Buoni e cattivi

di Guido Di Stefano

   Non intendiamo inquadrare nelle categoria “buoni” o in quella “cattivi” nessun essere umano: non siamo giudici e non siamo infallibili; non abbiamo il divino potere di sondare l’animo umano; non siamo i sacri custodi della verità; e d’altra parte la stessa storia (maestra) e l’informazione quotidiana non sono  fondamenta sicure su cui poggiare inappellabili giudizi (o sentenze) su esseri umani che furono o che sono: la storia canta le lodi dei vincitori che la scrivono e l’informazione tende (troppo spesso) ad assecondare ed esaltare le estemporanee esibizioni di chi più ha e più può.  Ed in ogni caso si “rivisitano” le colpe di ogni fatto e  contestualmente si scrive ”l’agiografia” di chi ha vinto allora e di chi “vince” adesso: senza considerare gli effetti (o ricadute) dei tanto osannati trionfi.

   Non siamo in grado di esplorare il mondo intero; faremo quindi una veloce carrellata su quanti hanno avuto effetti (o ricadute) sul bacino  del Mediterraneo e sul suo cuore, la Sicilia. Citeremo popoli, gruppi, regnanti, potenti o località quali artefici o origini di effetti “buoni” o effetti “cattivi” per l’umanità e per noi.

Perdonateci se dimenticheremo tanti nomi.

   Quanto a effetti buoni possiamo citare Sumeri, Assiri, Babilonesi, Persiani, Egizi, Ebrei, Fenici, Sicani, Siculi, Sardi, Etruschi, Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini: hanno “costruito” e tramandato  effetti buoni; non sappiamo granchè degli Accadi, Ittiti ed altri che si affacciarono sul Mediterraneo ma non escludiamo i loro effetti positivi. Nell’insieme tutti hanno arricchito la regione “Mediterraneo”, introducendo anche le società multi-etniche che poi in Sicilia “brillarono”. Ci preoccupa ora che da “qualche” anno gruppi armati dall’occidente non mediterraneo o dall’oriente “non proprio storico e mediterraneo” stanno cancellando le memorie e le identità del passato: non costruiscono ma distruggono.

   Poi vennero gli uomini del nord (Normanni prima e Svevi dopo) che incantati elessero la Sicilia a loro patria: affratellarono e valorizzarono le più disparate etnie e costruirono con l’apporto di tutti i popoli un grande regno. In questo cammino di costruzione e di umana fratellanza furono variamente contrastati e osteggiati da Roma (non più quella dei Cesare) e altri potentati del continente europeo.

   E dopo il sereno la tempesta: Roma scatenò la “Provenza” contro il Regno di Sicilia  Sicilia: e furono sedici anni di “cattiverie” orchestrate e dirette dalla “reggia” di Napoli, fino alla rivolta dei Vespri.   In certo qual senso si delineò in quei tempi quello che sarebbe diventato l’andazzo costante dell’occidente: rendere un “inferno” in terra la Sicilia (terra vocata alla pace che unisce i popoli) e, con essa,  tutto il bacino del Mediterraneo.

   Aragonesi e Spagnoli lasciarono un’impronta positiva. Piemontesi e Asburgo del diciottesimo secoli furono solo una fugace presenza, mentre i “Borbone” furono mediterranei positivi fino a quando non si “fossilizzarono” a Napoli. Una buona presenza nella nostra regione” marittima fu quella delle repubbliche marinare: per il restante occidente europeo ci sentiamo di affermare che al di sopra di Napoli niente di buono è stato “costruito” (a parte qualche sporadico episodio)  in quella che fu la culla della civiltà.

   La presenza napoleonica causò la scomparsa dello stato dei Cavalieri di Malta e l’accaparramento della stessa isola da parte degli Inglesi, diventati subito ingombrante presenza con finalità prioritaria condensabile nella parola imperialismo.

   Passando da una caduta all’altra  si arrivò alla “calata” (favorita e forse inizialmente patrocinata dagli Inglesi) del regno di Sardegna (o regno d’Italia) principalmente per asservire piuttosto che per “costruire”; non vorremmo sbagliarci ma crediamo proprio che la classe dirigente siciliana (stanca della “mala segnoria” di Napoli), in rivoltoso silenzio,  fu complice  dell’invasione per scacciare quello che era per molti un male certo.

    Sappiamo (o forse no) un poco tutti quanti morti e quante bombe hanno rattristato tutte le aree del Mediterraneo da quel nefasto 1860: mai vera pace, vera fratellanza. Tanto più che ai vecchi e infaticabili “coloniali” e cultori delle guerre si  sono aggiunti quelli di oltre oceano, le cui opere sono più determinate, più spietate, più tornacontiste, più plutocratiche che nel passato.

    Proprio tutti quelli che hanno tratto i massimi benefici dalla culla della civiltà, la molti decenni ormai la stanno martoriando.

   Le loro azioni sembrano urlare: “chi non è con noi (o meglio ai nostri ordini) è contro di noi e nostro nemico “carogna”, che cancelleremo subito”.

   Sulla base di “presunti” accordi bilaterali invadono, occupano senza nulla dare ai popoli espropriati di tutto, anche della verità, della libertà, della dignità! Ma un trattato internazionale che vieta la militarizzazione dell’isola (o meglio Nazione) siciliana non ha un rango superiore all’accordo bilaterale? Ci sembra proprio che certuni praticano l’arte di considerare i trattati carta straccia, mentre accusano altri di dirlo.

   E poi magari mandano in giro i loro giovani “pulizieri” per rabbonire il civico “popolo”!

   Non esistono popoli o istituzioni integralmente buoni  o integralmente cattivi. I buoni si trovano un poco ovunque. Purtroppo però esistono popoli e istituzioni i cui atti hanno ricadute frequentemente o prevalentemente perniciose sulle altre genti: come se ai vertici avessero perduto il “bene dell’intelletto”.

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