Ustica, 45 anni fa la strage. Mattarella: “Tragedia tra le più oscure e laceranti”

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Il messaggio del Capo dello Stato: “La Repubblica non abbandona la ricerca della verità”

La strage di 45 anni fa nel cielo di Ustica “ha impresso nella storia della Repubblica un segno doloroso e profondo che non potrà mai essere cancellato. Tutti coloro che erano a bordo di quel DC9, partito da Bologna con destinazione Palermo, vi trovarono la morte. Ottantuno persone tra equipaggio e passeggeri: tanti i corpi che non fu possibile ritrovare. È stata una tragedia tra le più oscure e laceranti che hanno colpito il nostro Paese”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 45° anniversario della strage di Ustica.

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”La memoria rinnova anzitutto i sentimenti di solidarietà e vicinanza ai familiari delle vittime, costretti a uno strazio indicibile, indelebile, inspiegabile. La Repubblica non abbandona la ricerca della verità e sollecita la collaborazione di tutti coloro che, anche tra i Paesi amici, possono aiutarci a rispondere al bisogno di giustizia, che non si dissolve negli anni perché è parte del tessuto stesso della democrazia”.

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“Editoriale”

Per non dimenticare dalle “memorie” abbandonate: solo poche parole per gli “anniversari” che hanno di accontentarsi per la “memoria”.

Un “Editoriale” pubblicato nel nostro giornale in data del 31 dicembre del 2016 a firma di Valter Vecellio  e un altro “Editoriale” in firma del nostro Direttore in data 23 Aprile 2020 Salvatore Barbagallo.

 

di Valter Vecellio

È da almeno trent’anni che mi occupo, per il mio lavoro di giornalista, della cosiddetta strage di Ustica: il DC-9 dell’Itavia esploso con le sue 81 persone a bordo la sera del 27 giugno 1980. Quelle immagini, i corpi in mare recuperati, e i rottami dell’aereo con certosina pazienza ricostruito, le avrò viste mille volte, nelle salette di montaggio. Ma c’è un’immagine che ogni volta mi emoziona e commuove. È quella di un bambolotto, avvolto in un cellophane: chissà di chi; su quell’aereo c’erano tanti bambini: Daniela, Tiziana, Alessandra Giovanni, Giuliana, Alessandro, Nicola, Maria Grazia, Sebastiano, Francesco, Antonella, Giuseppe, Vincenzo, Giacomo… tutti insieme non fanno cent’anni. Oppure era il regalo per qualcuno in attesa a Palermo, e che da quella sera del 27 giugno 1980 attende verità e giustizia…

C’è poi un’altra immagine, con la quale chiudo quasi sempre i miei servizi, a visiva memoria: sono i giubbotti-salvagente gialli, allineati; ognuno corrisponde a una persona, a una storia, a degli amori, dei sogni, delle vite insomma: sono “solo” 81, e non finiscono mai…

Che cosa sappiamo di quella strage? Sappiamo che il DC-9, che a quell’ora non doveva essere lì; e invece c’era, per via di un non previsto ritardo; e si trova al centro di un episodio di guerra aerea, guerra di fatto e non dichiarata, dice il giudice Rosario Priore.

Sappiamo che quella notte, in volo c’erano molti altri aerei, francesi, libici, italiani, di altre nazionalità; e questo lo dice la NATO.

Sappiamo che non è vero che la base militare francese di Solenzara, in Corsica era chiusa dalle 5 del pomeriggio, come un qualunque ufficio postale, ma era al centro di una intensa attività, aerei in decollo e atterraggio; sappiamo che in quella porzione di Mediterraneo c’era sicuramente una portaerei francese.

Sappiamo che per non aver saputo garantire la sicurezza dei voli è stato condannato il ministero dei trasporti; e sappiamo che per aver ostacolato il raggiungimento della verità è stato condannato il ministero della difesa.

Sappiamo che la strage, come altre, è “segnata” da depistaggi, tradimenti, prove e registrazioni cancellate, segreti di stato, interferenze, prescrizioni che salvano dalla condanna funzionari ed ufficiali coinvolti nell’azione di occultamento delle prove.

Ci sono poi le parole del presidente della Repubblica Mattarella, il messaggio consegnato ai parenti delle vittime della strage di Ustica. Parole su cui dovremmo riflettere più di quanto non si sia fatto.

Dice, il Presidente, che “le democrazie si fondano su valori e diritti che non possono sottrarsi al criterio della verità”. Verità, cioè: conoscenza. E auspica,  testuale, che “si riescano a rimuovere le opacità purtroppo persistenti”. Proprio così: “Opacità purtroppo persistenti”. Persistenti: significa  un qualcosa che permane costantemente nel tempo, si prolunga oltre il previsto, comunque per un lungo periodo. Questo dice il presidente Mattarella; e ognuno ora ne tiri la giusta somma. Buona giornata, e buona fortuna.

