Sicilia, fortuna politica tra clientelismo e tangenti

di Salvo Barbagallo

C’è sempre il centro d’accoglienza migranti/profughi “Cara” di Mineo sotto i riflettori e più si approfondisce, più magagne saltano fuori. Ma non c’è da stupirsi. Franco Grilli sul quotidiano “Il Giornale” di ieri (mercoledì 14 ottobre) scrive: Migliaia di euro regalati a clandestini fantasma. Soldi sottratti alla Stato in quattro anni per pagare la permanenza di migranti già fuggiti o assenti all’appello. Grilli cita “Repubblica”: “…quando i migranti vengono condotti al Cara di Mineo viene loro consegnato un badge che dà diritto ad usufruire di tutti i servizi del centro: dalla mensa all’emporio e all’ambulatorio. Quando non viene utilizzato per tre giorni di fila, il badge va in allarme e dopo ulteriori due giorni il badge viene disattivato. Se per i primi tre giorni i 35 euro a migranti sono comunque dovuti al gestore, passate le 72 ore nulla è più dovuto. Ma è su questo che si innesta la truffa. Perché le assenze che vengono automaticamente registrate dal sistema computerizzato del Cara non sarebbero state segnalate alla Prefettura che dal 2011 avrebbe continuato a pagare diarie non dovute per mesi a migliaia di migranti fantasma. Su questo aspetto delle “irregolarità” del “Cara” di Mineo indaga il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera.

Giorni addietro il “Corriere della Sera” evidenziava come sul “Cara” di Mineo “quattro Procure ci indagano su Roma e Catania per Mafia Capitale, Palermo per tratta di migranti, Caltagirone per compravendita di voti: lo ha svelato alla Commissione parlamentare guidata da Gennaro Migliore il procuratore Giuseppe Verzera riferendosi all’elezione di Anna Aloisi, sindaca di Mineo, il paesone che dalla collina domina il Cara; ma ipotesi di reato come abuso d’ufficio, corruzione o persino voto di scambio possono lambire almeno una mezza dozzina di politici e investire il Consorzio «Calatino Terra d’accoglienza» che ha tenuto assieme finora nove Comuni della zona: si narra di mozioni orientate nei consigli comunali e perfino di posti al Cara in cambio di scranni d’assessore (…) “.

Non c’è da stupirsi, dicevamo: il “Cara” di Mineo, tutto sommato, è saltato fuori in concomitanza di indagini più corpose, come quella di Mafia Capitale, ma, purtroppo, non è il “sistema” generale, nelle sue complesse articolazioni, che viene sondato, anche se si comprendono le difficoltà che il lavoro comporta. In Sicilia è un sistema radicato e matematico: clientelismo e tangenti, due elementi che hanno fatto (e fanno) la fortuna politica di diversi (molti?) cosiddetti rappresentanti della collettività. Un sistema che si perde nel tempo che riguarda tutta la regione, da Palermo a Catania, dalla Sicilia occidentale alla Sicilia orientale.

E non c’è da stupirsi se questo sistema abbia attraversato lo Stretto di Messina e invaso il Continente, o se è avvenuto il contrario: la paternità è ignota e tale resterà. E’ evidente che i “maestri” abbiano educato a dovere i loro allievi, e che gli allievi, a loro volta, in spregiudicatezza poi abbiano superato i loro stessi mentori.

In Sicilia si ricordano i tempi in cui le “spartizioni” di interessi concreti erano dominate dalla (vecchia) DC e dal (dimenticato) PSI: dal capoluogo regionale al capoluogo etneo non c’era assunzione di personale in un ente pubblico (o azienda privata rilevante) che non passasse dalle principali segreterie politiche. Oggi le cose non sono cambiate: assunzioni (e tangenti) continuano a passare dalle mani di chi detiene potere politico e la merce di scambio è (quasi sempre) la consistenza del voto che un richiedente può dare in una competizione elettorale. Niente di nuovo, dunque.

Il “Cara” di Mineo, dunque? Un “caso” venuto a galla fra mille (o più) che restano “coperti e sommersi” abilmente. Alla fine a pagare è solo la collettività. Qualche arresto qua e là nel Paese non fa Primavera, non fa “cambiamento”, non esistono possibilità di “azzeramento” ma solo un “continuum” del sistema. Per i giovani disoccupati il “lavoro” può ottenersi passando da una segreteria politica all’altra in cerca della “raccomandazione” necessaria per la conquista d’una occupazione. La dignità? Da tempo è stata umiliata.

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