L'Etna diventerà patrimonio mondiale dell'Unesco?

Restiamo ancora una volta sconcertati e perplessi da come in Sicilia chi amministra la “cosa pubblica” possa impunemente tenere atteggiamenti tipici della schizofrenia.

Un articolo pubblicato sulla rivista online “Siti” sui siti Unesco recita testualmente: “L’Etna è stato ufficialmente inserito nella Lista propositiva, tentative list, dei siti naturalistici per il Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La candidatura, da tempo lanciata dal Parco dell’Etna e sostenuta con forza dal Ministero dell’Ambiente e dall’IUCN (l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), è stata iscritta dalla Delegazione permanente italiana presso l’Unesco il 26 gennaio scorso. Della tentative list fanno parte quei siti che gli Stati proponenti ritengono di eccezionale valore universale e quindi adatti per il successivo inserimento nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, la World Heritage List dell’Unesco.

Come si legge nella scheda del sito ufficiale dell’Unesco, ecco le motivazioni di eccezionale valore universale alla base dell’inserimento dell’Etna nella lista propositiva:

L’Etna è più alto vulcano attivo d’Europa, uno dei più grandi e attivi in tutto il mondo e offre diverse bocche che comprendono una vasta gamma di caratteristiche vulcaniche di facile accesso da parte dei visitatori e dei ricercatori; l’Etna ha eruttato molte volte nella storia umana, la sua intensa e persistente attività vulcanica è alla base di miti, leggende e osservazione naturalistica sin dai tempi classici. Di conseguenza, l’Etna è stato conosciuto, studiato e visitato da innumerevoli studiosi e turisti da tutto il mondo; l’Etna è riconosciuto a livello mondiale sulla base della sua notorietà, importanza scientifica, il valore culturale ed educativo, fenomeni naturali superlativi ed eccezionale importanza estetica come simbolo del sito di origine vulcanica; l’Etna è stato, ed è tuttora, un importante centro di ricerca internazionale con una lunga storia di influenza sulla vulcanologia, la geologia e la geomorfologia. L’Etna è dunque un esempio unico di laboratorio naturale scientifico terrestre su aree vulcaniche per lo studio del processo di colonizzazione su superfici nuove di piante e animali della regione biogeografia sia europea, che mediterranea“.

Leggendo questa stessa motivazione sembrerebbe che il nostro caro vulcano (a muntagna) non abbia mai avuto bisogno d’essere “presentato” per ricevere il riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità”, ma in realtà il motivo c’è ed è sottilmente valido.

Facciamo un passo indietro nel tempo. La prima volta che si pensò all’istituzione di un Parco dell’Etna, fu intorno agli Anni ’60, quando cominciò ad affermarsi, fra gli appassionati dell’Etna, la necessità di tutelare la natura dall’invasione del turismo di massa portato dalla diffusione dell’auto. Mentre nel mondo i Parchi naturalistici si moltiplicavano da noi la nascita del parco fu avversata meschinamente per ragioni di tornaconto personale che è lungo stare a rivangare. Si discusse fino agli Anni ‘80, quando la Regione Siciliana istituì tre Parchi Regionali e fra questi quello dell’Etna con la legge n. 98 del maggio 1981. Ovviamente per arrivare però alla reale costituzione del Parco dell’Etna e per organizzare la spartizione dei fondi e del serbatoio di voti occorse attendere ancora altri sei anni ed arrivare al marzo 1987. Seguì poi nel corso dello stesso anno la costituzione dell’Ente Parco dell’Etna con sede a Nicolosi, presso l’antico monastero di San Nicolò alla rena.

Ma oggi, alla vigilia di questo importantissimo riconoscimento, in quali condizioni si presenta “l’organizzazione pubblica della ricezione turistica responsabile dell’Etna”? Da sempre non si è riusciti a far fare il salto di qualità dal turismo mordi e fuggi ad un turismo più stanziale.

