Sicilia, un’isola che serve

lut4di Salvo Barbagallo

La Sicilia è un’isola che serve. A tanti.

La Sicilia è stata, è, e resterà costantemente al centro di interessi internazionali, pochi Siciliani lo sanno, la maggior parte dei Siciliani ignora cosa accade a casa loro, vinti dall’indifferenza e dall’apatia per mancanza di strumenti validi per contrapporsi alle malefatte di una classe di governanti che non cura il benessere della collettività. C’è una voglia generalizzata di essere “indipendenti” che non riesce a emergere, anche se una serie di micro organismi associativi opera (maldestramente) per rinverdire un sentimento atavico che cova sotto le ceneri delle speranze bruciate. Non si tratta soltanto del represso desiderio di riscatto, ma della necessità di reagire che stenta ad affiorare per la mancanza di una “guida” credibile che sappia indirizzare verso una concreta progettualità di vero “cambiamento” che smascheri il continuo “mutamento” trasformista.

lut2E’ un momento “interessante” quello che sta vivendo attualmente la Sicilia: potrebbe verificarsi nei Siciliani un imprevisto “risveglio” d’orgoglio che potrebbe trasformarsi in reale “pericolo” per coloro che vogliono mantenere l’Isola nelle condizioni in cui si trova da decenni. Un “risveglio” spontaneo sarebbe difficile da controllare, e la storia (dimenticata) ne ha dato prova, quando nel 1944 (Italia ancora in guerra, Sicilia occupata dagli angloamericani) esplose con oltre cinquecentomila iscritti la forza del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia. Per annullare quella spinta spontanea furono necessarie repressioni, intrighi, omicidi e una (pseudo) concessione forzata di Autonomia. Certo, i tempi sono diversi, ma il timore (o il terrore) di un possibile risveglio in chi segue per professione (analisti politici e militari) le vicende siciliane, il timore (o il terrore) c’è. A fronte di questo timore (o terrore) quanti (analisti politici e militari) stanno studiando l’attuale situazione siciliana? E quanti preventivamente stanno programmando un piano per contrastare (o favorire) una eventualità del genere? Sono interrogativi che in pochi (?) si pongono, mentre per molti (?) i “wargames” sono pane quotidiano professionale. Ecco perché, a nostro avviso, l’intervista che Edward Nicolae Luttwak ha rilasciato a Enrico Deaglio ( su “Venerdì” di Repubblica) risulta inquietante.

lut5Troppi elementi espressi da Luttwak nel contesto del colloquio con il giornalista fanno presupporre che l’esperto di politica internazionale e consulente strategico del Governo americano (e presunto uomo della CIA) abbia espressamente lanciato un sasso nello stagno: per smuovere le acque torbide, o con altra finalità? Siamo stati sempre convinti che nulla accade a caso, convinti anche che un personaggio come Luttwak non parli per semplice narcisismo, o tanto meno per fornire qualche elemento sul quale qualcuno possa soffermarsi a riflettere, o (ancora più superficialmente) per dare qualche indicazione di natura autobiografica. Su quest’ultimo aspetto (autobiografico), fra le righe dell’intervista a Deaglio, apprendiamo che il padre di Luttwak giunse a Bagheria nel 1943 a seguito (con quale ruolo?) delle truppe del generale Patton, per ritornarvi nel 1947 e intraprendervi attività commerciale. Bagheria – luogo dell’infanzia – è la cittadina dove attualmente Edward Luttwak risiede facendo la spola con gli Stati Uniti d’America. Queste “origini” del politologo già dovrebbero mostrare qualcosa. Cosa?

Sono alcuni flash nell’intervista che meritano attenzione. Luttwak afferma: “…io li ho vissuti i tempi dell’indipendentismo e del bandito Giuliano. Mio padre ci portava la domenica a prendere l’aria fresca a Montelepre…”. Edward Luttwak è nato ad Arad il 4 novembre del 1942: cosa ha vissuto dell’indipendentismo siciliano o di Giuliano? Ricordi? Forse il padre era addentro alle segrete cose?

lut3Elementi biografici a parte, è la risposta che Luttwak dà alla domanda di Deaglio riferita agli USA – “E adesso la Sicilia è ancora la portaerei del Mediterraneo?” – che non convince e che potrebbe far mettere in discussione la sua buona fede: “No. Finito. Gli Stati Uniti si sono disimpegnati dal Mediterraneo e dal Medio Oriente, gli interessi americani oggi sono in Asia. Si, certo, resta la base di Sigonella. Che poi non è così importante…”. Ma Luttwak chi vuol prendere per i fondelli?

Una buccia di banana, o un maldestro tentativo di disinformazione quest’ultima affermazione? No, forse qualcosa d’altro… Edward Luttwak non scivola su bucce di banane e se vuol fare disinformazione lo farebbe senza che qualcuno se ne potesse accorgere.

Analizziamo questa frase in alcune sue parti. “…Gli Stati Uniti si sono disimpegnati dal Mediterraneo e dal Medio Oriente…”: affermazione eclatantemente bugiarda e volutamente falsa. Perché? Di certo non per farsi dire che è ignorante: Luttwak ignorante non è! Allora?

“… Si, certo, resta la base di Sigonella. Che poi non è così importante…”. Stessa osservazione di prima: quanto afferma Luttwak è eclatantemente bugiardo e volutamente falso. Perché? L’importanza della Naval Air Station USA di Sigonella è nota in tutto il mondo: oltre a essere il più grande deposito di materiale bellico statunitense in questa parte del globo, e punta avanzata del sistema difensivo USA nel sud, ha in attività al suo interno i micidiali Global Hawk (i droni senza pilota fortemente armati), ha in allestimento a pochi passi, a Niscemi, il temibile MUOS (il più moderno sistema elettronico mondiale di controllo delle comunicazioni e altro), resta sempre la base di approvvigionamento della Sesta Flotta di stanza nel Mediterraneo dal dopoguerra ad oggi.

Ma Luttwak sa bene che la presenza USA non è circoscritta a Sigonella e Niscemi: c’è la base navale di Augusta dove i lavori segreti per allargare i depositi di armi (anche nucleari?) non finiscono mai, ci sono tante altre installazioni USA sparpagliate nei posti più impensati della Sicilia. Perché, dunque, Edward Luttwak sminuisce (apparentemente) presenza e interessi USA in Sicilia e, poi, suggerisce una possibile secessione dell’isola?

La Sicilia è un’isola che serve, che è indispensabile agli americani. Se Edward Nicolae Luttwak suggerisce qualcosa (a chi?) sicuramente non lo fa per proprio tornaconto. E’ un discorso che porta lontano, riflessioni che meritano ulteriori approfondimenti. Come lo stesso luogo dove risiede, Bagheria… Continueremo a trattare questo argomento.

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