Il “bianco che più bianco non si può” di casa nostra

di Vittorio Spada

Catania, è risaputo, è città “nera” non solo per il tasso di criminalità diffusa, ma soprattutto perché i suoi edifici, i suoi monumenti risentono dell’utilizzo della pietra lavica che, come è noto, è di colore scuro. Soltanto da qualche anno a questa parte diverse facciate ristrutturate di palazzi di via Etnea vengono portate a colore chiaro, non bianco, ma sul giallino. E’ già un notevole passo avanti: applicare il “bianco” è difficile. Altrettanto difficoltoso è dare un volto “nuovo” alla città, da troppo tempo ormai in stato di decadenza fisica (non solo degrado) e spesso morale. Il quartiere di Librino, nonostante la voglia di riscatto, lo dimostra, così come gli stupefacenti che circolano, nonostante l’assiduo e instancabile lavoro delle forze dell’ordine per contrastare trafficanti e spacciatori. La criminalità e, in special modo, la micro criminalità spesso ha il sopravvento. Come fare diventare di colore “bianco” – metaforicamente parlando – una città che si mostra l’opposto?

Difficile, dicevamo, però qualche esperto di comunicazione ha suggerito un’idea brillante al sindaco. Un’idea, in realtà, non tanto originale perché le molteplici emittenti televisive che invadono le case di tutti propinano quotidianamente, a ogni ora del giorno, tanta e tanta pubblicità sugli “smacchiatori” di qualsiasi genere (dalle stoviglie agli indumenti) con quello slogan penetrante “bianco, che più bianco non si può” che, alla fine l’esperto ne è rimasto condizionato.

Ed ecco l’idea dell’esperto di comunicazione: convocare giornalisti, fotografi e troupe televisive per un tour urbano per mostrare o dimostrare l’impegno nella lotta alla illegalità portato avanti dall’amministrazione comunale. Un comunicato informa che “Il sindaco di Catania seguirà personalmente alcune delle iniziative di controllo del territorio che saranno svolte dalla Polizia municipale in diverse zone della città”.

Ed ecco che i giornalisti, eccetera, vengono “ospitati” su un apposito autobus e, a quanto pare, tutti sono convinti che andranno al seguito delle forze dell’ordine nei quartieri a rischio del capoluogo, da Librino a San Cristoforo, a San Giorgio eccetera, e invece non è così, l’autobus riservato alla stampa si dirige verso piazza Europa, percorre il Lungomare, si raggiunge in passeggiata piazza Nettuno e il vicino solarium, si arriva sino ad Ognina. Un percorso costellato dalla presenza di decine di vigili urbani, carabinieri e poliziotti, tutti a seguire il sindaco Enzo Bianco che illustra e spiega il contrasto all’illegalità.

Stupore dei cittadini che normalmente frequentano questa parte del territorio urbano nel vedere l’incredibile spiegamento di tutori dell’ordine nella zona, che si sono domandati cosa stesse accadendo e, quando si sono resi conto della situazione, hanno commentato “ma che ci prendono per i fondelli?”. Interrogativo legittimo al quale nessuno ha potuto, o saputo o voluto dare risposta.

Noi sappiamo quanto sia alto il senso civico del sindaco Enzo Bianco, e sappiamo pure che non è uno sprovveduto: gli alti incarichi istituzionali che ha ricoperto (ministro dell’Interno, presidente del Copasir, fra i tanti) lo provano ampiamente. Allora, cosa è accaduto? Noi riteniamo che sia scivolato su una buccia di banana, che cioè abbia dato credito a qualche consulente della comunicazione che, probabilmente, dovrebbe cambiare mestiere. Nessuno, dicasi nessuno, potrebbe o dovrebbe ritenere un personaggio come Enzo Bianco – lo ripetiamo per sottolinearlo – un uomo sprovveduto e superficiale che vuole prendere in giro le migliaia e migliaia di cittadini che gli hanno dato fiducia e lo hanno portato a ricoprire ancora una volta la carica di sindaco di una città come Catania.

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