Il baricentro del potere è orientato a favore della comunità bancaria

Al tempo del sogno europeo la crisi di tanti è il miglior affare per pochi

Per lo Stato italiano il 2012 si apre con la così detta manovra “Salva Italia” che ha l’obiettivo primario di garantire il pareggio di bilancio nel 2013. Questo, a detta dei tecnici e di buona parte della classe politica, consentirà allo Stato di presentarsi alle trattative europee con una maggiore credibilità e quindi potere contrattuale. In Europa, invece, si discute di un nuovo Trattato che dia al sistema economico e politico quella attendibilità necessaria per stabilizzare i mercati finanziari, risultato che i singoli Stati, unilateralmente, non possono certo ottenere.

Tra le norme in discussione da inserire nel nuovo Trattato, oltre a quella del pareggio di bilancio in Costituzione, vi è quella dell’obbligo di mantenere il rapporto tra debito e Pil al di sotto del 60%. Per i Paesi come l’Italia che hanno un rapporto al di sopra di tale soglia, circa il 120% , significa dover ridurre il proprio debito di 1/20 l’anno (secondo ciò di cui si discute al momento). Ciò implica che gli Stati membri dovranno comunque ridurre il proprio ruolo all’interno dell’economia nazionale e sovranazionale.

Diverso, invece, sarà il ruolo che il sistema bancario europeo giocherà nei prossimi mesi come conseguenza dei due maxi prestiti illimitati da parte della Bce a favore degli istituti bancari privati, in cambio di strumenti collaterali detenuti in bilancio. Il primo è già avvenuto con una erogazione di circa 490 miliardi di euro, il secondo avverrà a febbraio di quest’anno e l’importo sarà probabilmente maggiore.

Questo aspetto è decisamente interessante sotto diversi punti di vista: gli Stati membri sono essi stessi azionisti sottoscrittori della Bce e la Bce presta agli istituti bancari privati all’1% nella speranza che gli stessi investano in titoli del debito europeo (attualmente quelli italiani hanno un rendimento pari al 6.8%). In questo quadro, da aggiungere all’ottimo profitto ottenuto con il minimo sforzo, c’è anche il potere che viene concesso ai vari Istituti di credito nelle trattative con gli Stati europei, considerato che nel 2012 dovranno rinegoziare nei mercati finanziari più di 1.300 miliardi di euro, di cui circa 400 appartengono all’Italia.

Sicuramente però, non è per questo che il decreto “salva Italia” prevede una norma che pone lo Stato italiano come il garante “illimitato” per le nuove emissioni obbligazionarie delle banche italiane, le quali nel 2012 dovranno rimborsare obbligazioni per più di 100 miliardi di euro.

Paradossalmente, come detto da vari economisti,la Comunitàeuropea, e quindi i suoi Stati membri, sono i garanti ultimi di questo sistema senza avere, però, alcun garante alle spalle, e pagano fior di miliardi di interessi affinché ciò si verifichi. È importante non sottovalutare, inoltre, che quando si parla di Stato, si parla di persone e di popolazione.

Come è facile intuire, il baricentro del potere è orientato a favore della comunità bancaria, la quale, ovviamente, deve perseguire una logica di profitto che non può coincidere con una logica d’interesse pubblico, a differenza degli Stati; e la crisi di oggi ne è un esempio.

Se è vero che nei mercati finanziari la credibilità di un sistema è elemento necessario per raggiungere la stabilità, tanto da stringere in una morsa la popolazione da tempo in crisi, quello che mi chiedo è: come può un sistema che si nutre di se stesso riuscire ad essere credibile? Perché i maxi prestiti alle Banche non sono stati fatti prima che Grecia, Irlanda, eccetera eccettera, crollassero?

Michele Cannavò

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