Salvo Barbagallo
Quanti “personaggi” che hanno rivestito le cariche di Governanti nel “nostro” Paese che hanno dimenticato con facilità la loro “storia” ? Da protagonisti hanno vissuto avvenimenti importanti della vita del Paese, non così la maggior parte delle persone che hanno ignorato involontariamente i fatti. E’ impossibile la consapevolezza di una “informazione” corretta che raggiunga tutti gli interessati. Tante volte le “informazioni” non vengono raccolte per superficialità, oppure per disinteresse, oppure ancora per malevolenza. E’ nel caso che il nostro Luigi Asero ha voluto ricordare quante e quante volte riportato sui nostri articoli sulla “Voce dell’Isola”! E non a caso c’è da preoccuparsi di quanto può accadere vicino a Sigonella! E non a cas0 varrebbe ricordare da quanto tempo i “Guardiani” di Trump sono già fra noi, in Sicilia”.
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di Luigi Asero
In questo giornale, tante e tante volte in passato, ci si è occupati dei rischi derivanti dalla presenza stabile di due importantissime basi NATO, quella di Sigonella (a Catania) e quella più recente del Muos di Niscemi in provincia di Caltanissetta. Ce ne siamo occupati sempre inascoltati e spesso criticati anzi… accusati d’essere disfattisti e allarmisti per delle realtà che portano lavoro e sviluppo (quale “lavoro”? quale “sviluppo”?).
Oggi la questione torna prepotentemente a galla, la situazione mediorientale con il conflitto tra Israele e Iran e la necessità dei primi di disporre di armamenti con il rischio che serva ben “altro”, un ben “altro” di cui disporrebbero soltanto gli USA fa tornare in mente cupi scenari, di cui non si aveva più memoria dai tempi della “guerra fredda”. Appena due giorni fa il quotidiano “La Sicilia” con un pezzo a firma di Alfredo Zermo titolava Medio Oriente, Trump muove i bombardieri B-2: lo “spettro” di Sigonella nel conflitto, mentre stamane è il quotidiano online “NewSicilia” a lanciare, con un’intervista, l’allarme di Fabio Granata Guerra in Medio Oriente, la Sicilia come bersaglio strategico. (….)
Questa è buona! Sigonella anche base Space Force per guerre stellari USA
Salvo Barbagallo
Il quotidiano La Repubblica, sempre aggiornato su quanto accade in Italia, ci informa che Sigonella ha aggiunto un’altra stelletta al suo universo militare: da alcuni giorni è attiva, infatti, una base “aerospaziale” Statunitense”. Mister Trump – il Presidente per eccellenza – evidentemente non ha voluto essere meno dei suoi predecessori che hanno già da tempo ingolfato la Sicilia di armi (forse – ? – anche nucleari) e di arnesi bellici altamente sofisticati, e ora ha deciso che la base (ufficialmente, ma in pratica “quasi formalmente” italiana) alle porte del capoluogo etneo si arricchisce di una primizia che porta la sua firma: sede dell’avamposto della “Space Force”. Il servizio su La Repubblica è di Gianluca Di Feo, ma non si può leggere per intero se non si è collegati a pagamento. E noi non lo siamo. Si possono leggere solo poche righe, le seguenti: “Il territorio italiano entra nell’era delle guerre stellari. Giovedì scorso ( 6 febbraio 2020, n:d.r.) con una breve cerimonia è stata inaugurata la “base spaziale” dell’aeroporto statunitense di Sigonella. A presidiarla la squadra Alfa della prima compagnia spaziale del primo reggimento spaziale dell’unica brigata spaziale americana esistente. Sì, sembra uno scioglilingua ma la denominazione fa capire l’importanza di questo reparto: in pratica, sono i pionieri …”.
Ma cosa è la “Space Force” che sta andando a presidiare (unitamente ai droni, al MUOS e tanti altri arnesi da guerra) questa parte del territorio siciliano?
Lo ha spiegato due anni addietro Michela Della Maggesa su “Formiche”, quando questa nuova forza USA venne presentata proprio da Donald Trump: Si tratterebbe di una sesta forza armata all’interno del Dipartimento della Difesa, che in questo momento è al lavoro per capire come procedere nella costituzione di un nuovo soggetto militare.
