Siria, USA & soci: a un passo dalla guerra

Obama-KerryDi Salvo Barbagallo

Anche se i fatti di Siria ancora non coprono le prime pagine dei giornali, non significa che la situazione non sia grave: si è, infatti, a un passo da una guerra le cui conseguenze possono essere catastrofiche. Nonostante la sicurezza che esprimono gli Stati Uniti d’America e la Gran Bretagna sull’orribile questione dell’uso di gas nervino contro la popolazione inerme, colpiti centinaia di bambini, attribuita ad Assad, la vicenda, ovviamente, resta controversa. Difficile trovare le prove che concretamente possano attribuire una responsabilità senza ombra di dubbi.

Lo scenario che si presenta sin da ora è terrificante: in queste ore viene valutato un attacco lampo di pochi giorni contro Damasco a base di pioggia di missili. Missili che per quanto “intelligenti” nel colpire obbiettivi prefissati, potranno portare morte e distruzione indiscriminata fra i civili più di quanto lo stesso Assad abbia potuto fare. Evidentemente il gioco vale la candela, ma non ci va di condividere il concetto che tutto ciò viene portato avanti perché l’uso (e qualcuno di certo lo ha ordinato) del gas nervino sta scuotendo le coscienze dell’umanità. Richiamare il concetto di “umanità” non solo ci appare ipocrita, ma pretestuoso: quanti bambini muoiono ogni giorno nelle moltissime guerre dimenticate che si stanno svolgendo nel mondo sotto gli occhi di tutti? Quante coscienze si ribellano contro le fabbriche della morte, contro quell’industria bellica che produce miliardi, che senza guerre sarebbe destinata ad esaurirsi? Mettere in campo la “coscienza” del singolo o dell’umanità in queste circostanze è pura vigliaccheria.

Siamo a un passo da una guerra che sicuramente può cambiare i destini della stessa Umanità.

Abbiamo descritto in altre occasioni quanto sta accadendo in Siria. C’è chi sostiene che in quello Stato si stia combattendo la “prima guerra mondiale locale perché vi sono coinvolte le massime potenze planetarie e regionali”. Infatti, a dare man forte ai ribelli contro il regime di Bashar al-Assad ci stanno Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e Francia, fronteggiati da Russia e Cina. Anti Assad sono pure Turchia, Arabia Saudita, Qatar, a favore Iran e Hezbollah libanesi. Una situazione incandescente sempre sull’orlo di una deflagrazione, alla fine poco controllabile dagli stessi soggetti coinvolti. Quali interessi muovono grandi e piccole potenze a intervenire su questo scenario? Non certo spirito umanitario, ma sicuramente sfide fra potenze che vogliono espandere o consolidare la loro area d’influenza. Semplicisticamente si può dire che è in atto una destrutturazione socio-geopolitica dove lo scontro fra i protagonisti è strumentale. Il rischio maggiore è che da una “guerra mondiale locale” si possa passare ad una “guerra mondiale mediorientale”, dove a tirare le fila sono sempre gli interessi delle grandi (e piccole) potenze. E poi basterà poco  per scatenare una nuova guerra mondiale. Si illude chi ritiene ancora che dalla “primavera araba” potranno “germogliare cento rose democratiche”. La destabilizzazione, quale che sia il finale e come si è potuto notare dagli sconvolgimenti già avvenuti, porterà soltanto a una redistribuzione del potere a favore di nuovi leader che creeranno nuove alleanze o rafforzeranno quelle esistenti, a seconda di come si chiuderà il conflitto. I “vincitori” saranno sempre gli stessi, in prima persona o in delega.

Ora si sta sostenendo che Obama non ha ancora preso alcuna decisione. Gli Stati Uniti continuano infatti le consultazioni con gli alleati e avrebbero abbandonato le speranze di ottenere un’autorizzazione all’azione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dato il certo veto della Russia. Proprio il Dipartimento di Stato comunica di aver rinviato il previsto incontro fra diplomatici americani e russi in programma a L’Aia in seguito “alle consultazioni in corso per trovare una risposta appropriata” all’attacco del 21 agosto in Siria. Il dispiegamento delle forze navali USA non va verso questa direzione, ma appare come la preparazione ad un attacco imminente. Come dicevamo, questione di ore o di giorni.

Il rinviato incontro in programma a L’Aia tra i diplomatici di Stati Uniti e Russia, puntava a discutere il progetto di una conferenza di pace per porre fine alla guerra civile in Siria: anche questo un forte segnale negativo. Mosca avverte sulle conseguenze “estremamente gravi” che avrebbe un eventuale intervento militare in Siria. Ma forse non è più tempo di avvertimenti.

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One Thought to “Siria, USA & soci: a un passo dalla guerra”

  1. Non si può dialogare con i dittatori, se no! che dittatori sono? Come, non si può esportare la democrazia, a chi vuole la (sharia)

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