Gas: continua l’integrazione energetica europea

gasdottoGrecia e Bulgaria pianificano la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali finalizzata al trasporto del carburante dell’Azerbaijan in Romania e Ungheria – oltre che già in Italia e Albania attraverso la TAP. Sofia firma un accordo per l’unificazione del sistema infrastrutturale energetico nazionale anche con la Serbia.

L’unione dei gasdotti europei come mezzo per contrastare l’egemonia energetica della Russia. Nella giornata di lunedì, 17 Dicembre, i Governi di Grecia e Bulgaria hanno comunicato l’avvio della costruzione di un gasdotto per collegare i sistemi infrastrutturali energetici nazionali di Atene e Sofia.

Come riportato dall’agenzia Novinite, il gasdotto, dalla portata di 3 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, unirà la città bulgara di Stara Zagora alla località greca di Komotini, ed è previsto un suo prolungamento anche in Romania ed Ungheria.

L’infrastruttura, finanziata per 45 Milioni di Euro dalla Commissione Europea, è parte del Programma Energetico UE, volto alla creazione di un mercato unico del gas in Europa e alla diversificazione delle forniture di oro blu per il Vecchio Continente.

La scelta della località greca, e il forte sostegno prestato dalla Commissione Europea, sono due fattori legati l’uno all’altro.

A Komotini è infatti previsto l’avvio del Gasdotto Trans Adriatico – TAP: conduttura, sostenuta dai Governi italiano, greco ed albanese, progettata per veicolare in Italia, attraverso Grecia ed Albania, 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno dall’Azerbaijan.

La TAP è un progetto di fondamentale importanza per la politica energetica europea: il gas azero veicolato in Europa permette all’Unione Europea di diminuire la forte dipendenza dalle forniture energetiche della Russia – che ad oggi copre il 40% del fabbisogno complessivo UE – e permette all’Italia di affermarsi come l’hub unico del carburante dell’Azerbaijan nel Vecchio Continente.

Oltre alla diversificazione delle forniture di gas, un altro obiettivo del Programma Energetico della Commissione Europea è l’unificazione dei gasdotti dei Paesi UE, e di alcuni extra-UE, finalizzata alla creazione di un mercato unico del gas il più possibile liberalizzato e diversificato negli approvvigionamenti.

Un passo significativo in tale direzione è stato annunciato dalla Lituania, dove il governo di centro-sinistra appena insediato ha posto l’integrazione dei gasdotti lituani con quelli della Polonia tra le priorità della politica energetica di Vilna, in conformità con le direttive di Bruxelles.

Nell’ambito di questa strategia, nella giornata di Domenica, 16 Dicembre, la Bulgaria ha progettato l’unificazione dei propri gasdotti anche con il sistema infrastrutturale energetico della Serbia attraverso la costruzione di una conduttura dalla portata di 1,8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’accordo tra il Governo bulgaro e quello serbo è stato ratificato a Bruxelles dai Primi Ministri dei due Paesi, Boyko Borysov e Ivica Dacic, con la presenza del Commissario UE all’Energia Gunther Oettinger.

La minaccia della Russia all’integrazione europea del gas

Come riportato da Gazeta Wyborcza, a differenza che negli accordi tra Bulgaria e Grecia, e tra Lituania e Polonia, il patto tra Sofia e Belgrado è messo in forse dalla politica energetica della Russia, che proprio tra il territorio bulgaro e quello serbo ha pianificato la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, che rifornirà l’UE di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, veicolati dalla Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, è stato progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture del Cremlino.

Inoltre, il Southstream rappresenta per la Russia uno strumento politico per evitare sia la diversificazione delle forniture di gas da parte della Commissione Europea, che la realizzazione del mercato unico del gas europeo.

L’atteggiamento di Mosca non solo costituisce una minaccia all’indipendenza energetica dell’UE, ma pone anche a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione, e di quelli interessati dal progetto Energetico di Bruxelles.

Matteo Cazzulani

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