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato mandato di creare una “Space Force” in seno al Pentagono. Si tratterebbe di una sesta forza armata all’interno del Dipartimento della Difesa, che in questo momento è al lavoro per capire come procedere nella costituzione di un nuovo soggetto militare. “Comprendiamo la linea del Presidente – fa sapere la portavoce del Pentagono, Dana White – ci attiveremo sulla questione, che ha implicazioni per intelligence, Aeronautica, Esercito, Corpo dei Marine e Navy. Sarà un processo – ha aggiunto – che riceverà il contributo di tutti i soggetti coinvolti (…) La direttiva data al Dipartimento della Difesa al fine di proteggere le risorse spaziali statunitensi gestendo l’orbita terrestre bassa è ampia e mira anche a “ridurre la crescente minaccia dei detriti orbitali nell’interesse di tutte le nazioni”, spiega la Casa Bianca. Inoltre ha lo scopo di razionalizzare i processi normativi che hanno ostacolato gli sforzi commerciali volti a sviluppare i lanciatori e i sistemi di esplorazione spaziale. La terza Direttiva sulla politica spaziale fornisce infine linee-guida e orientamenti per garantire che gli Stati Uniti possano fornire un ambiente sicuro per operare in presenza di un aumento del traffico commerciale nello spazio (…)..
In merito nessun comunicato (a quel che ci risulta) è stato emesso sia dal Comando Italiano che dal Comando USA di Sigonella, quindi poco o nulla si può dire sul reale “significato” di questa ulteriore presenza militare straniera nella installazione alle porte di Catania. Né sappiamo se l’attività della citata “Squadra Alfa” della “Space Force” sia collegata al realizzato e sempre collocato a Sigonella Joint Tactical Ground Station (abbreviato JTAGS) i cui lavori sono iniziati nel 2016. La JTAGS è una stazione con un sistema di ricezione e trasmissione satellitare che è in grado di prevedere il lancio di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. JTAGS individua i missili che hanno una gittata compresa tra i 300 e i 3.500 km (missili da teatro). Essa riceve e processa i dati che provengono dalla costellazione satellitare del Defense Support Program. Il suo scopo è dare l’allarme, individuare il punto esatto del lancio e permetterne la distruzione, ha spiegato il Pentagono. Per queste sue caratteristiche è stata definita come una sorta di «scudo protettivo». Tra i suoi altri ambiti, JTAGS opera con il Theater Event System (TES) e con il Comando per le operazioni spaziali USA. Il JTAGS è affidato al controllo della 1st Space Company (proveniente dalla United States Army Space and Missile Defense Command). Attualmente la Joint Tactical Ground Station ha cinque distaccamenti nel mondo: due a Colorado Springs (sede principale della JTAGS), uno nel Texas, uno in Europa (Sigonella), uno tra la Corea del Sud e il Giappone.
Come può notarsi fin troppe cose restano “sconosciute” di Sigonella: che siano “pericolose” appare chiaro ma, a quanto sembra, importa poco non solo a chi governa la Sicilia, ma anche (purtroppo) agli stessi Siciliani…
L’America militare e misteriosa in casa nostra
Di Salvo Barbagallo
Troppo lungo l’elenco delle “cose” che l’attuale Governo non rende note alla collettività italiana. Una collettività ininfluente nelle decisioni che prende il Governo avendo delegato persone che ha ritenuto “affidabili” a rappresentarle in Parlamento, e quindi convinte che gli interessi nazionali e dei cittadini venissero salvaguardati in ogni circostanza. Il “delegare” basandosi sulla fiducia, purtroppo, alla fine provoca delusioni, senso di prostrazione e impotenza, mancando spesso gli strumenti per potere rimettere a posto il mosaico delle aspettative che è stato scombinato.
L’informazione che il cittadino riceve, poi, è sempre mediata dagli interessi di parte, e quindi mai completa, se non addirittura mistificata.
Non ci sono “misteri” in Italia, ma informazioni che non vengono date, e quando “qualcosa” sfugge è quasi sempre voluto.
Queste “considerazioni” possono apparire fuor di luogo in tempo di Pandemia, quando ogni individuo è impegnato ad affrontare i mille problemi che ha portato il Coronavirus, quando le ombre mortali sono dietro l’angolo. Pur tuttavia se “spezzoni” d’informazione possono indurre a “spezzoni” di conoscenza su ciò che accade quantomeno sul territorio dove si vive, riteniamo utile che vengano forniti.
Nell’articolo pubblicato ieri è stato sostenuto che Non costituisce un “caso” la presenza delle basi statunitensi in territorio italiano, da quelle a nord, a quelle della Sicilia e, anche e proprio in tempo di Pandemia, si portava all’attenzioneil trasferimento dall’Egitto alla base USA di Sigonella del Naval Medical Research Unit (NAMRU) 3, il reparto sanitario d’élite delle forze armate Usa che svolge ricerche e test su virus e batteri e concorre alla produzione di vaccini e farmaci “antivirali.
