Catalogna come la Sicilia del 1945?

di Salvo Barbagallo

 

La Catalogna di oggi come la Sicilia del 1945? Per certi aspetti sicuramente no, per altri sicuramente sì. Gli aspetti che accomunano le due “regioni” sono quelli che riguardano l’aspirazione di parte (grande parte, piccola parte, poco cambia teoricamente) delle due collettività all’Indipendenza, all’autodeterminazione effettiva dai Governi nazionali dai quali “dipendono”. Le principali diversità fra le due “regioni”: le condizioni temporali e politiche nelle quali l’aspirazione all’Indipendenza e alla effettiva autodeterminazione sono maturate. Ancora. Gli aspetti che accomunano le due “regioni”: la mano pesante usata dai Governi nazionali per “reprimere” quelle che oggi vengono apertamente definite “spinte secessionistiche”.

È inevitabile (almeno per noi) fare riferimento alla Sicilia e ai moti indipendentisti Siciliani degli Anni Quaranta avendo seguito e continuando a seguire gli avvenimenti che hanno caratterizzato e stanno caratterizzando lo “scontro” in Spagna tra il Governo centrale e il Governo catalano retto da partiti indipendentisti, dopo una “ufficiale” e “regolare” indizione di un Referendum finalizzato a far esprimere i Catalani sulla delicata problematica. Non staremo in questa sede a passare in rassegna le motivazioni che hanno spinto la Generalitat catalana a promuovere il Referendum, ma cercheremo di comprendere ciò che ha indotto il Governo spagnolo del premier Mariano Rajoy a usare il pugno di ferro verso il Governo catalano presieduto dal governatore Carles Puigdemont. Nella Costituzione spagnola, in realtà, è ben specificato che l’unità del Paese è intoccabile, così come è ben evidente, con il tanto discusso articolo 155 che è stato applicato, che il destino di chi viola il principio dell’unità è quello di finire in carcere per decenni con l’accusa di “ribellione” e “sedizione”. Il nodo, dunque, non è questo, ma quello che riguarda l’azione “violenta” portata avanti da Rajoy per impedire che il Referendum, che un Referendum indetto da un Parlamento legittimo, un Referendum tutto sommato consultivo venisse svolto. A nostro avviso (ma potremmo essere in errore, e comunque esprimiamo liberamente la nostra opinione) il nodo sta tutto nel modo in cui ha proceduto il premier spagnolo, cercando di stroncare una consultazione con metodi di certo non democratici e procedendo con arresti “politici” discutibili, che riportano alla memoria eventi che si ritenevano archiviati. C’è quasi quasi da ipotizzare (ma potremmo essere in errore, e comunque esprimiamo liberamente la nostra opinione) ad una precisa volontà programmata e preventivata di Mariano Rajoy di usare la mano forte per fare esplodere il “Caso Catalogna” quale lezione da impartire per tutte le possibili ed eventuali spinte indipendentiste che possono affiorare sul continente Europa, e far comprendere che la strada dell’Indipendenza non è percorribile perché verrebbe chiusa prima ancora d’essere aperta. Se così fosse si comprenderebbero gli iniziali silenzi dell’Unione Europea sulla delicata vicenda e, dopo, il complice appoggio dichiarato e incondizionato all’operato di Mariano Rajoy. L’unità di un Paese, insomma, è intoccabile: non importa, poi, se l’unità è solo formale e non sostanziale e se l’aspirazione di una comunità all’autodeterminazione possa essere più che legittima.

Da questo punto di vista, cioè quello della repressione preventiva, quanto è accaduto in Catalogna rimanda alla storia Siciliana degli Anni Quaranta. Una storia la cui memoria è stata scientificamente cancellata, una storia che i giovani non conoscono (probabilmente ignota anche al dem Davide Faraone che chiede l’annullamento dello Statuto Speciale Autonomistico), una storia conclusa con violenta repressione e con delitti di Stato. L’Indipendentismo Siciliano contemporaneo (non considerando in questa sede le ragioni storiche di una Sicilia Nazione) si formulò sotto il regime fascista e nacque e crebbe come movimento antifascista, trovando la sua più forte motivazione dopo l’invasione angloamericana dell’estate del 1943. Quasi favorito dagli alleati dopo l’8 settembre, quando le sorti del conflitto bellico ancora erano incerte, venne subito osteggiato (con sistemi polizieschi che ricordavano l’Era Mussoliniana) fino a concludersi con arresti e uccisioni (l’assassinio di Antonio Canepa), e con il forzato compromesso della concessione dell’Autonomia Speciale prima che l’Italia diventasse una Repubblica democratica.

