CARA di Mineo, chiacchiere da caffè

Cara-Mineo

Di Salvo Barbagallo

La delicata questione degli abusi e speculazioni perpetrati sul centro accoglienza migranti Cara di Mineo non sembra impressionare la collettività di Catania e dei centri urbani della provincia. E’ indubbiamente vero che gli scandali non scandalizzano ormai più di tanto, ma al fondo dell’apparente disinteresse da parte dei cittadini ci sono tante ragioni, prima fra le quali che la vicenda è stata data per “scontata”. Cosa significa? E’ il senso di assuefazione che ormai prevale quando vengono alla ribalta storie di malaffare come questa del Cara di Mineo: in poche parole, la gente si abitua a tutto e si finisce con il non provare alcuna sensazione di malessere, neanche quando si apprende che i protagonisti sono personaggi noti – politici, imprenditori, traffichini e faccendieri – che la collettività stessa rappresentano. Ovviamente, la rappresentano molto male. La storia del Cara di Mineo viene seguita con disincanto e, nel migliore dei casi, si trasforma in argomento di conversazione fra amici che esprimono, spesso e magari, opinioni contrapposte.

Così, come è capitato a noi casualmente può accadere a tutti di ascoltare (involontariamente) la conversazione di alcune persone sedute attorno al tavolino di un bar del centro storico del capoluogo etneo, con argomento il Cara di Mineo.

Una voce: “Stanno facendo un gran casino attorno a questi fatti, tutti che si meravigliano come se nessuno sapesse cosa stava accadendo, e come se la speculazione fosse limitata a Mineo. Qui è tutta una fogna…”.

Un’altra voce: “Certo, ma quando le cose capitano in Sicilia il discorso è tutto diverso: c’è la strumentalizzazione e tutto diventa un capitolo a sé stante. Un capitolo di malaffare siciliano!”.

La voce di prima: “No, questa volta la cosa è diversa, ci sono implicati tutti, a destra, al centro, a sinistra, e non sono solo personaggi locali: ci sono cosiddette autorità nazionali di mezzo…”.

Un altro seduto allo stesso tavolo: “E proprio per questo che tutto finirà in una bolla di sapone, sennò perché sarebbe dovuto intervenire Renzi in difesa del sottosegretario? Fra qualche giorno, qualche settimana al massimo tutto sarà dimenticato perché magari capiterà qualcosa di più grosso: l’Italia è fatta così, stiamo scoprendo l’acqua calda?” E di rimando l’altro: “Ma se qui, a Catania, a Palermo, lo sapevano e lo sanno tutti chi ci ha mangiato con i clandestini: cifre enormi si sono fatte e si sono divise, non perché appartengono a partiti diversi. Quando si tratta di guadagnare senza faticare sono d’accordo tutti: onorevoli, senatori, ministri, sindaci e chi più ne ha, più ne metta…”. L’altro: “Ma se parliamo di guadagni, i soldi se li fanno con tante cose, altro che voto di scambio. Se tu vuoi trovare un posto a tuo figlio o paghi in voti sonanti o in moneta sonante. Dicono che non ci sono posti di lavoro, ma intanto vedi quanta gente hanno sistemato! Alla faccia dei poveri disgraziati che sono costretti a vivere alle spalle dei padri o dei nonni…”.

La conversazione scivola su altri temi, e a noi viene in mente un articolo apparso sul quotidiano Huffington Post mercoledì scorso, dove si descrive quanto accade in Sicilia senza peli sulla lingua. Ecco le prime frasi dell’articolo: “Era il 2012 e il sottosegretario Castiglione fece in modo che la gara per il centro di Mineo fosse vinta dal soggetto che doveva vincerla…  dice il ras delle cooperative Salvatore Buzzi in un lungo verbale reso ai pm romani. E poi c’era un via vai da discoteca nelle solitamente impenetrabili mura del Viminale, quando bisognava decidere sul Cara di Mineo. Sindaci, spiccia faccende, segretari e sottosegretari, tutti insieme appassionatamente a disposizione dell’operativo Luca Odevaine, che faceva a sua volta da tramite per capi dipartimento e sottosegretari. Negli atti dell’inchiesta Mafia Capitale 2 le dinamiche e le intercettazioni telefoniche e ambientali relative a Mineo occupano molte centinaia di pagine (…) “.

La storia del Cara di Mineo è nota, anche se non si conosce il finale. Ma i personaggi implicati di origine etnea sono sereni: probabilmente sono “sereni” perché già conoscono il finale. Al cittadino comune restano le conversazioni da caffè, le sole dove possono esprimere il loro parere. Ma sempre con cautela, senza fare nomi e cognomi…

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