Ora una notizia riportata da AdnKronos ci riporta ad un’altra presenza importante, sempre nella stessa base USA di Sigonella.
Questa la notizia diramata ieri (20 dicembre) da AdnKronos:
Si chiameranno “Guardiani” i membri della Space Force, la Sesta armata delle Forze armate americane, quella appunto spaziale, che è stata creata da Donald Trump. E’ stato il vice presidente Mike Pence ad annunciare “a nome del presidente degli Stati Uniti che d’ora in poi gli uomini e le donne della Space Force saranno chiamati Guardiani”.
“Soldati, marinai, avieri, marine e guardiani difenderanno la nostra nazione nelle prossime generazioni”, ha aggiunto Pence mentre sull’account Twitter della Space Force – che a luglio ha adottato il motto SemperSupra – viene ricordato che il nome ‘Guardians’ ha una lunga tradizione nella storia delle operazioni spaziali, andando fino al motto dell’Air Force Space Command del 1983 “Guardians of the High Frontier”.
Quando Trump su Twitter rese noto il logo della Us Space Force aveva suscitato lo scorso anno le prese in giro dei social, vista la sua incredibile somiglianza con quello di Star Trek.
Sulla Space Force é passata nel dimenticatoio la notizia, fornita dal quotidiano La Repubblica il 12 febbraio scorso (quando c’era ancora qualcuno che metteva in dubbio il propagarsi della Pandemia) che così veniva data: :“Il territorio italiano entra nell’era delle guerre stellari. Giovedì scorso (6 febbraio 2020, n:d.r.) con una breve cerimonia è stata inaugurata la “base spaziale” dell’aeroporto statunitense di Sigonella. A presidiarla la squadra Alfa della prima Compagnia spaziale del primo reggimento spaziale dell’unica brigata spaziale americana esistente. Sì, sembra uno scioglilingua ma la denominazione fa capire l’importanza di questo reparto: in pratica, sono i pionieri …”.
Scrivevamo in quella data, e riproponiamo ora: Cosa è la “Space Force” che sta andando a presidiare (unitamente ai droni, al MUOS e tanti altri arnesi da guerra) questa parte del territorio siciliano? Lo ha spiegato due anni addietro Michela Della Maggesa su “Formiche”: Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dato mandato di creare una “Space Force” in seno al Pentagono. Si tratterebbe di una Sesta Forza Armata all’interno del Dipartimento della Difesa, che in questo momento è al lavoro per capire come procedere nella costituzione di un nuovo soggetto militare. “Comprendiamo la linea del Presidente – fa sapere la portavoce del Pentagono, Dana White – ci attiveremo sulla questione, che ha implicazioni per intelligence, Aeronautica, Esercito, Corpo dei Marine e Navy. Sarà un processo – ha aggiunto – che riceverà il contributo di tutti i soggetti coinvolti (…) La direttiva data al Dipartimento della Difesa al fine di proteggere le risorse spaziali statunitensi gestendo l’orbita terrestre bassa è ampia e mira anche a “ridurre la crescente minaccia dei detriti orbitali nell’interesse di tutte le nazioni”, spiega la Casa Bianca. Inoltre ha lo scopo di razionalizzare i processi normativi che hanno ostacolato gli sforzi commerciali volti a sviluppare i lanciatori e i sistemi di esplorazione spaziale. La terza Direttiva sulla politica spaziale fornisce infine linee-guida e orientamenti per garantire che gli Stati Uniti possano fornire un ambiente sicuro per operare in presenza di un aumento del traffico commerciale nello spazio (…)..
