Definiamo il termine “guerra”.
Secondo l’enciclopedia online libera Wikipedia essa è:

Per guerra si intende un fenomeno collettivo che ha il suo tratto distintivo nella violenza armata posta in essere fra gruppi organizzati. Nel suo significato tradizionale la guerra è un conflitto fra stati sovrani o coalizioni per la risoluzione, di regola in ultima istanza, di una controversia internazionale più o meno direttamente motivata da veri o presunti (ma in ogni caso parziali) conflitti di interessi ideologici ed economici.

Per i sofisti non sarà una spiegazione esaustiva per cui cerchiamo di definire lo stesso termine usando l’enciclopedia online di Treccani.it che inizia così la definizione, apportando chiaramente poi tutta una serie di distinzioni, che potrete leggere a questo link. Intanto ecco a voi la definizione generale:

Fenomeno collettivo che ha il suo tratto distintivo nella violenza armata posta in essere fra gruppi organizzati.

Le trasformazioni cui è stata soggetta la g. tradizionale nel 20° sec. vanno portando a un profondo ripensamento di tutte le categorie con le quali tradizionalmente gli studiosi delle varie discipline hanno affrontato i temi della g., delle sue cause, della sua legittimità, del suo contesto, del suo rapporto con la politica e dei possibili modi per costruire la pace attraverso il diritto e le organizzazioni internazionali.

Ora andiamo ai recenti fatti. Da tempo ormai la Jihad condotta dagli estremisti islamici ha assunto i contorni di una guerra. Senza esclusione di colpi. senza riepilogare tutto ciò che è accaduto possiamo ricordare gli attacchi contro le chiese cristiane nel mondo, gli attentati di Parigi, l’azione condotta venerdì mattina in un hotel di Bamaku, l’aereo russo sul Sinai. Non basta? Allora ricordiamo che in risposta sono seguiti raid aerei russi e francesi e di chissà quante altre forze in campo, l’intensificazione dei controlli, e ora le recenti decisioni dell’Onu e dell’Unione Europea.

No, sappiamo bene che questa “guerra” è condotta da miliziani armati da armi che provengono dalle stesse nazioni che vanno a combattere. Lo abbiamo detto e scritto tante volte. Inascoltati. Ma questo non cambia di una virgola il fatto che di “guerra” si tratti, ad essere attaccate ambo i lati sono le popolazioni e la civiltà. E tante volte, altrettanto inascoltati, abbiamo detto e scritto che non è una guerra di religione, ma una guerra che con il pretesto della religione mette in campo ideali (ovviamente non condivisibili da parte nostra) che affascinano una parte della popolazione. Fino a portarla a un presunto sacrificio in nome di un Dio che certamente non condivide nulla di quanto sta accadendo in nome Suo.

L’Unione Europea ha deciso che il trattato di Schengen è sospeso di fatto. Controlli ai valichi già attivi e nel prossimo mese molto altro si farà. Perché saranno schedati tutti i cittadini che rientreranno negli Stati europei – anche se sono comunitari – e saranno inseriti in banca dati tutte le informazioni su chi viaggia in aereo, con l’archiviazione del Pnr (il codice passeggeri) per almeno un anno. Il consiglio dei ministri europei ha chiesto alla commissione di modificare l’articolo 7 e questo significa che ai confini esterni dell’Unione devono essere effettuati immediatamente controlli sistematici e coordinati, anche su cittadini europei che godono della libertà di movimento. Sarà registrato quindi il passaporto di chi va all’estero e poi rientra, come finora avveniva solo per gli extracomunitari. Una misura restrittiva, ancor più drastica nei confronti dei migranti “che dovranno essere tutti registrati e fotosegnalati”.

Nel Sis, il sistema informativo di Schengen, saranno inseriti tutti gli esiti delle investigazioni effettuate e i dati relativi ai «foreign fighters», cittadini che vanno a combattere oppure ad addestrarsi in Medio Oriente e poi rientrano in patria. Per il traffico di armi e sul tema del controllo del commercio di armi da fuoco il Consiglio accoglie positivamente le proposte presentate mercoledì dalla Commissione Ue e invita Frontex ed Europol ad assistere gli Stati membri che confinano con i Balcani occidentali.

Venerdì, anche l’Onu ha cambiato prospettiva. “Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante, conosciuto anche come Daesh costituisce una minaccia inedita e globale alla pace e alla sicurezza internazionali” e pertanto ha approvato all’unanimità una risoluzione che autorizza “tutte le misure” nella battaglia contro il sedicente Stato Islamico.

Le città sono paralizzate dal panico, gli allarmi si ripetono come un tam tam (spesso ingiustificati) e questo genera tensione e paura.
No, le guerre non si fanno più con le baionette e i fucili. Questa è una guerra. Chi vuol minimizzare, chi vuol far capire che tutto è normale o è alieno (nel senso di alienato mentalmente e non di essere proveniente dallo spazio) o è complice di un piano devastante che non vuol essere fermato. Oppure sbagliamo tutto noi e allora… se abbiamo capito bene, in un momento di lucidità, non è guerra.

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