La Sicilia territorio per esercitazioni militari

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Il territorio di Corleone e Contessa Ermellina piace ai militari statunitensi che da mesi effettuano le loro esercitazioni in piena tranquillità e, a quanto è dato sapere, senza preventiva autorizzazione delle autorità locali. Ora altre esercitazioni , ma questa volta parrebbero di marca nazional-italiana, vengono effettuate tra Agrigento e Palma Montechiaro, a poca distanza dalla Valle dei Templi. Fuoco d’artiglieria diurno e notturno, gli abitanti della zona si chiedono, esprimendo preoccupazione, il perché di queste manovre e perché nessuno si è sentito in dovere di informare la popolazione. Addestramenti di giorno e di notte come se i vertici stiano programmando e pianificando chissà cosa e in danno di chi. Tutto normale? Certo è possibile che sia “normale” routine addestrativa, ma pochi credono alle coincidenze. L’area interessata è estesa, comprende anche i territori che vanno da Favara a San Leone, da Porto Empedocle a Realmonte.

Come riporta “Sicilia Informazioni”, chiamato in causa il generale Corrado Dalzini, comandante della Regione Militare Sud, s’è difeso affermando che ”L’Esercito va in missione e per andare in missione ha bisogno di addestrarsi. L’attività nel poligono di Punta Bianca, che è utilizzato anche dalle altre forze di polizia, è da oltre 50 anni monitorata e svolta secondo le norme. L’area è stata individuata nel corso del Comitato misto paritetico. Se si sollevano dei problemi, bisogna parlarne in quella sede”. Anche questa dichiarazione è plausibile: i militari italiani sono presenti in numerosi scenari “caldi”, e da qualche parte (?), in qualche luogo (?) devono pur addestrarsi.

Il fatto è che la Sicilia appare altamente militarizzata,: da decenni è quasi “occupata” da importanti installazioni militari (vedi Sigonella, Augusta, Trapani, Niscemi, eccetera) dove non ci stanno “solo” reparti italiani e l’attività che svolgono, per ovvi motivi, di certo non può essere resa nota. Il problema è proprio questo: tutto ciò che è ignoto, o che viene “celato”, non solo preoccupa, ma allarma. In momenti di tensione, come quelli che sta attraversando il Paese, sentire esplosioni notturne non tranquillizza. Così come non tranquillizza la notizia dell’arresto di cellule terroristiche che si addestravano sull’Etna, così come non tranquillizzano i passaggi di elicotteri militari (made in USA, ma dislocati dove in Sicilia?), che sorvolano a bassa quota gli abitati, così come non tranquillizza la presenza dei droni (i sofisticati velivoli senza pilota) a Sigonella, impiegati in chissà quali missioni di guerra.

In realtà si dovrebbe stare sereni: i governanti e i politici siciliani (sena parlare di quelli italiani) non mostrano alcun turbamento, quando vengono a conoscenza di questi avvenimenti. Perché, dunque, la collettività deve preoccuparsi? (….!)

Salvo Barbagallo 

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