Sicilia, turismo in “Zona di guerra”. Dalle grandi crociere ai migranti.

cimitero inglese CataniaAl sindaco di Catania Enzo Bianco è andata male la giornata del rilancio del turismo, con la presenza di dodicimila stranieri sbarcati da tre grandi navi da crociera. La giornata che doveva essere di festa è stata funestata dal ritrovamento sulla sabbia della Playa di sei cadaveri di migranti. Uno sbarco di clandestini che si è trasformato in tragedia, all’alba. Le vittime del mare facevano parte di un gruppo di oltre un centinaio di migranti che erano a bordo di un piccolo motopeschereccio che si è arenato a poca distanza dalla costa, a 15 metri dalla riva. Probabilmente i sei extracomunitari hanno cercato di raggiungere la spiaggia a piedi ritenendo il fondale basso, ma in quel punto (come in altri) delle acque della Playa il fondo marino presenta profondi avvallamenti, noti alla maggior parte dei bagnanti. Secondo gli investigatori, i sei hanno tentato di raggiungere la battigia per darsi alla fuga. Gli altri migranti, più fortunati, sono stati trasportati nella sede portuale dalle forze dell’ordine e dagli uomini della Guardia Costiera per i soccorsi immediati e per la loro identificazione mentre sbarcavano dalle navi da crociera i turisti: un bianco e nero, allegria e dolore non certo occultabili. Per ore i sommozzatori dei vigili del fuoco sono stati al lavoro nel tratto di mare antistante il lungomare della Plaia, controllando lo scafo del peschereccio e cercando eventuali altre vittime rimaste sott’acqua.

Probabilmente i dodicimila e passa turisti che hanno invaso il capoluogo etneo non si sono resi conto della tragedia che si era consumata a poche centinaia di metri delle lussuose e accoglienti grandi navi che li ospitano nella crociera nel Mediterraneo: quelli che non sono rimasti a Catania hanno avuto la possibilità di raggiungere l’Etna o Taormina con i pullman in attesa, grazie a tour già predisposti.

Probabilmente i dodicimila e passa turisti (fra i quali sicuramente molti americani) nulla conoscono delle violente proteste contro il MUOS che si sta realizzando a Niscemi.

Probabilmente i dodicimila e passa turisti (fra i quali sicuramente molti americani) nulla conoscono della pericolosa base militare USA a pochi chilometri da Catania, e non sanno che sopra le loro teste possano volare i droni (che magari li fotografano e li schedano).

La parola d’ordine è il rilancio del turismo, ma ancora nessuno ha pensato di proporre “itinerari di guerra” con tour guidati nelle svariate installazioni militari esistenti in tutti i punti della Sicilia, da Sigonella a Trapani: il turismo potrebbe avere un forte impulso, a settant’anni dall’operazione “Husky”, quando gli angloamericani dettero il via alla conquista dell’Europa, nella seconda guerra mondiale.

Nessuno ancora ha pensato di proporre i “tour della memoria” nei cimiteri di guerra di Catania e Siracusa (inglesi) o di Agira (canadese), o di Motta S. Anastasia (tedesco).

A guastare le feste ci stanno i cadaveri degli extracomunitari che, con cadenza precisa, si ritrovano sui litorali della Sicilia, ma per i governi nazionale e regionale il problema non si pone.

Salvo Barbagallo

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