Poco o nulla si può dire sul reale “significato” di questa ulteriore presenza militare straniera nella installazione USA di Sigonella alle porte di Catania. Né sappiamo se l’attività della citata “Squadra Alfa” della “Space Force” sia collegata al realizzato e sempre collocato a Sigonella Joint Tactical Ground Station (abbreviato JTAGS) i cui lavori sono iniziati nel 2016. La JTAGS è una stazione con un sistema di ricezione e trasmissione satellitare che è in grado di prevedere il lancio di missili balistici con testate nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. JTAGS individua i missili che hanno una gittata compresa tra i 300 e i 3.500 km (missili da teatro). Essa riceve e processa i dati che provengono dalla costellazione satellitare del Defense Support Program. Il suo scopo è dare l’allarme, individuare il punto esatto del lancio e permetterne la distruzione, ha spiegato il Pentagono. Per queste sue caratteristiche è stata definita come una sorta di “scudo protettivo”. Tra i suoi altri ambiti, JTAGS opera con il Theater Event System (TES) e con il Comando per le operazioni spaziali USA. Il JTAGS è affidato al controllo della 1st Space Company (proveniente dalla United States Army Space and Missile Defense Command). Attualmente la Joint Tactical Ground Station ha cinque distaccamenti nel mondo: due a Colorado Springs (sede principale della JTAGS), uno nel Texas, uno in Europa (Sigonella), uno tra la Corea del Sud e il Giappone.
Come può notarsi fin troppe cose restano “sconosciute”, ovviamente non solo per quanto concerne le attività statunitensi di Sigonella. Certo toccare questi argomenti in tempo di Pandemia può apparire blasfemo. Il fatto è che questi argomenti, come tanti altri, l’attuale Governo sembra tenerseli nel cassetto, chiusi a doppia mandata. In fondo, con i problemi che abbiamo sulla vecchia Terra, chi ha interesse a parlare dei “Guardiani dello Spazio”. Qualcuno, però, dovrebbe spiegare cosa ci stanno a fare questi “Guardiani” in Sicilia?
DOSSIER MUOS. Quel che si deve sapere. Ma nessuno può fermarlo
Di Salvo Barbagallo
Manifestazioni locali e nazionali, prese di posizione di deputati regionali, dello stesso presidente della Regione Rosario Crocetta, proteste della popolazione del territorio interessato, nulla potrà fermare la realizzazione degli impianti militari statunitensi MUOS a Niscemi. Troppo tardi si sta incominciando a prendere coscienza che la Sicilia è un’Isola “occupata” militarmente da forze armate straniere, all’interno delle quali (in parte, come componente NATO) l’Italia è partner. La responsabilità ricade principalmente sui Governi nazionali che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi, ma anche sui Governi regionali che mai hanno voluto applicare lo Statuto Speciale Autonomistico. Oggi è troppo tardi per dire “NO” al MUOS, è troppo tardi per dire “NO” alla militarizzazione della Sicilia: i Trattati stipulati non possono essere disattesi, il grande gioco politico-economico-militare non può essere interrotto, le proteste destinate a cadere nel vuoto. Troppi gli interessi che ruotano su queste delicate vicende.
Non c’è solamente il MUOS che va attenzionato, ma tutte le installazioni militari statunitensi nella nostra Isola, da Sigonella, ad Augusta (base appoggio sottomarini), a Capo Passero, a Mineo, Niscemi.
La presenza militare USA dal 1950, data in cui presero l’avvio i lavori per Sigonella, costituisce un mondo a sé stante: le autorità italiane (o siciliane), così come quelle che sovrintendono le basi americane, quasi mai si sono adoperate per un processo di “integrazione”, né hanno mai favorito rapporti di concreto interscambio fra le comunità. Non si è mai aperto un effettivo dialogo. Eppure per le installazione e attorno alle installazioni ruotano anche interessi locali, come appalti e subappalti per le innumerevoli costruzioni che sono state realizzate nel tempo.
Le basi USA solo in pochi casi sono venuti alla ribalta nazionale e internazionale: nel 1983 per i 112 missili Cruise con testata atomica dislocati a Comiso; nell’ottobre del 1985 per il caso della “Achille Lauro”, quando Craxi si scontrò con il governo statunitense che intendeva catturare (con la Delta Force fatta arrivare appositamente in Sicilia) i terroristi che si trovavano a bordo di un aereo fermo a Sigonella; e, adesso, per la costruzione degli impianti del MUOS a Niscemi.
Contro il MUOS l’attuale Governo nazionale italiano non ha alcuna ragione per scontrarsi con Obama né, tantomeno, Rosario Crocetta potrebbe oggi fare nuovamente la voce grossa.
Il 19 luglio scorso il satellite più pesante (quasi 7 tonnellate) finora lanciato con un razzo Atlas, è partito da Cape Canaveral e messo in orbita: era il Muos-2, facente parte di un programma di cinque satelliti (il primo già in orbita e funzionante). Il programma sarà pienamente operativo nel 2015, come ha precisato la Lockheed Martin, principale contrattista del Mobile User Objective System, il sistema di comunicazioni di nuova generazione, «elemento critico della sicurezza nazionale Usa».
