L’Unione Europea boccia il Ponte sullo Stretto

Siamo stati sempre scettici sulla possibilità di realizzare il Ponte sullo Stretto, non certamente per questioni “tecniche” ma perché non abbiamo mai creduto ad una seria volontà politica, nazionale e internazionale. Così come non abbiamo creduto, e non crediamo ancora ai tanto esaltati “corridoi” che dovrebbero unire l’Europa alla Sicilia, e quindi a Malta.

Abbiamo parlato in tante occasioni dei reali motivi (a nostro avviso) che hanno determinato una Sicilia “isolata” dal Continente, destinata a non avere lo sviluppo (economico, politico, sociale) che sicuramente l’Isola merita. E ciò accade puntualmente dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Non ha destato in noi alcuna meraviglia la notizia che l’Unione Europea non darà il suo sostegno finanziario per la realizzazione del progetto del Ponte sullo Stretto. Come si apprende dalle informazioni delle agenzie stampa che Bruxelles ha approvato la proposta di regolamento sui progetti prioritari nelle grandi reti transeuropee tra il 2014 e il 2020, e dalla lista resta fuori proprio il Ponte sullo Stretto. Tra i lavori considerati strategici sul nostro territorio in Europa ci sono invece i collegamenti ferroviari Napoli-Bari, Napoli-Reggio e Messina-Palermo. Non si comprende, alla fine e paradossalmente, a cosa possa equivalere il potenziamento della linea ferroviaria Messina-Palermo se poi il Ponte non si farà.

C’è da meravigliarsi, dunque, per questa solenne bocciatura che cristallizza la vera situazione sul progetto del Ponte? Autorevoli commentatori politici adesso si chiedono con quali soldi si dovrebbe fare il Ponte, dal momento che la crisi generale è sotto gli occhi di tutti, e non sembra destinata a risolversi, quantomeno in tempi brevi. E pur tuttavia non si può dimenticare che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha affermato che il ponte sullo Stretto di Messina si farà, grazie alla circostanza che i tagli avrebbero risparmiato opere che il Governo definisce prioritarie come il tanto discusso collegamento tra Calabria e Sicilia.

Dei 50 miliardi Ue, la maggior parte (31,7 miliardi) è destinata a finanziarie i progetti prioritari individuati nel campo dei trasporti. L’elenco delle opere italiane inserite nella lista delle priorità dell’Unione Europea si apre con quelle facenti parte del corridoio Baltico-Adriatico. Udine, Trieste, Venezia e Ravenna potranno beneficiare degli aiuti europei per finanziare parte dei lavori necessari per la loro interconnesione e lo sviluppo di scali merci multimodali. Tra le priorità del cosiddetto corridoio Mediterraneo figurano invece la Torino-Lione e il potenziamento dei collegamenti ferroviari Milano-Brescia, Brescia-Venezia- Trieste e Trieste-Divaca.

Il sistema dei trasporti italiani è particolarmente interessato e coinvolto nella realizzazione dell’ex corridoio uno Berlino-Palermo, ora ribattezzato Helsinki-Valletta. In questo contesto l’Ue, per valicare le Alpi, è pronta a contribuire alla realizzazione del nuovo tunnel di base del Brennero e agli studi e ai lavori per potenziare la linea ferroviaria Fortezza-Verona. Il sostegno europeo andrà anche allo sviluppo dei collegamenti su rotaia tra Napoli e Bari e tra Napoli e Reggio Calabria. In Sicilia sara’ finanziata la linea Messina-Palermo. Confermata poi nei piani di Bruxelles la priorita’ assegnata al corridoio Genova-Rotterdam. In questo contesto l’Ue e’ disponibile a contribuire agli studi relativi alla linea ferroviaria tra il capoluogo ligure, Milano/Novara e il confine conla Svizzera.

Queste informazioni parlano chiaro, e non hanno bisogno di alcun commento, ma l’interrogativo pressante, e continuo, riguarda i politici di Casa nostra: cosa fanno per fronteggiare situazioni come queste? Dai risultati, sembra proprio che la questione non li tocchi…

Salvo Barbagallo

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