Guerra del gas: l’Italia ha ambizioni egemoniche

Le belle speranze e la secca realtà animano la politica energetica italiana. Nella giornata di martedì, 13 Marzo, l’autorevole agenzia Reuters ha diffuso la notizia secondo la quale la compagnia Snam Rete Gas avrebbe approvato un aumento degli investimenti pari a 6,7 Miliardi di Euro per il periodo dal 2012 al 2015.

Un ritocco al rialzo rispetto alle quote stanziate in precedenza – 6,4 Milioni di euro dal 2012 al 2014 – che, sempre secondo la Reuters, permetteranno a Snam Rete Gas di modernizzare il sistema infrastrutturale italiano e, sopratutto, di imporsi nel mercato europeo come il primo gestore internazionale dei gasdotti del Vecchio Continente.

Un primo passo in tale direzione è stato già effettuato in Gennaio mediante la firma di un accordo con la compagnia belga Fluxys per la realizzazione del corridoio europeo nord-sud: un fascio di gasdotti, gestiti da una sola regia, che, se effettivamente realizzato, come confermato da una nota della Société Générale, porrebbe Snam Rete Gas tra gli enti leader nel settore nel mercato europeo.

“L’alleanza con la Fluxys è il primo passo per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud – ha dichiarato il Capo di Snam Rete Gas, Carlo Malacarne – un progetto che consacrerà l’Italia a Paese leader nel trasporto del gas in Europa”.

La rottura coi britannici e la dipendenza dai russi

Seppur ambiziosi, i piani di Snam Rete Gas rischiano di restare irrealizzati a causa di due fattori di non poco conto: la burocrazia del Belpaese, e la politica imperiale della Russia monopolista.

Per quanto riguarda il primo dei due elementi, esemplare è quanto accaduto lo scorso martedì, 6 Marzo, quando la società britannica BG ha dichiarato il congelamento dei lavori per la costruzione del rigassificatore di Brindisi: un’infrastruttura, costata 250 Milioni di euro, necessaria per soddisfare il 10% del fabbisogno italiano, ma ancora bloccata dal 2001.

“Le autorità locali si sono opposte al progetto: è impensabile che una multinazionale si veda un progetto lasciato in stand-by per undici anni. A tutto c’è un limite – ha dichiarato al Sole 24 Ore il Capo delle sede inglese della BG, Luca Manzella – Per noi, il progetto non rappresenta più alcuna priorità, e la Casa Madre britannica ha deciso di rivedere ogni ulteriore investimento futuro per via della lentezza amministrativa che vige in Italia”.

Oltre alla farraginosa burocrazia, che potrebbe compromettere sia la stipula di nuovi contratti che il riconoscimento di concessioni per il restauro dei gasdotti italiani, a contrastare le ambizioni continentali di Snam Rete Gas è la concorrenza del Monopolista russo, Gazprom.

Sostenuto dalla politica imperiale del Cremlino, che mira al mantenimento dell’egemonia energetica russa sul Vecchio Continente – e che è apertamente sostenuta dal neo-rieletto Presidente, Vladimir Putin – Mosca ha iniziato una campagna acquisti dei gasdotti di diversi Paesi europei, ai quali, in cambio, ha concesso sconti sulla bolletta del gas.

Finora, Gazprom è riuscito a ottenere la gestione di condutture in Francia, Germania, Slovenia, Austria e Slovacchia e, de facto, controlla l’itinerario infrastrutturale con cui il gas viene distribuito a più di mezza Europa, tra cui all’Italia.

Non potendo contare sulla quantità di oro blu importata né delle forniture algerine, né dai rigassificatori di Panegaglia e di Rovigo, la nostra penisola dipende fortemente dal gas di Mosca, che dalla Russia arriva al passo del Tarvisio dopo essere transitato proprio attraverso i gasdotti slovacchi, sloveni e austriaci – e, prima ancora, per quelli ucraini: che presto Kyev, politicamente isolata dall’Occidente per via delle repressioni politiche perpetrate dal suo Presidente, Viktor Janukovych, potrebbe essere costretta a cedere al Cremlino.

Questa possente presenza dei russi nel mercato del Vecchio Continente non solo rende impossibili i sogni di predominio di Snam Rete Gas nel controllo dei gasdotti europei, ma mette a rischio l’indipendenza politica dell’Unione Europea – sempre più ridotta al rango di colonia energetica di Mosca – e pone a serio repentaglio la sicurezza nazionale di tutti i Paesi dell’UE: con l’Italia sempre in primo luogo.

Matteo Cazzulani

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