Durante i recenti Mondiali di Sci-alpinismo l’evento è stato seppellito sotto la rabbia e la vergogna per le strade di accesso prima bloccate dalla neve e poi blindate dai lampeggianti. La responsabilità della viabilità è di competenza della Provincia regionale di Catania, che ha fallito totalmente il servizio per il quale però fa pagare le tasse. L’esilarante assessore Rotella, non solo non ha pagato per gli errori commessi, ma non s’è neanche dimesso.

Quando l’Etna sarà “Patrimonio dell’Umanità” cambierà qualcosa in termini di servizi, sicurezza, integrità conservata per i fruitori abituali dell’Etna? Cioè per gli amanti dell’ultimo parossismo, del trekking in quota, del mountain-bikers, e per gli sciatori escursionisti e gli sci-alpinisti, i fotografi naturalisti, insomma per tutti coloro che a qualunque titolo usano frequentare l’Etna?

Speriamo di si, perché altrimenti sarà solo l’ennesima presa in giro.

«Il Parco dell’Etna con il Corpo Forestale ha finito di censire le micro discariche abusive all’interno del territorio protetto. La fotografia aggiornata a dicembre 2011 è di circa 270 siti, in cui per molti di questi si tratta di rifiuti pericolosi (lastre di eternit in disfacimento, gomme d’auto usate) in zone spesso frequentate da sportivi in bici e a cavallo.»

«Il Parco dell’Etna – è l’Ente che ha promosso la candidatura a sito Unesco – però non ha un solo guardaparco, perché anche se nel regolamento è scritto e il concorso è stato aperto, nel 1993, dopo il blocco da parte della Regione Siciliana, è stato definitivamente annullato. Perché l’assessorato al Territorio e Ambiente non ha garantito i soldi. Che è in sostanza la stessa madre che ha voluto la nascita dell’istituzione del Parco. Chi vigila, dunque? Solo il Corpo Forestale, con 6 distaccamenti e sulla carta circa 35 uomini per un territorio di 59.000 ettari, in cui ce ne vorrebbero almeno un centinaio.» (cfr. Sergio Mangiameli, 14 aprile 2012, in WWW.ctzen.it)

Servizi, sicurezza, integrità conservata, sono garantiti ai cittadini?

Cartelli stradali asportati lungo i tornanti della SP 92: disperati della nuova crisi economica; e per questo motivo non si possono che prevedere numeri in aumento. Non è raro arrivare sull’Etna lasciare la macchina e proseguire a piedi, armati di macchina fotografica, treppiedi e binocolo per un’escursione unica al mondo, e poi, quando si fa ritorno, trovare la macchina aperta e magari senza le quattro ruote.

Aldilà dei proclami politici basati sulla sabbia, alcuni uomini stanno conducendo una battaglia che sicuramente vedrà i suoi frutti. L’associazione di volontariato ambientale Piuma Bianca e il presidente dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato stanno collaborando con entusiasmo per la formazione di persone adatte a fare servizio a cavallo.

Molto è stato fatto da uomini di buona volontà per portare il censimento delle micro discariche all’attenzione del Prefetto. E’ stata denunciata la situazione, si è preso atto di emergenza ambiente, di rischio salute, di necessità di intervento coinvolgendo le forze associative coordinate dalle istituzioni, perché un ambiente protetto senza un’adeguata vigilanza non è sostenibile.

Non mancano i volontari da impegnare per raggiungere un obiettivo che avrebbe formidabili ricadute per il territorio in termini di immagine, di promozione e di fruizione turistica, di crescita economica.

L’idea di un percorso comune tra istituzioni e società civile era stata di recente rilanciata dal Parco, da Legambiente, dalla Sovrintendenza di Catania, dall’Azienda Foreste e dalla Fondazione Unesco Sicilia in un incontro organizzato nell’ambito della manifestazione “Salvalarte Sicilia”.

L’iter sarà ancora certamente lungo e complesso, ma non sarà certo merito dei politici siciliani se si riuscirà ad evitare di essere svergognati nel mondo per come gestiremo questo “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

Corrado Rubino

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