Parti per Roma con l’Intercity? No, il treno non c’è, corsa soppressa

di Salvo Barbagallo

Oggi, 8 dicembre ore 8,05, Stazione Centrale di Catania: un gruppo di persone guarda un po’ perplessa il monitor che segnala il viavai dei treni. C’è anche qualcuno innervosito: per entrare in stazione ha dovuto esibire il Green pass e anche se i poliziotti (quattro, uno maestoso e alto, gli altri di media statura) si mostrano più che gentili, si preoccupa che la procedura possa fargli perdere il treno.

Il treno…

Il gruppo di persone, quasi tutti giovani, attendono l’Intercity 722 proveniente da Siracusa e diretto alla Stazione Termini di Roma che viene segnalato con un’ora e 50 minuti di ritardo! Da Catania doveva partire alle 8.40, con quel ritardo preventivato e ulteriori imprevisti lungo il percorso, l’arrivo nella Capitale sarebbe slittato a tarda sera.

Un’ausiliaria delle Ferrovie Treni Italia spiega, inoltre, che ancora il treno non è partito da Siracusa. C’è malumore nell’aria, solo borbottii sotto tono che, con le mascherine al volto, si avvertono poco: in Sicilia si è abituati ai “ritardi”, di qualsiasi natura e a qualsiasi livello si presentino. Mormora una coppia di viaggiatori che da Roma avrebbe dovuto raggiungere Milano con coincidenze già programmate. L’ausiliare li tranquillizza dicendo che il “ritardo” può essere risarcito.

Poco dopo le ore nove il monitor segnala sempre lo stesso ritardo dell’Intercity, ma l’aggiornata ausiliare informa che il convoglio 722 non arriverà a Catania: la corsa è stata “soppressa”. Per andare a Roma bisognerà raggiungere Messina con altro treno, prendere il traghetto, sbarcare a Villa S. Giovanni e da quella Stazione prendere una delle tante “Frecce” (Argento, Rossa) dirette verso nord.

Che fare? Come raggiungere Messina? Da lì a qualche ora un “regionale” (con tutte le fermate successive contemplate) avrebbe fatto tappa a Catania per raggiungere poi la Città dello Stretto, con arrivo poco dopo mezzogiorno, e dopo una trentina di minuti, proveniente da Palermo, sarebbe transitato il nuovissimo “Freccia Bianca” più veloce del “regionale” che avrebbe potuto far recuperare ai viaggiatori una trentina di minuti. E così sarà: “Freccia Bianca” tappa finale Messina, per il prosieguo i viaggiatori vedranno come potranno fare per raggiungere l’altra sponda d’Italia, quella da dove i treni partono (più o meno) regolarmente.

Tre giorni addietro abbiamo pubblicato una dettagliata nota di Giosuè Malaponti rappresentante del Comitato Pendolari Siciliani–Ciufer sui “Continui disservizi nelle linee ferroviarie siciliane”: la nota in particolare si riferiva ai disagi che subiscono i pendolari che usano le tratte Siracusa-Catania-Messina, ma faceva notare che anche per la nuovissima “Freccia Bianca” le cose non vanno tanto bene: in otto giorni di monitoraggio ha accumulato ben 441 minuti di ritardi sulla Palermo-Catania-Messina.

Certo, si dirà: “Niente di nuovo, in Sicilia i ritardi costituiscono un fatto normale”. Solo constatazione di “fatto”, e di “fatto” resta perché a pagarne le conseguenze è sempre e soltanto l’utente. Cioè, è l’Uomo qualunque, il cosiddetto “cittadino” che di “Italiano” ha sempre meno, che è costretto ad arrangiarsi…

L’episodio descritto è accaduto stamane – basta controllare con la stessa Trenitalia: non è un caso “unico” o “raro”. Può ripetersi ancora: tanto, alla fine, nessuno reclama.

Nella foto, la Stazione Centrale di Catania, stamane.

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