Nuovi equilibri nella guerra del gas – Prima parte

Con questo articolo, inizia la sua collaborazione con la Voce dell’Isola, Matteo Cazzulani giornalista esperto di Europa dell’Est ed autore del libro “La Rivoluzione Arancione” dedicato alla vicenda ucraina. I suoi articoli ci aiuteranno a seguire meglio le dinamiche dell’energia e dei poteri che dietro queste dinamiche si nascondono, forse anche perché i mass media tradizionali sono sensibili alle sponsorizzazioni delle società energetiche… (Marco Di Salvo) 

Per allentare la dipendenza dalla Russia, la Moldova vara contratti con l’Azerbajdhan, l’Ucraina ripara su Turchia e carbone, e la Polonia punta su nucleare, rigassificatori, e politica energetica comune UE. La presenza del Cremlino nel Vecchio Continente garantita da Germania e Francia

Una mappa energetica dell’Europa del tutto diversa da quella finora concepita. Questa è la possibile conseguenza provocata dall’offensiva del monopolista russo, Gazprom, da cui quasi la totalità dei Paesi del Vecchio Continente dipende per l’importazione di gas: sopratutto nella sua parte centro-orientale.

Nella giornata di lunedì, 16 Gennaio, il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat, ha dichiarato l’intenzione di guardare al Caspio per diversificare le forniture di oro blu, varando contratti con i Paesi del gruppo AGRI: Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria. Come riportato in Parlamento, Filat già si è accordato a riguardo con il Presidente azero, Il’kham Alijev, lo scorso 30 Settembre, durante summit del Partenariato Orientale UE di Varsavia. A breve, è in programma un nuovo incontro a Baku, che potrebbe rendere Chisinau meno dipendente da Gazprom: ad oggi, la Moldova importa dal monopolista russo l’89% del proprio fabbisogno di gas.

Simile condizione, ma maggiormente complicata, quella dell’Ucraina. Il Ministro dell’Energia, Jurij Bojko, ha illustrato l’intenzione di ridurre al minimo le importazioni di gas dalla Russia, e cercare alternative in nuovi accordi con la Turchia e nel ritorno al carbone. A tale, drastica ipotesi, Kyiv è arrivata in seguito alla pressione che Mosca sta attuando per ottenere la gestione del sistema infrastrutturale ucraino: snodo di primaria importanza per l’invio di gas agli acquirenti dell’Europa Occidentale.

In cambio dei gasdotti dell’Ucraina, il Cremlino da un lato ha promesso uno sconto sull’oro blu venduto al colosso ucraino, Naftohaz, dall’altro ha minacciato Kyiv – ed anche Chisinau – con la costruzione del Southstream: conduttura sottomarina – compartecipata da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia e Slovenia – progettata per rifornire direttamente Balcani ed Italia, bypassando Paesi politicamente invisi alla Russia.

Tra essi, oltre ad Ucraina, Moldova e Romania, vi è la Polonia: Stato altrettanto dipendente da Mosca. Quest’ultima, non potendo ripiegare al carbone per non infrangere i vincoli imposti all’UE dal Protocollo di Kyoto, ed in attesa di avviare l’estrazione di gas shale – oro blu di bassissima profondità, presente in cospicue quantità in territorio polacco, ma estraibile solo da apparecchiature di fabbricazione americana – ha puntato su nucleare, rigassificatori, ed Europa.

Negli ultimi mesi, Varsavia ha progettato l’installazione di quattro reattori, implementato – grazie a fondi UE – la costruzione del terminale di Swinoujscie, in Pomerania, per la ricezione di gas liquido proveniente da Qatar, Norvegia ed Irak, e sostenuto, durante la presidenza di turno dell’Unione Europea, gli sforzi della Commissione Barroso per una politica energetica comune del Vecchio Continente.

Tra i progetti perseguiti in tale ambito rientrano la costruzione del Nabucco – risposta europea al Southstream: un gasdotto sul fondale del Mediterraneo progettato per accedere direttamente ai giacimenti di oro blu in centro Asia senza transitare per il territorio russo – l’allargamento della Comunità Energetica Europea a Moldova ed Ucraina, ed il varo di una legge per unificare e liberalizzare i gasdotti dei Paesi del Vecchio Continente.

Tale provvedimento, noto come Terzo Pacchetto Energetico, già ha consentito ad Estonia e Lituania di estromettere Gazprom dalla gestione dei propri sistemi infrastrutturali energetici: per gli enti in possesso dei gasdotti di Tallinn e Vilna – controllati dal monopolista russo – è stata decisa la rinazionalizzazione e l’immediata reprivatizzazione secondo parametri europei a soggetti indipendenti.

La Russia ha gli avvocati che più contano

Nel quadro finora tratteggiato, che muterebbe non di poco gli equilibri geopolitici nel Vecchio Continente, la Russia non è affatto condannata ad un ruolo di subalternità. Da tempo, il Cremlino ha consolidato il legame con le principali compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Occidentale con contratti meno onerosi ma maggiormente duraturi, ed ha progettato l’ampliamento della portata del Nordstream: progetto fotocopia del Southstream – compartecipato da Gazprom, e dalle compagnie tedesche, francese ed olandese E.On, Suez-Gaz de France e Gasunie – realizzato sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi UE come Polonia e Stati Baltici.

Mosca può contare sull’asse Francia-Germania: alleati di ferro alla guida dell’UE, che finora hanno garantito gli interessi della Russia nel Vecchio Continente in maniera nemmeno troppo velata. Parigi si è presentata come avvocato della politica energetica di Gazprom, cercando in tutti i modi di ottenere il riconoscimento dello status di “progetto di interesse europeo” per il Nordstream – finora non accordato dalla Commissione Europea.

Berlino ha accettato l’aumento della presenza del monopolista russo nelle proprie compagnie energetiche nazionali – VNG, E.On e BASF – ed aperto ad opzioni contrattuali che consentono la gestione di gasdotti e giacimenti tedeschi da parte di Mosca: seppur in pieno disaccordo con le normative UE. Di pari passo, il Bundestag ha promosso una raccolta firme bipartisan per ricorrere alla Corte Europea contro l’installazione delle centrali nucleari in Polonia.

Inoltre, su esplicita richiesta del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha chiesto la revisione dei vincoli del Terzo Pacchetto Energetico per permettere il controllo delle infrastrutture del Vecchio Continente anche ad enti di Paesi extra-UE – come, appunto, Gazprom.

Matteo Cazzulani

(tratto da La Voce Arancione – http://matteocazzulani.wordpress.com/)

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