Il sistema MUOS sarà composto da quattro satelliti operativi e uno di riserva in orbita, e da quattro stazioni terrestri, una alle Hawaii, una a Norfolk in Virginia, una in Australia e la quarta a Niscemi.
Il MUOS fornirà utenti con accessi militari point-to-point e con comunicazione compensata con l’accesso basato su un sistema di precedenza e preventivo per voce, dati, video o una miscela di servizi voce e dati che coprano l’intero globo. Le Connessioni possono essere instaurate su richiesta dagli utenti nel campo, in pochi secondi. In parole povere, le grandi antenne paraboliche, grazie ai satelliti, collegheranno le unità navali, aeree e terrestri mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino.
Il MUOS (Mobile User Objective System) è un sistema ad altissima frequenza (UHF-Ultra High Frequency, nello spettro da 300 MHz a 3 GHz) del sistema SATCOM, in primo luogo al servizio del DoD (Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti). Il Programma delle Comunicazioni Satellitari” della Marina Militare degli Stati Uniti d’America del comitato esecutivo del programma (PEO) per i sistemi spaziali a San Diego è lo sviluppatore a capo del programma MUOS.
Il programma MUOS è stato affidato nel 2002 alla Lockheed Martin, la più potente delle compagnie del comparto difesa degli Stati Uniti d’America, con oltre 126.000 dipendenti e un fatturato annuo da capogiro per 45,8 miliardi di dollari.
Lockheed Martin, dunque, è il “Prime Contractor” del sistema e progettista del MUOS su commissione della US Navy Contract, come venne annunciato il 24 settembre 2004.
Tra i subappaltatori chiave del MUOS vi sono, inoltre, la General Dynamics, la Boeing e la Harris. Il primo satellite MUOS, MUOS-1, è stato lanciato nello spazio il 24 febbraio 2012, il secondo, come detto, il 19 luglio scorso, il terzo è programmato entro il 2013, il quarto nel 2014, l’ultimo entro l’ottobre del 2015.
Quanto costa il MUOS? Le cifre esatte non si conoscono, ma l’intero programma dovrebbe superare i quattro miliardi di dollari. Una cifra astronomica, ma il gioco, a quanto pare, vale la candela.
Quanto è stato speso e quanto costerà la base di Niscemi una volta completata? Sono dati estremamente “riservati”. Antonio Mazzeo, in un suo articolo, fa notare che “Come se non bastasse, nel capitolo “altre forniture, attività 5-7” del bilancio di previsione 2012 per la Marina Usa c’è pure un finanziamento di 280.000 dollari destinato alla stazione di Niscemi (NCTS Sicily Microwave), per “progettare, realizzare, installare e testare le componenti elettroniche necessarie all’interconnessione con le principali installazioni di NAS Sigonella, in modo di assicurare circuiti affidabili a supporto VLF, HF, MUOS e di altre missioni tattiche strategiche operate da NCTS Sicily”. Questo programma ha il pregio di sbugiardare i politici e i militari che avevano assicurato che con l’entrata in funzione del MUOS sarebbero state disattivate le 41 antenne a microonde della stazione US Navy, con conseguente riduzione delle pericolosissime emissioni elettromagnetiche a Niscemi. Contractor è SPAWAR – Space and Naval Warfare Systems Center Pacific, il centro di ricerca spaziale della Marina con sede a San Diego, California. Sarà una coincidenza, ma proprio SPAWAR ha elargito negli ultimi due anni all’Università degli Studi di Catania 475.000 dollari per programmi top secret nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni. Il MUOS è sempre più una vacca da mungere e una fabbrica del consenso”.
Non vogliamo essere pessimisti, ma il MUOS a Niscemi, a nostro modestissimo avviso, nessuno sarà in grado di fermarlo, neanche le giuste manifestazioni di massa: di fronte a investimenti e programmi, pianificati da anni e anni, di rilevanza globale poco importa se a rimetterci sarà la salute degli abitanti del territorio, oppure se gli aeroporti di Comiso e Fontanarossa potranno subire interferenze pericolose. Le onde elettromagnetiche che emetteranno le antenne paroboliche avranno, infatti, pesantissimi effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani. “La potenza del fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente“, spiegano i tecnici.
Sono un centinaio le basi americane in Italia, al cui mantenimento il nostro Paese contribuisce nella misura di circa il 40 per cento: svolgono sempre più funzioni di carattere globale nella strategia USA. Queste basi (cui si aggiungono quelle Nato sempre sotto comando USA) dipendono dalla catena di comando statunitense e sono quindi di fatto sottratte ai meccanismi decisionali italiani: quando e come vengono usate dipende non da Roma ma da Washington.
