Fascino d’Oriente e terrorismo

Di Salvo Barbagallo

Sui giovani occidentali l’Oriente (vicino, lontano, lontanissimo) ha suscitato, nel tempo, un particolare fascino: i problemi dei Paesi di queste aree (vicine, lontane, lontanissime) in momenti cruciali della storia sono stati fatti propri e quasi sempre in nome di una “pace” che lì non c’era, e contro chi (sempre in nome della “pace”) interveniva anche militarmente. Sono stati dimenticati i momenti in cui i giovani scendevano in piazza contro l’aggressività dell’Unione Sovietica o contro la guerrafondaia America (USA) che spandeva ferro e fuoco in Vietnam. Si sono dimenticati i momenti in cui nelle piazze si inneggiava a Ho Chi Minh oppure a Mao tse Tung e quasi si venerava il suo “Libretto rosso” e si esaltavano le sue famose nuotate. La globalizzazione ha cambiato tante cose, forse troppe e troppo in fretta, ma l’Oriente (vicino, lontano, lontanissimo) continua a mantenere un suo fascino. Di certo il “fenomeno” non è pari a quello di un passato archiviato, le “rivoluzioni” hanno perduto il loro carattere ideologico e si sono trasformate in “primavere”, ci sono ora gli sconvolgimenti che in nome di religioni portano stragi e teste mozzate in macabri rituali. Molti gli occidentali “volontari” che abbracciano la “causa” di un Califfato che non conoscono, ma che ha la capacità di attrarre ingenui ed esaltati. Ecco perché ci sono cellule jihadiste che in Europa come in altre parti del mondo scoprono un bacino ricco di pesci dal quale attingere a piene mani.

Non deve stupire che questi jihadisti operano pure i Italia, così come si deve apprezzare il lavoro che gli organismi preposti alla sicurezza del Paese compiono in silenzio, con risultati che raramente vengono resi pubblici. C’è da rallegrarsi alla notizia che una cellula di estremisti islamici che operava tra l’Italia e i Balcani sia stata smantellata dall’Antiterrorismo della polizia, al termine di una lunga indagine. La cellula era impegnata al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie dell’Isis. Per smantellare questa cellula sono stati necessari due anni d’indagini condotte dalla Digos di Brescia con il concorso delle questure di Torino, Como e Massa Carrara, da uomini dell’Antiterrorismo, della questura di Brescia e del Servizio di cooperazione internazionale di Polizia che stanno ancora operando anche in Albania, nella zona di Tirana. Quante altre “cellule di reclutamento” e quante altre cellule di potenziali terroristi sono stanziate in Italia? L’interrogativo è senza risposta e questo è uno dei motivi dello stato di massima allerta in vigore nel Paese.

In una situazione simile, e facendo riferimento al passato (anche a quello degli Anni di piombo) c’è da riflettere sulle “diversità” che animano i giovani che si avviano su questa strada senza ritorno: se in precedenza era la “pace” a infervorare gli animi, ora è la “guerra”, è l’orrore nudo e crudo delle azioni che vengono compiute,  ad attrarre decine di giovani. Deformazione e degenerazione dei sentimenti, o reazione (comunque ingiustificata e ingiustificabile) alle assurdità quotidiane del cosiddetto mondo civile?

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