Sicilia, i primi patti scellerati

YALTADi Salvo Barbagallo

Tornare a rileggere le vicende del “recente” passato della Sicilia non vuol dire portare avanti un’operazione di “nostalgia”: mancherebbe il motivo di base, tenendo conto che “quelle” vicende non solo non sono note alla maggior parte degli italiani, ma i pochi che le hanno determinate le hanno “cancellate”. Dunque, non c’è Storia, “quel” passato non esiste, non deve esistere poiché se riaffiorasse metterebbe in luce sia le contraddizioni di questo momento che l’Italia vive, sia i danni che la Sicilia ha subito dal dopoguerra ad oggi.

1944-1945 (e oltre, sino al 1950): italiani contro Siciliani mentre al nord la guerra infuriava per cacciare dal Paese i tedeschi (ex alleati, ora nemici) e i fascisti rimasti aggrappati alle ultime velleità naziste. In questo periodo, quando ancora le sorti della guerra rimanevano incerte nel timore di un colpo di coda della Germania, in Sicilia avvengono le manovre politiche più complesse: c’è ancora chi vuol salvare la Monarchia, c’è chi vorrebbe cavalcare l’onda indipendentista-separatista. I primi mesi del 1945 sono cruciali per intrecci più scellerati.

Manifestazione indipendentista a PalermoNel gennaio del 1945 il generale dei carabinieri Giuseppe Castellano incontra Alfred T. Nester, console degli Stati Uniti d’America a Palermo, e gli dichiara di avere più fiducia nella politica degli alleati che in quella del governo italiano, ammettendo che l’esercito non è in grado di controllare la situazione in Sicilia “perché i siciliani sono separatisti e sono bene armati” e che sarebbe utile mettere d’accordo “i separatisti, la mafia e il CLN”. Castellano (documenti dell’OSS, i Servizi segreti americani) avendo costatato il disinteresse di Finocchiaro Aprile (leader del Movimento Indipendentista) per un incontro con il CLN, si era messo in contatto con la mafia, ed era riuscito a convincere Alessandro Tasca (nobile feudatario palermitano), ma non suo fratello Lucio, sindaco di Palermo che condivideva le posizioni di Finocchiaro Aprile. Commenterà nel suo rapporto il console americano: “Il generale Castellano è fermamente convinto che il sistema adottato al tempo della vecchia e rispettata mafia debba tornare sulla scena siciliana, perché è l’unico il grado di controllare il banditismo e la violenza generale”. Nello stesso rapporto di Nester si leggono le dichiarazioni di Don Calogero Vizzini: “Oggi la Sicilia deve tornare a essere considerata dagli americani la perla del Mediterraneo…”. Della stessa opinione di Castellano è il generale Branca, che si auspica che “in Sicilia possa tornare l’Amministrazione alleata…”.

tre mNel successivo mese di febbraio un confidente dei Servizi segreti americani, il professore (e separatista) Federico Lazzaro riferisce all’OSS che Finocchiaro Aprile si era incontrato con i rappresentanti degli inglesi inviati dal colonnello Gayre, e al termine dell’incontro si mostrava ottimista sulla possibilità di “una Sicilia indipendente sotto la sfera dell’influenza inglese”. Da un documento dell’OSS si rileva che anche il Vaticano è favorevole a tale tipo di accordo: il tramite per gli inglesi è il colonnello Speise, capo della Divisione politica del Comando alleato a Roma.

Nel marzo del 1945 l’OSS  apprendono che Vittorio Emanuele Orlando ha avuto offerta la presidenza della Sicilia indipendente, ma Orlando avrebbe risposto “di mirare più in alto, alla presidenza della Repubblica”. Un mese dopo (il 10 aprile), l’OSS riferisce in un suo rapporto al console Nester che la mafia preferisce Orlando a capo del Partito Repubblicano in Sicilia; la mafia, inoltre, avrebbe convinto il leader del Movimento indipendentista, Finocchiaro Aprile, ad abbandonare l’idea di una Sicilia indipendente e accontentarsi della soluzione della concessione alla Sicilia di una larga autonomia.

Successivamente il console Nester riferisce che il 28 maggio si era tenuto, in casa del barone Lo Monaco a Palermo, un incontro segreto dei monarchici. All’incontro avevano preso parte il principe di Castelcicala (partito Liberale), il generale della riserva Tonelli, il generale Martinez, il professore Sanguini (in rappresentanza della Democrazia Cristiana), il comandante militare della Sicilia e Casa Savoia erano rappresentati dai rispettivi ufficiali di ordinanza, presenti pure altri ufficiali superiori del Comando militare. A chiusura del documento, il console Nester informa che qualche giorno prima dell’incontro aveva parlato con Don Vizzini, il quale gli aveva espresso i dubbi della mafia a sostenere la monarchia. Da un altro documento si rileva che il re, appresi i dubbi della mafia, invia in Sicilia “tempestivamente” il colonnello Andrea Leto a trattare con Finocchiaro Aprile e Alessandro Tasca (elemento di spicco del MIS), facendo pervenire ai due forti somme di denaro. La missione pare che ottenga successo perché Don Vizzini si mostra più propenso ad accettare l’offerta della monarchia.

Qualche settimana prima, il 15 maggio, qualcuno, in nome della direzione del MIS, aveva avuto un incontro con il bandito Salvatore Giuliano. A Giuliano è offerto di combattere per i separatisti e il “re di Montelepre”accetta.