Repressione preventiva: questi i due termini che accomunano, nel tempo di ieri e di oggi, la Catalogna alla Sicilia. Una storia di Sicilia che nessuno ha ricordato anche in questa circostanza. Un storia scomoda che non bisogna riportare alla memoria. Ecco perché l’ipotesi di un Mariano Rajoy che mette in moto una metodologia già sperimentata non appare tanto peregrina…

Guai a parlare di Indipendenza. Guai a parlare di autodeterminazione. Si finisce in galera.

Gli stessi Stati Uniti d’America hanno dato il loro “consenso” alla Spagna di Felipe e di Rajoy alle iniziative contro l’Indipendenza della Catalogna, dimenticando le origini degli States e lo stesso Preambolo alla loro Costituzione presa a modello anche dai Paesi “democratici” d’Europa.

È bene ricordarlo quel Preambolo che ha decretato gli USA leader del cosiddetto mondo civile:


PREAMBOLO DELLA COSTITUZIONE DEGLI USA

“Quando, nel corso degli umani eventi, diviene necessario per un popolo spezzare i legami politici che lo hanno unito ad un altro, ed assumere, fra le potenze della terra, la posizione distinta e paritaria a cui le leggi della Natura e di Dio gli danno diritto, il giusto rispetto dovuto alle opinioni dell’umanità esige che esso dichiari le ragioni che lo costringono a separarsi. Consideriamo verità evidenti per sé stesse che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono stati dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; che, fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento del benessere. Che per garantire questi diritti, vengono istituiti fra gli uomini dei governi che derivano dal consenso dei governati il loro giusto potere. Che ogni qualvolta una forma di governo diviene antagonistica al conseguimento di questi scopi, il popolo ha diritto di modificarla e abolirla, e di creare un governo nuovo, ponendo a base di esso quei principi, e regolando i poteri di esso in quelle forme che offrono la maggiore probabilità di condurre alla sicurezza ed alla felicità del popolo medesimo. La prudenza consiglierà, in fatto, di non cambiare per motivi tenui o transitori governi stabiliti da tempo; l’esperienza dimostra, invero, che gli uomini sono più inclini a sopportare i mali, finché sono tollerabili, che a riprendere la giusta direzione, abolendo forme alle quali sono adusati. Ma quando una lunga serie di soprusi ed usurpazioni, volti invariabilmente ad un unico scopo, offrono prova evidente del disegno di un governo di assoggettare il popolo a condizioni di dispotismo assoluto, é diritto e dovere del popolo di abbattere quel governo e di creare nuove salvaguardie per la sua sicurezza futura.

Tale é stata la paziente sofferenza di queste Colonie; e tale é la necessità che le costringe a mutare il loro precedente sistema di governo

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One Thought to “Catalogna come la Sicilia del 1945?”

  1. antonio Ferdinando pulvirenti

    La Storia della Sicilia va letta e studiata per essere bene interpretata
    negli anni 1943-1946 per accostare nel significato di indipendenza la Catalogna alla Sicilia.Le motivazioni in tempi storici differenti nel dualismo politico ideologico tra Nord e Sud dell’Italia ,sin dal 1860 pongono le basi in Sicilia di una democrazia popolare antifascista che trova in Finocchiaro Aprile lo strumento politico ideologico per annullare tale differenze strutturali fra Nord e Sud,portandole ad una esasperazione logica attraverso il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia per rivendicare diritti e doveri da uno Stato Italiano sordo ed incapace nell’equilibrio di crescita di una nazione italiana,dimenticando il sud e le isole

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