Elezioni, primo stop a Renzi

dislike_17924-L0x0Di Salvo Barbagallo

Il quadro che scaturisce dai risultati elettorali regionali mostra (purtroppo) ancora una volta  il distacco che la collettività nazionale ha verso la politica: alle urne è andato un italiano su due. L’astensionismo, infatti, ha toccato quota 48 per cento, quasi 12 punti in meno rispetto al 64,1% delle precedenti consultazioni. Per il resto, tutto nelle previsioni: nonostante la sicumera mostrata, per il premier Matteo Renzi è giunto il primo, vero, segnale di stop alla sua perenne arroganza, e il primo vero segnale che dimostra che le lacerazioni le paga chi le provoca.

Scontata una “vittoria” complessiva del PD, ma non nella “relatività” che scontata non si dava: l’affermazione del leghista Luca Zaia in Veneto, che ha “doppiato” Alessandra Moretti del Pd nonostante il distacco del fuoriuscito Flavio Tosi, e la “sorpresa” della Liguria dove il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, è passato con tranquillità seguito ad una certa distanza dalla Dem Raffaella Paita, dimostrano come la “fluidità” delle opinioni di chi vota, alla fine, possono determinare nuovi scenari.

Nuovi scenari che potranno delinearsi a seguito della forte tenuta-avanzata del Movimento 5 Stelle e l’avanzata in assoluto dell’altro Matteo “nazionale”, il leader della Lega Salvini. Chi ha avuto modo di seguire direttamente lo svolgersi dello spoglio delle schede fra i Dem, ha potuto notare come in Casa Pd non ci siano stati sorrisi: Matteo Renzi al secondo piano del Nazareno ha atteso i risultati regionali giocando a play station con Matteo Orfini…

E questo è il commento principale che scaturisce dalle analisi “a caldo” sul voto delle regionali, come sottolinea il quotidiano  La Repubblica: “Le elezioni regionali consegnano al sistema politico italiano una nuova morfologia. Salvini maggior azionista del centrodestra, i Cinque Stelle che ottengono un risultato mai sfiorato prima alle amministrative. E i democratici costretti a rivedere la propria strategia”.

Il commento di Matteo Salvini evidenzia l’astensionismo: “Per noi il lavoro inizia domani, per tanti partiti finisce stasera. Dovrebbe allarmare il dato relativo all’astensione, un calo generalizzato del 10% rispetto alle regionali del 2010 ha sicuramente un suo significato”.

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