Siamo a pochi mesi dalla fine della guerra: il 4 maggio c’è la resa dei tedeschi in Italia, l’11 successivo il crollo del Terzo Reich e la fine delle ostilità in Europa. Si va verso un riassetto della Nazione-Italia. Le misure contro gli indipendentisti si fanno maggiormente aspre, il paventato Esercito di volontari (l’EVIS organizzato dal professore Antonio Canepa) deve essere eliminato e tutte le energie militari sul territorio devono essere spese per raggiungere lo scopo. Questo è quanto si deduce dai documenti dei rapporti ufficiali delle forze unificate di esercito, carabinieri e polizia. Forze spropositate contrapposte a quelle dell’EVIS che possono contare (almeno per quanto risulterà) soltanto su alcune decine di giovani in fase di addestramento alle armi.

MIS2Gli atti politici che tutti i partiti, ricostituitisi in Sicilia, adottano sono quelli di lottare apertamente il Movimento Indipendentista. Sempre più soventi si fanno gli scontri fra giovani appartenenti a compagini diverse contro gli aderenti alla Lega Giovanile Separatista, mentre le autorità provvedono alla chiusura delle sedi e provocano, sottobanco, la messa a fuoco d’innumerevoli locali. Questa situazione viene denunciata dallo stesso Andrea Finocchiaro Aprile in occasione del secondo congresso del MIS che si tiene a Palermo il 14 aprile del 1945, alla presenza di 1500 intervenuti. In questa sede il leader separatista dà lettura di un memoriale inviato ai “Capi delle Nazioni Unite riunitisi nella Conferenza di San Francesco. Le ripercussioni internazionali a tale memoriale sono notevoli, e la reazione del Governo Italiano non tarda a farsi notare. A Palermo sono i militanti dei partiti unitari a scagliarsi contro i separatisti, pochi giorni dopo che è reso di pubblico dominio il contenuto dell’appello di Finocchiaro Aprile: la sede regionale è distrutta. Per tutto il mese di aprile si susseguono episodi del genere. La polizia sta a guardare e non opera alcun arresto. Più forte è la repressione, più intensa è l’attività del MIS, ma la linea a Roma e altrove è stata tracciata da qualche tempo. Preoccupa maggiormente l’eventualità che qualche potenza belligerante possa, all’insaputa degli alleati, alimentare la forza del MIS

Il 5 maggio del 1945, infatti, la relazione del Comando Generale dei Carabinieri al ministero dell’Interno così si apre: “II Movimento Indipendentista ha intensificato la propria attività e quasi settimanalmente ha tenuto conferenze propagandistiche. Secondo voci, diffuse da tale movimento, durante la conferenza di Yalta si sarebbe molto discusso sulla Sicilia e sulla sua situazione, ma che ogni decisione in merito sarebbe stata rimandata alla prossima Conferenza di San Francisco, non essendo stata approvata alcuna formula decisiva che soddisfacesse appieno le tre grandi potenze alleate (…) ”.

Il 17 maggio un telegramma di Aldisio – indirizzato sempre al ministero dell’Interno, evidenzia la psicosi negli ambienti politici palermitani in merito all’ipotetica ingerenza straniera negli affari siciliani: “Radio Roma ore 21 sera ha trasmesso come notizia proveniente da ambienti Londra cha et Sicilia sarebbe concessa larga autonomia con politica estera sotto controllo di una potenza mediterranea. Tale trasmissione Radio Roma ha prodotto profondissima impressione ambiente politico siciliano et separatismo già scosso et in liquidazione tenta ripigliare respiro. Vivamente prego evitare avvenire simili omissioni fatte da radio nazionale cui conseguenze psicologiche sono evidentissime et urgentemente trovare modo smentire categoricamente notizie date ieri sera”.

L’Ufficio della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’indomani della ricezione del telegramma di Aldisio, effettua la segnalazione a S.E. Mattarella e a S.E. Berrutti. Mattarella sollecita, immediatamente un colloquio con S.E. Prumas, del ministero degli Affari Esteri, e si apprende che la notizia trasmessa dalla radio nazionale è stata diramata dall’Agenzia INS (International News Service). Vengono impartiti immediati ordini affinché l’Agenzia italiana ORBIS emetta un comunicato che smentisca l’agenzia inglese, e contemporaneamente si prendono gli accordi diplomatici al fine di chiarire definitivamente la situazione.

In questo marasma d’intrighi è possibile, a questo punto, che sia stato fatto qualche passo per raggiungere un accordo con Finocchiaro Aprile, o da parte italiana o da parte inglese, o da parte americana, poiché, dopo questi fatti il capo separatista muta la sua linea politica. Il segno più evidente di tale svolta è un telegramma di felicitazioni che invia al Governo appena avvenuta la liberazione del territorio nazionale. Un telegramma che suscita violente reazioni fra gli aderenti al Movimento Indipendendista. Militanti e simpatizzanti indipendentisti gridano “allo scandalo”, “al tradimento”, si minacciano scissioni all’interno del MIS.

Ad avvalorare la tesi di contatti segreti è una segnalazione dello stesso Aldisio (sebbene in data posteriore di qualche mese) con la quale si informa che “in casa dell’avvocato Varvaro sono stati portati documenti riguardanti lo sviluppo della Conferenza di San Francisco nei riguardi della Sicilia. Questi documenti sarebbero pervenuti a Roma a mezzo di un diplomatico canadese presente alla Conferenza, e sarebbero stati portati a Palermo dal figlio dell’on. Finocchiaro Aprile”.

(3 – Continua)

Leggi la prima parte e/o la seconda parte.

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