L’Italia dopo Tremonti e Berlusconi: è un giorno nuovo, ma sarà migliore?

Dodici novembre 2011, secondo la piazza, secondo i social network, secondo il tam tam radiotelevisivo è l’alba di un giorno nuovo. Un’era, con le dimissioni del governo Berlusconi, è finita. Qualcuno parla addirittura di Terza Repubblica. Inizia un periodo di transizione, affidato a un tecnico di provate stima e fiducia. Mario Monti.

Di certo non mancherà a molti, forse moltissimi, la presidenza dell’on. Berlusconi, né ci mancherà la politica di promesse del nulla che hanno caratterizzato la legislatura. Più ancora non ci mancherà l’eco di parole che fino a pochi mesi fa, negando l’evidenza di una tragedia sotto gli occhi di tutti, gli faceva dire che in Italia “non c’è crisi”, fino a spingersi pochissimi giorni fa con i mercati impazziti e un carico di interessi passivi enorme da pagare per i prossimi venti anni.

L’Italia, insieme al mondo, saluta Silvio Berlusconi senza rammarico perché non si può perdonare che le beghe interne alla sua conflittuale maggioranza ne abbiano ingessato il tessuto economico, produttivo e sociale. I tagli operati alle risorse, senza alcun criterio, partendo dalle forze dell’ordine per arrivare alla sanità, dalla scuola al precariato, a tante altre situazioni, montagne di promesse mai realizzate e soprattutto mai realizzabili.

Ed è qui che ci si chiede allora dove fosse quel popolo però, che tutto unanime festeggia una liberazione che in verità non è suo merito, ma tragicamente merito dei mercati. Della speculazione. Di quegli stessi ambienti cioè che guadagnano proprio se il “sistema” non funziona. Perché soltanto così hanno potuto prestare all’Italia, come a Grecia e Spagna, ingenti quantità di denaro da restituire con un tasso d’interesse non più sopportabile dalla crescita “quasi zero” italiana.

Allora mi chiedo, ci chiediamo… gioire di cosa? Gioire di un uomo che lascia il suo posto, che ha amplificato il dissesto. Per chi? Per cosa? Al suo posto sappiamo già chi verrà.

Per carità, lungi da noi fare processi alle intenzioni. Ma certo qualcosa non torna. Lo abbiamo quasi anticipato con un accurato dossier già nel giugno 2010. Si fiutava aria di complotto internazionale. Oggi nelle piazze si sente profumo di spumante, di gioia e allegria. Ma noi invece, dall’umidità delle nostre stanze, continuiamo a fiutare quel lezzo nauseabondo di complotto.

Non contro Silvio Berlusconi. Ma contro l’Italia e il popolo italiano. Ed è qualcosa che parte da lontano, da molto lontano. Nei luoghi e nel tempo. Non è certo un’operazione arrivata oggi giusto per punire una barzelletta di troppo.

Di Goldman Sachs ne hanno già parlato (in questi ultimi giorni) altre fonti di stampa e non ci sembra utile riprendere concetti già espressi. Ma certo il dubbio viene. Intanto perché non si è chiesto all’ormai ex Governo di andar via tout court. Ma di approvare prima la Legge di Stabilità. Un modo per regalare il merito del pareggio di bilancio (sulla carta e basta) a Tremonti? Tanta gentilezza ci par fuori luogo. Allora proviamo a pensare in maniera più cattiva.

Lo spread sale oltre i 500 punti, panico. Cos’è lo spread? Molti non lo sanno, neanche fra gli onorevoli che votano, ma si dice che se alto è una brutta cosa. Sul panico si lavora meglio. Sul panico generato dal declassamento degli istituti di Rating, dallo spread che avanza, dai titoli in Borsa che precipitano, dalle minacce di commissariamento. Tutto è panico. Certo qualcuno parla di default. Ma quale forza politica ha il coraggio di dire “ammettiamo il nostro fallimento e amen”? Nessuna.

Ecco allora che la scure della macelleria sociale si deve abbattere. Ed è meglio che la mannaia la muova il Governo uscente. Quello che ha fatto i danni. Così il nuovo Governo, quello tecnico, quello dei buoni e belli, non ne avrà colpa. Poi certo, probabilmente quella Legge di Stabilità non sarà comunque sufficiente. Si dovrà correggere con altre manovre lacrime e basta. Perché il sangue il popolo lo ha già versato tutto con le manovre precedenti.

Inizia una nuova era. Forse già da lunedì potrebbe il neo Senatore a vita Mario Monti presiedere un nuovo Governo. Quello che traghetterà l’Italia fuori dalla crisi, semmai sarà così. Tutto da capire, infatti, se nel corso del traghettamento non si varcheranno i confini per finire in acque straniere.

Dopo Tremonti e Berlusconi è un nuovo giorno. Non sappiamo se sarà un giorno migliore.

È solo, appunto, un nuovo giorno.

 

Luigi Asero

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One Thought to “L’Italia dopo Tremonti e Berlusconi: è un giorno nuovo, ma sarà migliore?”

  1. Temevo di essere un pesce fuor d’acqua a non gioire, ad essere ipercritica, ma io il puzzo, non solo di complotto, ma di tragico prosieguo della nostra storia lo sento. Chiedo anche io cosa pensano che cambierà, nei prossimi giorni, appena Monti sarà insediato, è previsto l’arrivo in italia deli avvoltoi francesi e tedeschi, e in più per riprendere le parole di Concita De Gregorio, avremo si un governo tecnico ma formato da ottantenni o giù di lì, quindi ancora la riproposizione dei Grandi Vecchi.

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