I paladini della legalità

pupi-sicilianiDi Salvo Barbagallo

Da nord a sud di questo stivale che si chiama Italia, gli scandali ormai da tempo non scandalizzano più nessuno, soprattutto non destano stupore. Ormai da tempo non è questione di “colore politico”, né di nomi importanti o meno importanti, e non questione di caduta di stile, ma soltanto di opportunismi e corruzioni che vengono a galla a macchia d’olio. Quanto verificatosi a Ischia è l’ultimo esempio: il sindaco Giuseppe Ferrandino e altre nove persone, fra le quali dirigenti delle cooperative cosiddette “colorate”, sono finite in manette per questioni di tangenti su appalti riguardanti la metanizzazione dei Comuni dell’isola. Dietro le sbarre, su disposizione del gip Amelia Primavera, ora si trovano il fratello del sindaco di Ischia, Massimo Ferrandino, il responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo CPL Concordia Francesco Simone, l’ex presidente Roberto Casari, il responsabile commerciale dell’area Tirreno Nicola Verrini, il responsabile del nord Africa Bruno Santorelli, il presidente del consiglio di amministrazione della CPL distribuzione Maurizio Rinaldi e l’imprenditore casertano Massimiliano D’Errico. Arresti domiciliari per il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Ischia Silvano Arcamone, mentre per Massimo Continati e Giorgio Montali, rispettivamente direttore amministrativo e consulente esterno della CPL è stata disposta la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza. Nomi illustri e non conosciuti dal cittadino comune, ma noti negli ambienti politici del PD, partito nel quale milita lo stesso Ferrandino. Negli atti dell’inchiesta appare anche il nome di Massimo D’Alema per via d’intercettazioni. Come informa l’ANSA, negli atti dell’inchiesta è evidenziato che i dirigenti della operativa avrebbero fatto “sistematico ricorso ad un modello organizzativo ispirato alla corruzione che li ha portati ad accordarsi non solo con i Sindaci, gli amministratori locali e i pubblici funzionari, ma anche con esponenti della criminalità organizzata casertana e con gli amministratori legali a tali ambienti criminali“.

Come dicevamo, siamo convinti che non si scandalizzerà nessuno per quest’ennesima corruzione, così come ora non si stupisce nessuno nell’apprendere che in questi illeciti possa esserci la mano della criminalità organizzata, come sostiene l’ipotesi accusatoria, che la cooperativa si sarebbe aggiudicata l’appalto con l’appoggio della fazione dei Casalesi guidata da Michele Zagaria; i subappalti sarebbero stati poi distribuiti alle ditte locali indicate dai boss. Il sindaco di Ischia veniva considerato un “paladino della legalità”. Da nord a sud (e viceversa) tutti coloro che si dicono “paladini” sicuramente lo sono. Fino a prova contraria, fino a quando non esplode un nuovo scandalo. Scandalo che dopo qualche giorno passerà in secondo, terzo, quarto piano sui mass media, per poi essere dimenticato. La cosa tragica è che nessuno dei protagonisti inquisiti – ovviamente fin quando può – lascia la poltrona dove è comodamente seduto.

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