Di Franchi e di migranti

imagedi Luigi Asero

Lo abbiamo già sentito: la Francia da giovedì ha bloccato la frontiera a Ventimiglia fermando il transito di migranti che transitando dall’Italia hanno cercato di raggiungere il territorio francese. Agitazione e proteste dei migranti che hanno manifestato al grido di “we are not animals” (non siamo animali) e “we are human beings” (siamo esseri umani). La Francia e il suo popolo decide la “linea dura” contro i clandestini (se clandestino si può dire un essere umano in qualsiasi parte della Terra si trovi) e –ma questo non viene detto dai media nazionali– contro l’Italia che, a parer nostro, fa una ben magra figura a rimanere quasi inerme schiacciata tra il peso degli sbarchi e i diktat dei padroni d’Europa. Di quell’Europa unita solo per l’imposizione dell’austerity e di assurdi balzelli e inutili diktat burocratici.

Sì, sembra che nei prossimi giorni il premier/segretario/factotum Matteo Renzi debba incontrare i leaders di Francia e Regno Unito, Hollande e Cameron. Per discutere di cosa? Del problema e della quasi crisi diplomatica in atto? Ne dubitiamo, forse e più facilmente per ricevere nuove direttive. Come se l’avessero eletto loro, quelli d’Oltralpe, ma tanto, a ben pensare, nessuno l’aveva eletto. Non a caso la sede d’incontro sarà non una sede istituzionale ma Expo. I leader europei cioè verranno in Italia per rappresentare i loro Paesi, per proporre (politicamente) i loro prodotti e così, per non far fare brutta figura al Matteo nazionale nel frattempo gli dedicheranno anche qualche minuto, parlando di migranti e politiche d’accoglienza. A casa nostra però.

Un gruppo di migranti, regolarmente in possesso di biglietto ferroviario Nizza-Parigi è stato fermato e riaccompagnato in Italia, e qui nasce il caso diplomatico perché si trattava di un varco in area Schenghen e la gendarmeria francese (ricevendo sicuramente ordini superiori) ha disatteso gli accordi relativi trasportando forzatamente in Italia il gruppo intercettato.

Intanto la Croce Rossa prova ad affrontare l’emergenza con pasti, tende, wc chimici. Negli ultimi sette giorni, ha detto venerdì il prefetto Adolphe Colrat, nelle Alpi Marittime è stato fermato un numero record di migranti, 1.439, dei quali 1.097 sono stati rispediti in Italia.

Inutile dire che la polemica monta e ogni area politica esprime, in merito, un’opinione a sé stante.

A noi che viviamo in Sicilia, quella Sicilia che è “porta” d’Europa e nel Mediterraneo, da cui la maggior parte di quei migranti transitano giornalmente; che sopporta il maggior peso di questo flusso epocale con tutti i problemi correlati; quella Sicilia che ospita, fra gli altri insediamenti militari, quello di Sigonella usato proprio dai francesi (in capo Nicholas Sarkozy) per “provocare” in ambito Nato la crisi che ha portato all’attuale situazione libica e forse all’attuale degenerazione del sistema degli sbarchi, viene da pensare un momento. E ci chiediamo: ma se la Francia chiude le porte ai migranti e alla stessa Italia, perché si continua a parlare di Unione Europea?

Le sanzioni valgono soltanto per lo zar Putin? Non per chi provoca le crisi e poi non paga il conto?

Forse è così, speriamo che a comprenderlo siano anche gli italiani e gli europei di buona volontà. Quelli, quei fratelli, che non hanno ancora perso di vista il “bene comune”.

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