Cause ed effetti: questi sconosciuti!

putinDi Guido Di Stefano

 

   Vi furono i tempi (non troppo lontani) in cui si dissertava di “cause ed effetti”, di “azioni e reazioni” , della conoscenza della verità come coscienza di tutte le cause determinanti un fatto e di tutti gli effetti conseguenti ad detto fatto.

   Erano i tempi in cui ancora si disquisiva su “paradossi” (che poi paradossi non sono) del tipo: “Il battito d’ali di una farfalla nell’emisfero boreale, produrrà i suoi effetti  nell’emisfero australe”. Magari non ci crederete ma i grandi di oltrealtantico, in certo qual modo, lo dimostrarono: con i satelliti seguirono un’onda (che chiameremo) “vibrazionale”  da  nord-Altlantico (sua culla) fino all’Antardide; inosservata ed innocua incrociò navigli ed umani finchè in Antartide “incontrò” un neonato iceberg e lo sbriciolò.

   Altri tempi veramente: certi strapoteri “invisibili” non avevano  abbracciato del tutto (o globalizzato) con i loro tentacoli il pianeta  e la vera informazione sopravviveva in molte “lande”.

   Si sa, però: ogni bel gioco dura poco. Qualcuno ha cominciato a tirare i fili diversamente e quelli che da sempre si definiscono i “buoni” dell’umanità hanno iniziato ad eliminare l’analisi delle cause di morti e tragedie, trastullandosi con le umane emozioni delle commemorazioni  e con i rituali delle dovute accuse ai  soliti noti. Evitare ogni pur minimo riferimento a qualsiasi evento pregresso che possa sporcare la loro  luminosa maschera di bontà e che possa essere di freno ai loro irrefrenati sogni di ricchezza e di potere: questa è la direttiva applicata da tutti i grandi che non saranno mai grandi. Lo racconta anche la storia: non bastano denaro (o banche) ed arroganza per creare grandi capi: la grandezza è “in primis”  interiore.

   Proprio non ammetteranno mai che tante guerre stragi e massacri inducono ad inquadrarli come elementi scatenanti o forse anche come correi:  per comportamenti omissivi ed inizialmente complici, sembra avere detto pubblicamente Putin,che certamente dispone di buoni ed integri archivi e che con questa sua dichiarazione ha stupito il mondo.

   Limitiamoci ad alcuni cenni.

   La prima guerra mondiale scoppiò in un momento di parossismo coloniale (grandi colonizzatori i buoni): in Europa tra gli altri vide insieme Regno Unito, Francia, Italia, Stati Uniti e (inizialmente) la Russia zarista contro gli imperi centrali. Milioni di morti: lezione caduta nel vuoto. I vincitori, principalmente Francia e Regno Unito, si premurarono ad umiliare e ad annichilire  gli sconfitti imperi centrali, riservando una massiccia dose di umiliazioni  anche alla vincitrice alleata Italia (che forse aveva dato tra i maggiori contributi di vite) a favore di qualcuno che poco o nulla aveva dato alla vittoria.

   La seconda guerra mondiale affonda le sue radici nella prima e nei “diktat” conseguenti ad essa. Si aggiunga il comportamento perennemente ostile verso l’Italia fascista e quello omissivo (e forse inizialmente complice) verso la Germania nazista. Spinsero l’Italia nell’abbraccio nazista e (stranamente) solo dopo capirono il pericolo e strinsero l’alleanza con la Polonia per “fermare” Hitler. Avete mai visto qualcuno dei bronzei passerellisti  stracciarsi le vesti per i circa sessanta milioni di morti (troppi i civili tra loro) causati dalla guerra? Avete mai sentito parlare dei duecentotrentamila morti civili (donne, vecchi e bambini) di Dresda (città senza militari e senza postazioni militari) causati dai buoni alleati in una sola  (in)gloriosa nottata di bombardamenti? I nostri buoni si ricordano di Hiroshima e Nagasaki? Non sarà che i buoni sanno colpire solo se si trovano in posizione di indubbio vantaggio? E dei Siciliani con i vestiti neri per lutto parentale fucilati come camicie nere?

   Boh, forse stiamo fantasticando.

   In ogni caso  fatti attuali sembrano indicare che i “registi”, chiunque siano, programmano ed agiscono secondo i vecchi schemi coloniali: vedono gli “scontri” (ora come allora) come una gigantesca partita a scacchi: regole ferree, mosse pre-determinabili, spazi di manovra vincolati, il tutto eventualmente peggiorato con l’impiego di quell’arma di massa che sono le sanzioni. Grave miopia la loro: nell’epoca della globalizzazione molto violenta e poco elastica, in cui loro (che bramano assurgere al rango di signori del mondo) vogliono imbrigliare tutta l’umanità, non hanno capito che i vecchi schemi  e leggi della scacchiera non valgono: le guerre non coinvolgono solo gli eserciti ma anche gruppi-gruppuscoli-singoli praticamente invisibili sulla scacchiera  ma in ogni caso pericolosi, determinati, imprevedibili  e sfuggenti.

    Forse i “signori” dell’arroganza si illudono di poterli controllare “in extremis” con il denaro. Ne dubitiamo:  può sempre e meglio comprare chi possiede  le risorse naturali  e non chi le sfrutta “pro tempore” o chi si limita a stampare fogliettini colorati. E dovrebbero magari capire che con i loro goffi tentativi di turbativa commerciale rischiano di ricacciarci indietro ai tempi della guerra del Vietnam, quando parecchi paesi optarono per l’equidistanza onde avvantaggiarsi ad est e ad ovest.

   Sembra proprio che noi occidentali  in genere ed europei e mediterranei in particolare siamo proprio messi male: le tenebre della menzogna ci avvolgono  mentre si moltiplicano i pastori prezzolati, pronti a  condurci al baratro.

    Chissà forse induciamo alla fantapolitica; ma lasciatelo dire: troviamo veramente “gagliarde” certe esternazioni di Putin!

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