Riceviamo e pubblichiamo
Gentili Colleghi,
l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Trapani mi ha negato una prestazione sanitaria entro i termini di sessanta giorni prescritti da un medico specialista. In conseguenza di ciò, per ottenere il soddisfo dei miei diritti, ho diffidato il Ministro della Salute, il Presidente della Regione Sicilia, l’Assessore Regionale alla Sanità e il Direttore Generale dell’ASP di Trapani, annunciando che in caso di inottemperanza presenterò denuncia e querela.
La pubblica amministrazione pretende giustamente che il cittadino osservi i tempi imposti per assolvere ad obblighi, pena sanzioni anche rilevanti; ma non può continuare a violare impunemente le norme che emana, con danni per i cittadini e senza pagarne le conseguenze. La questione delle liste di attesa in Sicilia è drammatica, nonostante l’aumento di milioni e milioni di stanziamenti e il susseguirsi di leggi e decreti, nazionali e regionali, che impongono al servizio sanitario nazionale l‘obbligo di assicurare comunque, a proprie spese, le prestazioni rispettando le priorità stabilite dal medico, anche con intramoenia o attraverso strutture private. Ma queste norme inderogabili sono sistematicamente disattese e per potersi curare ci sono tre possibilità: cercare una raccomandazione, o pagare, o rassegnarsi.
Sono un paziente oncologico, operato nel 2024 di cancro a un polmone e in follow up per periodici accertamenti e controlli, ai quali mi sottopongo pur continuando l’attività di giornalista professionista che esercito da oltre mezzo secolo.
Trasferitomi temporaneamente dal Milanese a Castellammare del Golfo, sono stato assegnato all’ASP di Trapani e ho già subìto dalla stessa una prima odiosa traversia poiché la dipendenza di Alcamo ha rifiutato di registrare un certificato di esenzione (cosiddetto codice 048) rilasciatomi agli effetti di legge dall’Ospedale di Legnano, sostenendo che avrei dovuto recarmi in Lombardia, dove sono residente, per chiederne la ricezione. Solo dopo lungaggini, diatribe e diffide ho potuto ottenere quanto richiesto.
Queste modalità di comportamento nei confronti del cittadino sono odiose, permanendo atteggiamenti di addetti che trovandosi a una scrivania o dietro uno sportello pubblico pensano di poter trattare l’utente come se fosse un suddito.
Per i miei servizi quotidiani, gli scoop e le inchieste sulla mafia siciliana ho subìto negli anni attentati, riuscendo a sfuggire a ripetuti ordini di uccidermi, come ricostruito recentemente dalla trasmissione “Cose Nostre” di Rai1 (https://www.raiplay.it/video/2024/04/Cose-Nostre—Le-regole-dello-sbirro—06052024-91cdab61-67f8-4077-87f6-20323511f37e.html). “Possibile – ho chiesto in Lombardia a una dottoressa specializzata in medicina atomica – che non ce l’ha fatta Cosa Nostra a uccidermi e debba ora ammazzarmi una pallina in un polmone?”.
Si fosse solo trattato di quella pallina al polmone, grazie a medici grandi uomini dell’Ospedale di Legnano mi son salvato. Ma ora un’altra pallina micidiale mi è spuntata al rene destro; e per questo occorrono rapidi accertamenti ulteriori per potere intervenire in tempo prima che mi uccida.
L’esigenza di ulteriormente accertare senza perdita di tempo è stata espressa da due diversi specialisti in Lombardia e a Trapani, dove appunto il 17 ottobre mi è stata prescritta una risonanza magnetica da effettuarsi entro sessanta giorni. Ed ecco la sorpresa: tentata la prenotazione nello stesso giorno, l’ASP di Trapani mi ha offerto una prima disponibilità per il mese di aprile 2026; mentre il CUP regionale e gli altri provinciali siciliani non hanno dato alcuna disponibilità.
La prestazione entro i termini è un atto dovuto, come la prenotazione è un atto addirittura indifferibile, come stabilito dalle norme in vigore. Il codice penale stabilisce che “Il pubblico ufficiale, o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”.
Il 17 ottobre ho pertanto invitato il Direttore Generale dell’ASP Trapani ad assicurarmi le prestazioni richieste entro il 17 dicembre 2025, cioè alla scadenza dei sessanta giorni prescritti. Non avendo ottenuto riscontro, il 22 ottobre ho diffidato i vari soggetti responsabili, come anzidetto.
Non si è fatto attendere l’intervento del Presidente della Regione, che attraverso il Capo di Gabinetto, Sammartano, ha invitato il 23 ottobre gli uffici competenti a “intraprendere ogni utile azione e iniziativa al fine di superare la criticità”, il tutto “a tutela diretta degli interessi dell’Amministrazione regionale”. Sorprende che l’obiettivo di tutela sia solo per l’Amministrazione regionale, anziché, innanzitutto, per il cittadino; ma tant’è.
Ed eccomi qui, in attesa che qualcuno si muova e provveda, prima che la stessa Sanità mi uccida arrivando sin dove non è riusciuta la mafia. La questione non è di poco conto e, come già annunciato, mi accingo a sporgere querela, a mia tutela e anche, o soprattutto, perché i siciliani si mettano una buona volta in testa che contro l’oppressione del potere non si può restare in silenzio ma occorre reagire come la legge consente.
Tengo a Vostra disposizione tutti i documenti relativi alla questione, nel caso in cui Vi servano per interessarVi dell’argomento e vogliate contattarmi.
Grazie e cordiali saluti.
Salvo Bella
