17 giugno 1945: l’assassinio di Antonio Canepa

Di Salvo Barbagallo

Il 17 giugno è la data che ricorda l’assassinio di Antonio Canepa, avvenuto in un dimenticato e lontano 1945, in una Sicilia che stava lottando per avere la sua indipendenza.

Gli storiografi “ufficiali”, quasi tutti di una certa e identificata portata politica, hanno mostrato costantemente una faccia ambigua del periodo 1940/1950 che caratterizzò la vita dell’Isola e della sua collettività, evitando scientificamente di approfondire avvenimenti che avrebbero avuto una fondamentale incidenza non solo sul futuro dell’Italia, ma anche di tutti i Paesi coinvolti nel Conflitto mondiale. Anche se l’esempio può apparire improprio, è un po’ quanto sta accadendo oggi con la pandemia: si cerca di combattere con i vaccini il mortale virus senza avere provveduto a scoprire la sua origine e natura per potere risalire alle sue “vere” cause scatenanti. Come dire, insomma, per il passato: si è sistematicamente voluto ignorare il seme profondo che ha fatto nascere e crescere l’albero delle grandi trasformazioni sociali ed economiche che si sono succedute nei decenni e che hanno caratterizzato la vita dei Paesi leader e di quelli sottomessi da un capo all’altro del pianeta Terra.

Può sembrare azzardato sostenere che ciò che accade oggi (ovunque) sia scaturito da quanto verificatosi in Sicilia in quel decennio cruciale che va dal 1940 al 1950. Azzardato, soprattutto, perché non c’è un riscontro documentale effettivo sulle decisioni prese dai protagonisti dell’epoca – Churchill, Stalin, Roosevelt – e le “ipotesi”, le “deduzioni” o quant’altro tende a dimostrare ciò che nasconde l’ignoto non riconducibile direttamente a Jalta può essere facilmente messo in dubbio ed essere contestato.

La figura di Antonio Canepa viene legata principalmente al “mito” dell’eroe dell’Indipendentismo Siciliano: quella del professore-guerrigliero che creò e formò l’embrione di un esercito, l’EVIS, che doveva combattere per rendere la Sicilia ”libera” nell’autodeterminazione del suo destino. Antonio Canepa non fu soltanto questo “tipo” di personaggio che si vuol che si riconosca: nel corso della sua breve esistenza, ebbe sicuramente funzioni ben più importanti, inserite nel quadro di complessi interessi internazionali. Queste “funzioni”  – non documentate e, quindi, non riconosciute – lo portarono alla sua eliminazione in territorio di Randazzo il 17 giugno di 76 anni addietro. Fu delitto di Stato? Di quale Stato? Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica?

Gli autori che nel tempo hanno cercato di ricostruire il “caso Canepa” hanno quasi sempre descritto l’episodio della sua fine limitandolo alla situazione del momento: feroci contrasti che precedettero la “nuova” Italia. Un’Italia che doveva ancora sorgere e che non poteva permettersi di avere una parte importante del suo territorio “staccata” e “indipendente”. Di certo questa motivazione c’era, ma sicuramente la situazione andava oltre. La vicenda “separatista” siciliana, infatti, si protrarrà per altri cinque anni, a Repubblica Italiana fatta, consolidata e operativa, con l’eliminazione di un altro personaggio scomodo, il “bandito” Salvatore Giuliano.

Il punto di partenza: la precisa natura e la “genuina” origine dell’Indipendentismo Siciliano sono state malamente valutate e con ottica di parte.

Anche nei tempi attuali c’è chi parla d’Indipendenza della Sicilia: a decine si contano le associazioni sicilianiste che, sul campo, si (ri)trovano le une contro le altre in quanto ognuna pretende d’essere la sola erede di quella ideologia.

Poi ci sono le ricorrenze e le commemorazioni, come quella di oggi 17 giugno dove gruppuscoli di “nostalgici” – a parte qualche eccezione, come Terra&Liberazione che almeno approfondisce ricerche e studi – convergono sul presunto luogo dove venne assassinato Canepa, alla periferia di Randazzo, o al cimitero di Catania dove è sepolto l’eroe. Ovviamente giusto ricordare Antonio Canepa: i Siciliani possono soltanto commemorarlo perché, purtroppo, oggi non si trova in circolazione un personaggio della sua caratura e del suo carisma in grado di rinverdire gli animi acquiescenti.

Antonio Canepa è un tassello importante della storia di Sicilia: scoprire quale sia stato il suo ruolo in quegli anni “formativi” indicati, significa mettere in luce ciò che sta a monte: principalmente i variegati interessi che misero in moto la nascita del Movimento per l’Indipendenza Siciliana, ciò che avvenne nell’Isola negli anni dell’occupazione angloamericana della Sicilia prima che si concludesse il conflitto, le spartizioni economiche e politiche d’Italia.

Non ci sono “misteri”, ci sono soltanto verità occultate per coprire interessi “superiori”, e ci sono verità dette che non si vogliono ascoltare.

Noi abbiamo cercato di “scavare” nella realtà in cui si è mosso Antonio Canepa. Mesi addietro abbiamo dato alle stampe tre volumi – “L’avventura di San Marino”, “Sul filo del rasoio”, “Sicilia o morte” – ricchi di documentazione sul “professore-guerrigliero”. Volumi indirizzati a quanti possono avere intenzione di proseguire le ricerche. Un “rischio” aver proceduto alla stampa: concreto il timore derivante dagli “input” che vengono lanciati e dai documenti raccolti. Possibili le ripercussioni: andare controcorrente e offrire degli avvenimenti (di qualunque natura essi siano, anche cosiddetti “storici”) versioni diverse da quelle “ufficiali” anche oggi non è salutare. Un aspetto che è stato opportunamente colto pure dagli addetti alla divulgazione della Casa Editrice –la Mare Nostrum Edizioni, che pubblica anche questo giornale – che hanno ritenuto mettere in naftalina i tre volumi, già in edizione limitata nelle copie, lasciandoli negli scaffali, senza darne adeguato risalto, aspettando solo che qualcuno li richieda. E’ indubbio che il contenuto di questi volumi “dà fastidio” anche ora, nonostante che dalla tragica fine di Antonio Canepa siano trascorsi 76 anni. Le commemorazioni non disturbano, durano qualche ora e qualche bel discorso, poi, accontenta tutti. I libri restano come testimonianza difficile da cancellare.

Basti leggere il reperto medico della morte di Canepa (del quale riproduciamo l’originale) per rendersene conto.

OSPEDALE CIVILE Randazzo, 17/6/1945.=

Oggi alle ore 8 circa sono stati ricoverati due separatisti non identificati.

1° ) – Soprannominato TURRI con ferita transfosse al 3° superiore della coscia sinistra con foro di entrata alla faccia posteriore largo circa 3 cm. di diametro con i tessuti e lacerati foro d’uscita anteriore con vasta lacerazione di tutti i tessuti. E’ deceduto dopo circa 5 minuti per emorragia esterna e conseguente anemia acuta.-

2° ) – Giovane non identificato dall’apparente età di anni 19 con ferite penetranti da pallottole (4) al basso ventre. E’ deceduto dopo pochi minuti per anemia acuta in seguito ad emorragia interna.-

Il Medico direttore

F/to Dr. Giuseppe Petrina

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