Sicilia: quartiere ghetto di una grande città esaltato come modello d’integrazione

 

di Salvo Barbagallo

 

Dopo decenni e decenni di giornalismo nel corso dei quali abbiamo ritenuto di descrivere i “fatti” con oggettività, ed espresso le “opinioni” sostenendo il dubbio, ci chiediamo ancora come sui mass media (a volte)  possa essere travisata la realtà e presentare “bianco” ciò che è “nero”. Inevitabilmente ci si chiede il perché si ricorre a mistificazioni per “dimostrare” tesi insostenibili e spacciare per vero ciò che vero non è. Chi legge si affida spontaneamente con fiducia in chi scrive e, spesso, non va oltre, non mette in dubbio (non ne ha motivo) che quanto gli viene somministrato con dovizia di particolari, possa non corrispondere alla descrizione fatta. Quando, da professionista dell’informazione, ci si trova a scoprire un (presunto?) lato oscuro, si avverte una sensazione di malessere, come se fossimo noi in “errore”, come se all’improvviso scoprissimo di non aver capito nulla di questo mondo “attuale”.

Quanto detto non è il preambolo di un articolo, ma tutto l’articolo perché ci vogliamo limitare soltanto a descrivere “superficialmente e sinteticamente” un fatto e cercare di esprimere un’opinione lasciando al lettore l’ingrato compito (se ne ha voglia) di andare ad approfondire direttamente.

Un serio e accreditato quotidiano nazionale pubblica un reportage su un quartiere di una grande città siciliana, prendendolo a “modello” d’integrazione. Niente di eccezionale, si può dire. Il fatto è che il quartiere è un ghetto nel cuore della città, considerato dall’intera collettività una “vergogna” per il mancato intervento della pubblica amministrazione, dove per necessità sono costretti a convivere promiscuamente esseri umani abbandonati, che nessuno aiuta concretamente, soventemente in lotta fra di loro. Un quartiere che incute timore, se non paura, alla cosiddetta società civile che preferisce ignorarlo. Un quartiere dove non esiste “integrazione”, ma solo “convivenza forzata”.

Non abbiamo opinioni da dare, ma solo porre l’interrogativo: quale il reale intento dell’autore del reportage e dello stesso giornale nell’avere posto all’attenzione una realtà che presenta fin troppi lati oscuri e che di certo non è quale è stata presentata?

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