Sappiamo che il presidente Francesco Cossiga, a lungo sostenitore della bomba a bordo e della teoria dell’attentato, poi dice che il DC-9 è stato abbattuto, “per errore”, dai francesi.

Da qualche mese sono stati pubblicati i diari che l’ambasciatore Ludovico Ortona, capo ufficio stampa al Quirinale quando l’“inquilino” era Cossiga. Un grosso volume di oltre seicento pagine, La svolta di Francesco Cossiga, Aragno editore. È il diario di un settennato, quello che va dal 1985 al 1992. Arrivo alla pagina 251, 30 settembre 1989:

“…il Presidente si apre oggi un po’ di più su Ustica, e ci dice che ormai se, come sembra, si riduce il campo delle responsabilità a tre paesi che avrebbero lanciato il missile, gli USA, la Francia o la Libia a suo avviso non si può che nutrire sospetti sui francesi. Infatti, certamente gli americani con il loro moralismo puritano avrebbero tirato fuori qualcosa in nove anni. Dei libici non gli pare credibile. Invece nutre sospetti su come operano i francesi e su come saprebbero mantenere il segreto….

Confidenze fatte, ripeto, il 30 settembre 1989. A Parigi, nel frattempo sono cambiate tante cose. Ma i segreti sanno conservarli sempre molto bene.

 

Strage di Ustica: dopo 40 anni lo Stato risarcisce Itavia?

di Salvo Barbagallo

Ustica, una piaga nella storia italiana e internazionale, una piaga ancora non risanata dopo decenni di verità nascoste, di processi. Il tragico evento è noto come “la strage di Ustica”: alle 20:59 del 27 giugno 1980 sopra il braccio di mare compreso tra le isole di Ponza e Ustica, un Douglas DC-9 della compagnia aerea Itavia  – volo di linea IH870 – partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi perdeva il contatto radio con l’aeroporto di Roma-Ciampino. Era precipitato portando in fondo al mare Tirreno tutti gli 81 occupanti tra passeggeri ed equipaggio. Il giorno dopo il mare restituisce una quarantina di corpi. L’autopsia che verrà effettuata rivela che i passeggeri sono morti in seguito alle gravissime lesioni polmonari dovute a decompressione; alcuni corpi presentano lesioni traumatiche. Significa, spiegano gli esperti, che sono deceduti quando la cabina pressurizzata dell’aereo si è spaccata, in aria; e l’aereo poi è precipitato. Ma cos’è successo esattamente? Si parla di incidente strutturale. Di esplosione a bordo. Di un possibile attentato. Vengono nominate commissioni d’inchiesta, perizie e contro-perizie a non finire, una ridda di ipotesi e una lunga serie depistaggi. A pagare le conseguenze della strage oltre le famiglie delle vittime, la Compagnia aerea Itavia che dopo sei mesi, il 10 dicembre del 1980, si vede costretta a sospendere le attività di volo, mentre il 23 gennaio del 1981 le Autorità aeronautiche dichiaravano decaduti tutti i servizi di linea e la risoluzione delle convenzioni.

Ha scritto il giudice Rosario Priore: “il disastro di Ustica ha scatenato processi di deviazione o comunque di inquinamento delle indagini. Gli interessi dietro l’evento e di contrasto di ogni ricerca di verità sono stati tanti, e non solo all’interno del Paese, ma specie presso istituzioni di altri Stati, tali da ostacolare, specialmente attraverso l’occultamento delle prove e il lancio di sempre nuove ipotesi, con il chiaro intento di soffocare l’inchiesta, il raggiungimento della comprensione dei fatti…”.

Gli amministratori dell’Itavia, viste le risultanze dei processi che confermavano in più riprese che il DC-9 Itavia era stato abbattuto da un missile, intentavano causa al Ministero della Difesa in quanto non aveva assicurato la sicurezza nei cieli nazionali, e al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture accusato di aver permesso ad altri velivoli la circolazione contemporanea sulla stessa rotta del DC-9.

Ebbene, dopo 40 anni questa vicenda giudiziaria si chiude con la condanna dei Ministeri di Difesa e Trasporti con sentenza esecutiva della Corte d’Appello di Roma pubblicata martedì scorso (21 aprile) che stabilisce in 330 milioni il risarcimento a Itavia per i danni subìti sia per l’abbattimento del Dc-9, sia per il danno apportato alla società dalla cessata attività.

Lo Stato, dunque, paga! Una notizia passata (quasi) inosservata (a quel che abbiamo potuto notare soltanto il quotidiano “Il Sole 24 Ore ha dedicato a questo “evento” una pagina) e “trascurata” dai mass media, forse perché siamo in tempi di pandemia da Coronavirus e ogni altro argomento deve passare in seconda linea.

Lo Stato, dunque, pagherà veramente? Oppure finirà come per i familiari delle vittime costretti a inseguire lo Stato con pignoramenti?

 


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