23 anni fa la strage di Capaci

bannersuperbig23maggio copiadi Luigi Asero

Sono trascorsi 23 lunghi anni da quel giorno, quello che inaugurava uno dei periodi più bui della storia dell’Italia democratica. Inaugurava la stagione delle stragi e con essa il “nuovo corso”, la stagione delle stragi coincidendo con la contemporanea “Mani pulite” milanese apriva di fatto la via alla Seconda Repubblica (casomai si possano veramente numerare).

c_da1362ed06In quella strage, in quel tratto di autostrada che dall’aeroporto conduce a Palermo morivano così il giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, tre agenti “Angeli” della scorta: Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, tutti pugliesi.

Tanti gli eventi per ricordare la strage  a Palermo oggi, mostre, spettacoli, eventi.

Ma dopo 23 anni cosa è rimasto del “metodo Falcone”, cosa è rimasto dell’insegnamento che Giovanni Falcone ci ha lasciato? Quelli di Falcone furono funerali affollatissimi di gente comune che chiedeva giustizia e verità, di cartelli che inneggiavano al “le tue (poi dopo Borsellino “le vostre”) idee cammineranno sulle nostre gambe”. Dove sono oggi quelle idee?

Eppure, proprio Giovanni Falcone in un lungo articolo che fu pubblicato postumo il successivo 31 maggio avvertiva:

è la situazione attuale che, a mio avviso, non legittima alcun trionfalismo. Mi rendo conto che la fisiologica stanchezza seguente ad una fase di tensione morale eccezionale e protratta nel tempo ha determinato un generale clima, se non di smobilitazione, certamente di disimpegno e, per quanto mi riguarda, non ritengo di aver alcun titolo di legittimazione per censurare chicchessia e per suggerire rimedi. Ma ritengo mio preciso dovere morale sottolineare, anche a costo di passare per profeta di sventure, che continuando a percorrere questa strada, nel futuro prossimo, saremo costretti a confrontarci con una realtà sempre più difficile.”

(Giovanni Falcone – L’Unità – articolo postumo del 31/05/1992)

Null’altro da aggiungere, non si può aggiungere nulla a queste parole di Giovanni Falcone, se non -accompagnato da una lacrima- un profondo senso di vergogna.

 

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