Falso in bilancio al comune di Catania, ci sono 27 indagati

Le fiamme gialle di Catania, dopo diversi anni di indagine, hanno notificato questa mattina 27 avvisi di conclusione indagini per il reato di falso in bilancio all’ex sindaco di Catania, Umberto Scapagnini, a componenti della sua giunta in carica tra il 2005 e il 2006. Tra questi ci sono anche alcuni dirigenti del comune di Catania. Al centro dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra Chiavegatti specialista per i reati nella pubblica amministrazione, gli atti di previsione dei bilanci. Tra i reati contestati, ce ne sarebbero già prescritti.

Questi gli indagati, l’ex commissario Vincenzo Emanuele, Umberto Scapagnini, Vincenzo Castorina, Francesco Caruso, Mario D’Antoni, Placido Castorina, Santo Cimellaro, Francesco Bruno, Gaetano Tafuri, Luigi Asero, Vincenzo Emanuele, Carmelo Pricoco, Giuseppe Arena, Mario Brancato, Orazio D’Antoni, Mario De Felice, Filippo Drago, Fabio Fatuzzo, Silvana Grasso, Stefania Gulino, Giuseppe Maimone, Vincenzo Oliva, Domenico Rotella, Salvatore Santamaria, Carmela Schillaci, Giuseppe Siciliano, Giovanni Vasta, Giuseppe Zappalà.

Sulla vicenda c’è un comunicato dello studio Ziccone, lo riportiamo per intero: “l’avviso di conclusione delle Indagini Preliminari, attualmente in corso di notifica per l’ex Sindaco di Catania Umberto Scapagnini e altri 26 indagati – tra ex assessori e funzionari responsabili dei servizi dei vari rami dell’amministrazione – rappresenta il secondo atto (ovviamente, strettamente connesso al primo) del c.d. processo per il “Buco di Bilancio“.

Com’è noto quest’ultimo è già stato oggetto del giudizio di primo grado (sentenza emanata dal Giudice del Tribunale di Catania, dott. A. Cavallaro) e avverso la sentenza è stato presentato appello dagli imputati. L’accusa è per tutti di falso in atto pubblico (art. 479 c.p.) ed i fatti si riferiscono ai Bilanci Preventivi del Comune, e agli atti connessi, e sono compresi in un periodo che va dal 2005 al 2008. La responsabilità dei falsi non viene addebitata ai componenti il Consiglio Comunale di quegli anni, giacché viene contestato l’art. 48 c.p. secondo il quale i consiglieri sarebbero stati indotti in errore dai componenti della Giunta e dai Funzionari. 

Già nel primo processo il Sindaco Scapagnini aveva dichiarato che il suo comportamento – come pure quello della Giunta e dei Funzionari – era perfettamente conforme alle leggi contabili ed ispirato all’interesse della Città come, per altro, dimostrato dall’adesione del Consiglio Comunale dopo ampio ed approfondito dibattito.”

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