Siria, il ruolo della Sicilia? Prove di guerra progressiva?

di Salvo Barbagallo

 

I nuovi “mostri” della guerra progressiva stanno scoprendo il loro volto? Nella difficile e complessa situazione che in queste ore, in questi ultimi giorni si è venuta a determinare, incominciano a rivelarsi i personaggi che intendono muoversi da “protagonisti” nella martoriata area della Siria dove insistono “interessi” dei quali non sono messi perfettamente a fuoco le “vere” nature. Certo, la Siria è Medio Oriente, un Medio Oriente fin troppo vicino all’area del Bacino del Mediterraneo dove, volente o nolente, ci sta l’Isola/Sicilia con tutto ciò che contiene “militarmente” e “non appartenente” all’Italia, ma a un Paese straniero “ospite” (?) occupante il territorio con forze e mezzi più che sofisticati. Il premier “uscente” ma operativo, Paolo Gentiloni, si tiene in contatto con i vertici militari italiani, e ribadisce che nessun coinvolgimento italiano nelle iniziative belliche USA/Gran Bretagna/Francia contro la Siria, forse dimenticando che un “coinvolgimento” c’è nella pratica da quando sono stati concessi “pezzi” di terra nazionale in uso “autonomo” di natura bellica agli Stati Uniti d’America. Uno dei “pezzi” di terra sotto “discrezione d’uso” statunitense è l’importante base di Sigonella (con le “appendici” non certo secondarie di Niscemi, Augusta e Trapani).

Non entriamo nel merito degli attacchi “mirati” di USA, Gran Bretagna e Francia contro la Siria, ma non si può fare a meno di sottolineare che l’utilizzo di “piattaforme” di guerra come è Sigonella (eccetera) pone l’Italia (e principalmente la Sicilia) in una posizione di “compartecipazione” (diretta o indiretta, poco cambia) a quanto è stato portato avanti nella notte di venerdì 13 aprile 2018, una data che, probabilmente, in futuro potrebbe essere indicata come la “prova d’anticipo” di una guerra “progressiva” che – a conti fatti – è partita dalla “piattaforma” Europa. Hanno posto dubbi agli osservatori, infatti, le continue esercitazioni aeronavali che si sono tenute al largo delle coste della Sicilia Orientale negli ultimi mesi, fra le quali la “Dynamic Manta” ritenuta di vitale importanza per gli assetti di cooperazione NATO. L’assenza di interesse “politico” (nazionale e regionale) verso la problematica che viene vissuta ormai quotidianamente suscita perplessità (per non usare i termini “sospetto/connivenza, che potrebbero apparire “esagerati” e “fuor di luogo”). Poche le voci che si sono levate dai mass media per indicare apertamente rischi e pericoli nelle condizioni di “aggravamento” della situazione, fra queste quella di Franco Iacch sul quotidiano Il Giornale che ha scritto apertamente che Nelle ultime ore sette aerei da pattugliamento marittimo della Marina Militare degli Stati Uniti sono decollati da Sigonella, in Sicilia e dalla baia di Suda, a Creta, alla volta della costa della Siria. I tracciati di volo confermano che nelle ultime ore da Sigonella sono decollati alla volta della costa siriana sei pattugliatori antisom P-8A Poseidon del Patrol Squadron 16 con numeri identificativi 168439, 168998, 168849, 168431, 168433 e 168858. Essenziale architettura del dominio marittimo statunitense, il P-A Poseidon è costruito sul telaio del Boeing 737-800. L’aereo da pattugliamento marittimo è progettato per svolgere missioni di ricognizione, sorveglianza ed antisom. Questa notte anche un drone RQ-4B (numero identificativo10-2043, solitamente destinato all’Ucraina) è decollato da Sigonella alla volta della costa siriana (…).

Più volte e da anni segnaliamo su questo giornale l’invadente presenza delle forze armate statunitensi in Sicilia, definendola, senza giri di parole, una vera occupazione. Ora i mass media nazionali e internazionali stanno dando ampio spazio agli attacchi in Siria della “Triplice Alleanza Bellica”, quasi fossero degli show, ma puntando sulle necessità improrogabili degli stessi attacchi per eliminare i “presunti” depositi di armi chimiche in possesso di Assad. Gli Stati Uniti d’America hanno sempre dimostrato che la “presunta colpevolezza” di un “imputato”, se non provata, non può portare a “condanne” di qualsiasi genere ma, in questo caso , questa norma non è stata applicata. Perché?

Ecco il dubbio: questo lancio di oltre cento missili sulle basi di Assad vuole essere un primo “assaggio” per avviare una guerra “preventiva” come quella (dimenticata) che si è avuta per l’Iraq di Saddam Hussein? Se così (o meno…) i Governanti della Sicilia rimarranno chiusi nel loro “silenzio”, seguendo le orme del “silenzio” nazionale?

Riteniamo queste considerazioni in “aggiornamento” perché lo scenario è in fase di evoluzione prospettica.

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