Le installazioni USA in Sicilia sono:
- Sigonella[Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 8.000 persone tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, saltuariamente caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni, squadrone di Glòbal Hawhs e Predator (velivoli senza pilota).
- Motta S. Anastasia, Stazione di telecomunicazioni.
- Caltagirone, Stazione di telecomunicazioni.
- Vizzini, depositi munizioni.
- Palermo, aeroporto Punta Raisi, base saltuaria dell’Usaf.
- Isola delle Femmine[Pa], deposito munizioni Usa e Nato.
- Marina di Marza, Stazione di telecomunicazioni.
- Pachino(Rg). Quasi all’estrema punta meridionale della Sicilia sorge una delle installazioni più segrete delle forze armate statunitensi: si tratta del cosiddetto Target Range di Pachino, in provincia di Siracusa, centro di supporto per le esercitazioni aeree e navali USA e NATO nel Mediterraneo centrale. Il poligono consta di una serie d’infrastrutture realizzate all’interno di una delle aree naturali e paesaggistiche più belle della Sicilia, tra Isola dei Porri, Punta delle Formiche e Grotticelle (dove sorgono torri e piloni di segnalazione), Punta Castellazzo (dove la US Navy ha realizzato un deposito, un pontile per le imbarcazioni e una piattaforma per l’atterraggio di elicotteri) e Marza (depositi, magazzini e una torre di controllo). Epicentro del Pachino Range Target una boa ancorata in mare aperto, posta a 36° 39’ 19” di latitudine nord e 15° 00’ 52” di longitudine est, da cui si estende con un raggio di 2.700 metri l’“area di impatto” delle attività addestrative USA. Esse comprendono, secondo quanto riportato dall’Accordo tecnico tra il Ministero della difesa italiano e il Dipartimento della difesa riguardante le installazioni in uso alle forze armate USA di Sigonella, “lo sganciamento di bombe e mine inerti da parte di aerei, elicotteri e dello squadrone di pattugliamento navale P-3; le operazioni speciali di US Navy e Marina militare italiana con munizioni e dispositivi esplodenti (EOD – Esplosive Ordnance Disposal); simulazioni di atterraggio di elicotteri, diurni e notturni; lanci in acqua di paracadutisti; detonazione di materiale esplodente con peso inferiore ai 10kg”. Il complesso di Pachino viene utilizzato anche per le esercitazioni dei velivoli dell’US Air Force. Nel giugno 1995, esso permise al cacciabombardiere strategico Rockwell B-1 Lancer di sperimentare la sua potenza distruttiva contro obiettivi navali nel suo primo volo no stop dalla base aerea di Dyess (Texas) verso l’Europa. La missione, denominata “Coronet Bat”, si concluse nelle acque siciliane con lo sganciamento di decine di bombe a caduta libera BDU-50 “Mark 82” da 500 libbre. Al tempo, il B-1 era pure armato con 24 missili da crociera AGM-86 e AGM SRAM in grado di trasportare bombe nucleari del tipo B-61 e B-83.
- Augusta, base sottomarina della Sesta flotta e deposito munizioni.
Sulle acque del golfo di Augusta si specchiano i monti Climiti: al loro interno i fiumi carsici hanno scavato nei secoli numerose grotte naturali. In una di esse, Cava Sorciara, la Marina Militare ha occultato uno dei suoi maggiori depositi di munizioni in tutta Italia. Per oltre mezzo secolo, secondo fonti parlamentari, l’area è stata pure utilizzata per immagazzinare le armi chimiche in dotazione alle forze armate nazionali e statunitensi. Inutile chiedersi se e quando essa sia mai stata bonificata. Cava Sorciara è ancora un’installazione top secret, come lo è il grande centro di telecomunicazione della vicina località di Palombara (sede alternata al Centro di comando operativo della Marina Militare di Santa Rosa, Roma), pienamente integrato nella rete C3I (comando, controllo, comunicazioni e intelligence) dell’Alleanza atlantica.
- Monte Lauro, Stazione di telecomunicazioni.
- Centuripe, Stazione di telecomunicazioni.
- Mineo, Stazioni di telecomunicazioni e deposito.
- Niscemi, base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy
- Nebrodi, Stazioni di telecomunicazioni.
- Trapani, base Usaf con copertura Nato.
