Berlusconi de-caduto: dov’è la notizia “nuova”?

giunta_immunitaDi Salvo Barbagallo

 

La decisione della Giunta per le Immunità del Senato che ha votato “sì” alla decadenza per Silvio Berlusconi ha fatto già il giro del mondo: era un fatto scontato, non avrebbe dovuto fare “notizia”, eppure ha fatto “notizia” e di primo piano su tutti i mass media internazionali. C’è da chiedersi come qualcuno abbia potuto immaginare una decisione diversa da quella che è stata presa e su quali basi l’abbia potuta ipotizzare. Una decisione dopo sei ore di discussione, quasi tutte  a porte chiuse che ha prodotto quindici sì (di Pd, Sc e M5S) per la decadenza e otto no (di Pdl, Lega e Gal) contrari. Il presidente della giunta del Senato Dario Stefano, al termine della seduta, ha affermato che “La relazione scritta recante le motivazioni della decisione sarà sottoposta alla giunta nella prossima seduta onde poter essere presentata al Senato entro il previsto termine di venti giorni dall’adozione della decisione“.

Duro il commento del presidente dei senatori del Pdl Renato Schifani: “Peggio del previsto. Il copione era stato già scritto e se ne conosceva la trama, ma si è andati oltre ogni limite di tollerabilità“, che ha sottolineato anche che l’attacco di Vito Crimi a Silvio Berlusconi via Facebook, mentre era in corso la riunione della giunta, doveva “inficiare” la decisione della stessa e per questa motivo ha chiesto al presidente del Senato, Pietro Grasso, e al presidente della giunta, Dario Stefano, “la immediata sospensione dei lavori” dell’organo parlamentare. Ma per Dario Stefano “Non era un motivo sufficiente per sospendere la seduta“. La parola passa ora all’Aula di Palazzo Madama che dovrà ratificare la proposta di decadenza da senatore di Berlusconi espressa a maggioranza dalla giunta.

Gli avvocati di Berlusconi (Franco Coppi, Niccolò Ghedini,  e Pietro Longo) non hanno partecipato alla riunione, dichiarando che “Non vi è possibilità alcuna di difesa, né vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione”. I legali di Berlusconi hanno evidenziato che “Violando i principi del giusto processo e della irretroattività della legge penale si è creato un gravissimo precedente che mina profondamente la storia democratica del Paese e lo stato di diritto“.

Tanta la fretta di mettere la parola “fine” alla vicenda “Berlusconi”, è l’opinione dei legali del Cavaliere.  Tanta era la fretta che non si è voluto né investire la Giunta per il regolamento, né inviare gli atti alla Corte Costituzionale, né alla Corte di Lussemburgo, né attendere la decisione del ricorso a Strasburgo. Vi era evidentemente il timore che altri organismi potessero emanare statuizioni che modificassero la decisione già assunta.

Anche la fretta, tutto sommato, era comprensibile: c’era sempre il timore di un possibile e imprevisto “colpo di coda”.

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