Giovani, futuro-lavoro addio!

di Salvo Barbagallo

I giovani possono dire addio al mondo del lavoro? Ci si augura di no, ma in Italia ormai il tasso della disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli così alti che la speranza sembra legata a un filo troppo sottile. Dopo il rapporto sull’economia dello Svimez, ora i dati dell’ISTAT: nel giugno scorso il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto quota 44,2 per cento con 22 mila occupati in meno rispetto a maggio (-0,1 per cento) e 40 mila in meno rispetto allo stesso mese del 2014 (-0,2 per cento). Nei dodici mesi il numero di disoccupati è aumentato del 2,7 per cento (+85 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,3 punti percentuali. L’ISTAT spiega che il numero di disoccupati aumenta dell’1,7% (+55 mila) su base mensile.

La Cgil critica ancora una volta il Jobs Act. Commenta il segretario confederale della Cgil Serena Sorrentino: “I dati Istat, che evidenziano le oscillazioni mensili dell’occupazione, soprattutto quella giovanile, l’instabilità di quest’ultima e il legame proporzionale tra inattivi e disoccupati, dovrebbero trasformarsi in un elenco programmatico per il governo, è ancora possibile modificare radicalmente il Jobs act e varare vere politiche attive, un sistema di ammortizzatori che risponda alle esigenze del mercato del lavoro, e un piano che crei nuova occupazione”.

Il rapporto dello Svimez e i dati dell’Istat hanno suscitato (?) meraviglia e preoccupazione, a dimostrazione di come, in questi tempi, la memoria sia diventata veramente corta. Già tre settimane addietro L’Ocse nel suo Employment out look ha sostenuto: la disoccupazione in Italia ha raggiunto un picco del 12,7 per cento nel 2014, oltre 6 punti percentuali in più rispetto a prima della crisi (6,1 per cento nel 2007), ma nel 2016 comincerà a scendere, passando sotto il 12 per cento nel quarto trimestre. Secondo i dati forniti dall’Ocse è cresciuta anche l’incidenza della disoccupazione di lungo periodo: nel 2014, il 61,5 per cento dei senza lavoro lo era da almeno 12 mesi, contro il 56,9 per cento del 2013. La disoccupazione giovanile in Italia nel 2014 è aumentata di 2,7 punti rispetto al 2013, arrivando a quota 42,7 per cento. La percentuale è più che raddoppiata dal 2007, quando si fermava al 20,4 per cento. Continua a crescere anche la percentuale di lavoratori under 25 con contratti precari, passata dal 52,7 per cento del 2013 al 56 per cento nel 2014. La percentuale è aumentata di quasi 14 punti percentuali dal 2007 (42,2 per cento) e di quasi 30 punti dal 2000 (26,6 per cento). E la situazione dell’occupazione giovanile? Sempre secondo il rapporto dell’Ocse, la disoccupazione giovanile in Italia nel 2014 è aumentata di 2,7 punti rispetto al 2013, arrivando a quota 42,7 per cento. La percentuale è più che raddoppiata dal 2007, quando si fermava al 20,4 per cento: più di una persona su 4 di età uguale o inferiore ai 29 anni in Italia non è né occupata né in educazione (Neet).

In un articolo del 10 luglio scorso ci chiedevamo: Se le cose stanno così, quali sono le prospettive per i giovani e anche per i meno giovani? E questa è stata la risposta che davamo all’interrogativo: Perché preoccuparsi? C’è il Governo di Matteo Renzi, con i suoi ministri e sottosegretari (anche quelli indagati) che risolveranno tutti i problemi, dicasi “tutti” i problemi del Paese. I giovani? Avranno certamente quello che si sono meritato.

Non c’è ombra di vergogna in quanti governano questo Paese-Italia, l’unico obbiettivo che intendono raggiungere (a quanto appare e pare) è quello di accaparrarsi una poltrona di controllo (si veda, per esempio, la lotta per la Rai). I governanti fanno scivolare come l’acqua sull’impermeabile critiche e proteste e con faccia tosta negano a spada tratta tutto ciò che è evidente e sotto gli occhi di tutti. Non c’è scampo, né via d’uscita, nessuna possibilità di contrastare questa situazione che si aggrava ogni giorno che passa.

Il nostro è “allarmismo” gratuito? Certo, chi comanda, chi è al potere lo vede in questo modo. Gli altri? Si spera che, prima o poi, reagiscano…

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