Immaginate l’Europa fra qualche anno

di Salvo Barbagallo

Fin troppo presi da timori e paure per il Coronavirus che ha mietuto e ancora continua a mietere vittime, fin troppo presi da Quarantene e post Quarantene con norme che nella Fase 2 e 3 spesso non sono perfettamente note e, quindi, non applicate o applicabili, altre “emergenze” vengono ignorate. Emergenze tra virgolette in quanto la maggior parte non vengono generalmente considerate tali. Come, per esempio, la disoccupazione dilagante, o l’economia del Paese, o gli scandali che investono la magistratura e la Cosa pubblica, o l’invadenza della criminalità “straniera”, la diffusione della droga (eccetera). Problemi di ampia portata che (nella migliore delle ipotesi) in questo particole momento della vita del Paese vengono accantonati e (forse) sottovalutati.

I continui sbarchi di migranti nelle coste del Sud non vengono considerati “emergenza” e neppure un “problema”, visto che la questione viene affrontata a livello governativo come una “solidarietà indispensabile” da offrire a “chi fugge dalle guerre e dalla fame”. Che i migranti che giungono in Italia siano “tutti” veramente dei “fuggitivi” oppure no, è un discorso che non si deve aprire, e chi lo fa rischia immediatamente d’essere tacciato per razzista. Stessa condizione chi mostra o tenta di mostrare le ripercussioni negative che la incontrollata presenza dei migranti sta provocando in tante e tante città d’Italia.

Neppure la pandemia ha “bloccato” il flusso dei “fuggitivi” dai territori dell’opposta sponda del Mediterraneo; neppure i pericolosi assembramenti di quanti già “risiedono” più o meno “regolarmente” in Italia in tempo di Quarantena hanno scosso chi è stato predisposto alla sicurezza; neppure l’allarme lanciato dagli 007 nostrani sulla possibile imminente onda di 20.000 persone già pronte a partire dalla Libia dirette in Italia ha preoccupato più di tanto.

C’è chi da tempo ha indicato come “cinica” la manipolazione dei flusso dei profughi diretti verso l’Europa, ma questi avvertimenti sono caduti nel vuoto: diventa problematico parlarne. Eppure qualche voce fuori dal coro si è alzata, come quella di Gianandrea Gaini, direttore del giornale online “Analisi Difesa” che ha affrontato l’argomento nei livelli più significativi. Ora ci prova Francesco Giubilei che, con un’analisi pubblicata sull’online del quotidiano “Il Giornale” ha toccaro aspetti sui quali l’attenzione è latitante.

Afferma Giubilei: “Immaginare l’Europa tra cinquant’anni può essere un gioco molto pericoloso, difficile dire quanto ci sia di vero negli scenari distopici raccontati da autori come Michel Houellebecq in Sottomisione, ambientato in una Francia a maggioranza musulmana, o da Jean Raspail (scomparso pochi giorni fa) nel suo romanzo Il campo dei santi in cui immagina le conseguenze dell’immigrazione in Occidente.

“Fate cinque figli, il futuro dell’Europa è vostro” disse il presidente turco Erdogan nel 2017 ai musulmani residenti in Europa, una dichiarazione che seguiva quella dell’algerino Boumedienne nel 1974 all’Onu: “Il ventre delle nostre donne ci darà la vittoria”. Di sicuro il tema della demografia sarà centrale nei prossimi decenni e sembra essersene accorta, con colpevole ritardo e con soluzioni tutte da chiarire e approfondire, anche l’Unione europea. L’emergenza coronavirus è stata l’occasione per avviare una riflessione più strutturata sui temi demografici in Europa attraverso un report promosso dal vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica poiché: “la crisi ha messo in luce molte vulnerabilità, alcune delle quali sono legate al profondo cambiamento demografico che già colpisce le nostre società e comunità in tutta Europa” (…)”.

Cosa c’è d’altro da aggiungere? Non occorre molta immaginazione per prevedere lo scenario che si presenterà…

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