Il lavoro c’è. Ma per i giovani non c’è posto, né speranza

di Vittorio Spada

 

L’Italia è l’emblema del paradosso, a tutti i livelli, dalla politica al problema dell’immigrazione che se si definisce “clandestina” si viene tacciati quanto meno di razzismo, di eversione, di populismo e di “fascismo” invadente. E per quanto concerne il lavoro? Tutti contenti e soddisfatti, visti i risultati che presenta l’Istat nel suo ultimo report: A luglio 2017 gli occupati sono in crescita dello 0,3% rispetto a giugno (+59 mila) e dell’1,3% rispetto a luglio 2016 con una crescita di 294 mila unità. Il numero di occupati ha superato il livello di 23 milioni di unità, soglia oltrepassata solo nel 2008, prima dell’inizio della lunga crisi. Gli occupati sono a luglio 23,063 milioni di persone, il massimo a partire da ottobre 2008 (quando erano 23,081 milioni). La soglia era già stata oltrepassata a giugno a seguito della revisione dei dati provvisori. Il tasso di occupazione a luglio sale al 58% (+0,1 punti percentuali).

Tutti contenti e soddisfatti, dunque, se non si dovesse tenere conto che la medaglia ha sempre due facce. E il rovescio della medaglia, quello negativo e sempre secondo i dati Istat, mostra che il tasso di disoccupazione sale a luglio all’11,3%. L’Istat segnala un aumento di 0,2 punti percentuali da giugno. Anche il tasso di disoccupazione giovanile aumenta a luglio e si attesta al 35,5%, in crescita di 0,3 punti da giugno (…) A crescere soprattutto gli occupati over 50 anche grazie all’aumento dell’età per l’accesso alla pensione, mentre l’aumento della disoccupazione nell’ultimo mese coinvolge esclusivamente le donne (+4,6%) a fronte di una stabilità tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione maschile si attesta al 10,3% (-0,1 punti percentuali), mentre quello femminile sale al 12,8% (+0,5 punti).

Per fortuna gli Italiani hanno il Capo dello Stato Sergio Mattarella che, riguardo al presente e al futuro, appare più che fiducioso, in quanto così ha commentato (riportato dall’agenzia Ansa) i dati Istat: L’Italia è composta da tanti versanti e sono tutti confortanti, speriamo…

Appena due mesi addietro L’indagine 2017 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata dalla Commissione UE evidenziava che Quasi un giovane su cinque in Italia, nella fascia tra 15 e 24 anni, non ha e non cerca un lavoro, né è impegnato in un percorso di studi o di formazione. Si tratta dei cosiddetti Neet e il nostro Paese vanta uno dei tassi più alti d’Europa: 19,9% contro una media nel Continente dell’11,5%. Il report metteva in luce non solo le difficoltà che i giovani incontrano nell’affacciarsi al mondo del lavoro, ma anche tutte le conseguenze che questo comporta. Nel 2016, la disoccupazione fra i 15 e i 24 anni è stata al 37,8%, in calo rispetto al 40,3% del 2015, ma è comunque la terza in Europa dopo Grecia (47,3%) e Spagna (44,4%) (….) i giovani hanno sempre più difficoltà nell’entrare nel mercato del lavoro e, quando ci riescono, si trovano spesso in forme di occupazione atipiche e precarie come i contratti temporanei, che possono comportare una minore copertura previdenziale (…).

Sono passate nell’oblio le indicazioni che già in precedenza aveva fornito Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano e coordinatore del Rapporto Giovani, che aveva sostenuto che le basse opportunità di occupazione e le inefficienze del mercato del lavoro stanno frenando il pieno e qualificato contributo delle nuove generazioni ai processi di crescita del Paese, ma stanno anche tenendo in stallo da troppo tempo persone oramai trentenni che per motivi anagrafici non possono più essere considerate giovani, ma nemmeno adulte perché ancora lontani dalla conquista di una piena autonomia dai propri genitori e di formazione di una propria famiglia (…).

La disoccupazione, dunque? Nonostante le analisi e le statistiche sembra che si sia trasformata in un problema secondario, soprattutto per quando concerne la situazione al Sud e in Sicilia. Oggi è sufficiente essere contenti e soddisfatti, con tutti i possibili chiaroscuri, che l’occupazione sia tornata ai livelli del 2008, superando il tetto dei 23 milioni. Il problema giovani? Ovviamente è solo dei giovani…

 

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