MUOS annullato e dimenticato

muosDi Salvo Barbagallo

MUOS, cosa è successo dopo la sentenza del Tar regionale? Ma cosa sarebbe dovuto accadere, che si bloccavano i lavori e si smantellava ogni cosa? Ma quando mai…D’altra parte c’è chi dice che, tutto sommato, ancora sono passate poche settimane dalla sentenza che ha messo, in un certo senso, alla “sbarra” ilDepartment Of The Navy” degli Stati Uniti d’America. La decisione, infatti, delle Camere di Consiglio,  con l’intervento dei magistrati Caterina Criscenti, Presidente FF, Estensore Maria Cappellano, Primo Referendario, Luca Lamberti, Referendario, porta la data del 22 gennaio scorso.

Complessa e articolata la sentenza del Tar, che presenta difficoltà di lettura per quanti non posseggono solidi basi di conoscenza in materia legale. Si evidenziano  “le problematiche riguardanti la mappa del campo elettromagnetico irradiato dalle parabole satellitari del MUOS in asse, fuori asse e in particolare in prossimità del terreno, il livello del campo elettromagnetico irradiato dalle antenne della base NRTF nel breve e nel lungo periodo, i possibili effetti causati dall’interazione di aeromobili con il fascio del MUOS sono trattate rispettivamente dall’ISS, dall’ISPRA e dall’ENAV in maniera non esaustiva e come tale suscettibile di ulteriori doverosi approfondimenti”. Nella sentenza vengono poste in luce carenze di documentazioni e approfondimenti necessari per le autorizzazioni dell’installazione degli impianti, da parte degli enti interessati alla realizzazione e agli enti che la concessione stessa ai lavori dovevano concedere.

In ultima analisi quel che appare chiaro è quanto segue in riferimento all’installazione militare: “Il sistema di comunicazione satellitare MUOS prevede la realizzazione di quattro satelliti e di quattro stazioni terrestri localizzate, rispettivamente, nel sud ovest Australia (stazione di Kojarena, 30 Km circa dalla città di Geraldton), nelle Hawaii (stazione radio isola di Wahiawa); negli Stati Uniti, Virginia (in un sito non meglio specificato) ed in Sicilia, su un sito originariamente localizzato nella base aeronavale di Sigonella e poi spostato nella stazione radio di Niscemi. Il progetto da localizzare a Niscemi prevede l’esecuzione, con fondi degli Stati Uniti, delle seguenti opere: tre antenne paraboliche (denominate “Sistemi ad Obiettivo Utente Mobile MUOS”), trasmittenti su banda-ka, ciascuna con diametro di 18,4 metri ed altezza di 25 metri circa, poggianti su basi alte mt. 6 e di mq 112,14; due antenne elicoidali ad altissima frequenza UHF, con diametro di 33 cm.; tre fabbricati, un serbatoio idrico ed un vasca di contenimento per serbatoio di gasolio, strada di accesso, marciapiedi, vari impianti di supporto (illuminazione, video sorveglianza ed allarme, etc). Il sito di Niscemi ove è previsto il MUOS ricade: 1) all’interno della zona B (dal 30 dicembre 2009 divenuta zona A), della riserva naturale orientata (RNO) denominata “Sughereta” istituita con D.A. n. 475 del 25 luglio 1997 ed affidata in gestione all’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana; 2) in area sottoposta a vincolo paesaggistico ex lege ai sensi dell’art. 142, co. 1, lett. f) e g) D.lgs. n. 42/04); 3) nella rete ecologica “Natura 2000” all’interno del sito di importanza comunitaria (SIC) ITA050007, istituito ai sensi delle Direttive Europee 92/43/CEE e 79/409/CEE”.

Come è stato scritto in articolo precedente, a firma Luigi Asero, su questo giornale “La sentenza del Tar ovviamente non è uno stop definitivo, ma soltanto un altro tassello della vicenda riguardante il sistema di comunicazioni satellitari. Secondo i giudici il sistema sarebbe pericoloso per la salute dei cittadini, ipotesi sempre sostenuta dal Comitato No-Muos. Nella sentenza si precisa: “lo studio dell’Istituto superiore di sanità costituisce un documento non condiviso da tutti i professionisti che hanno composto il gruppo di lavoro e – fatto ancor più significativo – risulta non condiviso proprio dai componenti designati dalla Regione siciliana, Mario Palermo e Massimo Zucchetti. I due esperti, con una loro autonoma relazione allegata allo studio Iss, evidenziano, fra l’altro, che rimangono aperte le valutazioni predittive in campo vicino, per le quali la stessa relazione principale dell’Iss dà atto trattarsi di un campo molto esteso vista la dimensione delle antenne e di non avere a riguardo informazioni specifiche. Inoltre, non sarebbe stata ben indagata nello studio Iss neppure la reale dimensione del rischio alla salute”.

A conti fatti, così come è nella realtà per quel che è dato sapere, nulla è cambiato a Niscemi, proprio come se la sentenza del Tar fosse soltanto una questione “burocratica” non sostanziale. E l’argomento MUOS-Tar, almeno per ora, è passato nel dimenticatoio…

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