Vince la Lega, lItalia ha sempre meno Sud

All’inizio dell’autunno è un must, il rapporto Svimez. Ma ogni anno diventa sempre più doloroso. E i dati di questa fine settembre disegnano uno scenario pieno di ombre per il Mezzogiorno d’Italia con qualche, fievolissima, luce.

Qualche numero, per cominciare

Nel 2010 il Pil e’ aumentato nel Mezzogiorno dello 0,2%, in decisa controtendenza rispetto al -4,5% del 2009, ma distante di un punto e mezzo percentuale dalla performance del Centro-Nord (+1,7%). Non va meglio nel medio periodo: negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010, il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal +3,5% del Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree. Dei 533mila posti di lavoro persi in Italia tra il 2008 e il 2010, ben 281mila sono nel Mezzogiorno. Nel Sud dunque, pur essendo presenti meno del 30% degli occupati italiani, si concentra il 60% delle perdite di lavoro determinate dalla crisi. Incide in questa area, più che altrove, il calo fortissimo dell’occupazione industriale (-120mila addetti, che vuol dire quasi il 15% di calo, che diviene il 20% in Campania). Il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) e’ giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (nel 2009 era del 33,3%): praticamente al Sud lavora meno di un giovane su tre. Situazione drammatica per le giovani donne, ferme nel 2010, al 23,3%, 25 punti in meno rispetto al Nord del Paese (56,5%). Inoltre, la zona grigia del mercato del lavoro continua ad ampliarsi per effetto in particolare dei disoccupati impliciti, di coloro cioè che non hanno effettuato azioni di ricerca nei sei mesi precedenti l’indagine. Considerando questa componente, il tasso di disoccupazione effettivo nel Centro-Nord supererebbe la soglia del 10% (ufficiale: 6,4) e al Sud raddoppierebbe, passando nel 2010 dal 13,4% al 25,3% (era stimato nel 23,9% nel 2009). Dopo una riduzione di 110mila unita’ nel 2008, nel 2009 gli inattivi in eta’ lavorativa sono cresciuti di 329mila unita’ nel 2009 e di 136mila nel 2010. Tra il 2003 e il 2010 gli inattivi in eta’ da lavoro sono cresciuti nel Sud di oltre 750 mila unita’.

Il risveglio dell’agricoltura

Nel Sud cresce la domanda di lavoro in agricoltura (+2%), dopo la forte flessione del 2009 (-5,8%), con un forte boom in Calabria e Abruzzo, superiore al 10%. In calo l’industria, che segna -5,5%. Ma questo pare non interessare i giovani meridionali che preferiscono andar via dal Sud: dal 2000 al 2009 sono partiti in 583mila, verso Roma, Milano, Bologna e verso l’estero. In cerca di una miglior sorte, di lavoro e di vita. Ancora qualche altra considerazione contenuta nel rapporto: le donne del Sud fanno meno figli che nel Nord, i giovani partono, restano i vecchi e “nell’arco di quarant’anni il Sud si trasformerà in un’area spopolata”. Nel 2050 gli under 30 al Sud passeranno dagli attuali 7 milioni a meno di 5, mentre nel Centro-Nord saranno sopra gli 11 milioni. Un’area a rischio tsunami demografico, in cui nel 2050 gli over 75 cresceranno di dieci punti percentuali.

Ricomincia la grande fuga

A fronte di questi dati, che fare? Si va via. Nel solo 2009 sono partiti del Mezzogiorno in direzione del Centro-Nord circa 109 mila abitanti. Riguardo alla provenienza, in testa per partenze la Campania, con una partenza su tre (33.800); 23.700 provengono dalla Sicilia, 19.600 dalla Puglia, 14,200 dalla Calabria. In direzione opposta, da Nord a Sud, 67mila persone. La regione preferita per il Mezzogiorno resta la Lombardia, che ha attratto nel 2009 quasi un migrante su quattro, seguita dalla Lombardia. Dal 2000 al 2009 583 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno.

Da pendolari ad emigranti

Una caratteristica degli ultimi anni era stata quella del cosiddetto pendolarismo di lungo raggio. Bene, pare essere finito anche quello. La crisi del 2008-2009 ha colpito anche i pendolari meridionali, che hanno iniziato a non partire più in massa per il Centro-Nord. Nel 2010 i pendolari di lungo raggio da Sud a Nord sono stati 134mila, di cui 121mila diretti al Centro-Nord e oltre 13mila all’estero. Nel biennio 2008-2010, per effetto della crisi, i pendolari di lungo raggio si sono ridotti del 22,7%, in valori assoluti circa 40mila in meno del 2008. Pur diminuendo in valori assoluti, è cresciuta però la componente laureata: dal 2004 sono stati il 6% in più del totale, a testimonianza dell’incapacità dell’area di assorbire manodopera qualificata. In totale, nel 2009, oltre il 54% aveva un titolo di studio medio-alto. I laureati emigrano soprattutto da Molise(27,8% del totale), Abruzzo (26,6%) e Puglia (24,8%). La maggior parte lavora nel settore industriale (56%).

Il libro dei sogni

Questi dati certificano, qualora che ne fosse ancora bisogno, quanto serva un nuovo progetto Paese per il Sud, per puntare sui settori più innovativi, come la geotermia, le altre rinnovabili e le filiere territoriali logistiche. Per rilanciare il Mezzogiorno e il Paese è più che mai urgente la realizzazione di grandi infrastrutture di trasporti: la Svimez prova proporre a chi tiene in mano le redini del paese un bilancio possibile di queste infrastrutture e stima un costo di 60,7 miliardi di euro, di cui 18 miliardi gia’ disponibili e 42,3 da reperire, da dedicare al potenziamento dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria e della Statale “Jonica”; la realizzazione di nuove tratte interne alla Sicilia; l’estensione dell’Alta Capacita’ (se non dell’Alta Velocita’) nel tratto ferroviario Salerno-Reggio Calabria-Palermo-Catania; il nuovo asse ferroviario Napoli- Bari; infine, il Ponte sullo Stretto. Ma bisognerà vedere se dalle parti di Gemonio, dove dimora la tribù di Bossi Seduto, ci sarà qualcuno interessato. Anche perché, se continua così (nei prossimi venti anni, dice lo Svimez, il Mezzogiorno perderà quasi un giovane su quattro, nel Centro-Nord oltre un giovane su cinque sarà straniero), il “rischio” è che tra pochi anni Milano possa essere definita la “Catania del nord”…

28/09/2011 – Marco Di Salvo

 

 

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