Trump: “Aumentiamo l’arsenale nucleare”! Quello che c’è in Italia (e in Sicilia) è poca cosa?

di Salvo Barbagallo

 

In Italia c’è chi sostiene che sono “depositati” oltre un centinaio di ordigni nucleari di “proprietà” e “uso” (ovviamente) esclusivo degli Stati Uniti d’America: una sessantina delle micidiali armi (si sostiene) dovrebbero trovarsi nella base USA di Aviano, le altre sparse (chissà dove) in altre installazioni (sempre USA) sul territorio nazionale. Tenuto conto che altre (quante?) bombe atomiche (sempre USA) si trovano in altri Paesi d’Europa; tenuto conto degli ordigni che “navigano” con i sottomarini (sempre USA) nelle acque del mondo e di quelli che “volano” qua e là a bordo dei velivoli (sempre USA); tenuto conto delle installazioni missilistiche fisse sia nel territorio a Stelle e Strisce, sia altrove; tenuto conto di questi “fattori” non si può certo affermare che l’arsenale bellico statunitense sia da considerare “insufficiente”. Il Presidente USA Donald Trump è di avviso contrario: per la prima volta da quando si è insediato alla Casa Bianca, ha infatti rilanciato l’esigenza di accrescere gli armamenti, ampliando l’arsenale nucleare e sostenendo necessario un potenziamento del sistema missilistico. L’opinione di Donald Trump è che la capacità nucleare degli Stati Uniti “è scivolata indietro” negli ultimi anni, e di conseguenza gli USA devono correre ai ripari.

Immediata la reazione della Russia: il capo della Commissione Affari internazionali della Duma (la Camera bassa del Parlamento russo), Konstantin Kosachov, si è chiesto se l’intenzione di Trump di “Rendere l’America di nuovo grande” significhi “egemonia in ambito nucleare. In questo caso, il mondo tornerà ai tempi della corsa agli armamenti degli anni ’50 e ’60”. Come dire, si ritornerà ai tempi della Guerra fredda, con tutti i rischi annessi e connessi, in quanto verrebbe inficiato il Trattato internazionale fra Russia e Stati Uniti sulla “non proliferazione nucleare“.

A quanto hanno riportato le fonti accreditate (“Look Aut”, “Icom”), il Paese a possedere più ordigni nucleari è la Russia (ben 8.420 testate nucleari, di cui 1.720 attive.), seguono a ruota gli Stati Uniti d’America (7.650 testate, di cui 2.150 attive e così distribuite: 500 testate terrestri, 1.150 assegnate ai sottomarini nucleari e 300 pronte per essere montate sugli aerei). Inoltre, nell’alveo del programma di condivisione nucleare della NATO, la CIA riferisce di altre 200 bombe termonucleari (B61 a gravità) schierate in cinque Paesi NATO: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia.), distanziata la Francia (con 300 testate nucleari), quindi segue la Cina (250 testate atomiche), il Regno Unito (215), il Pakistan (120) l’India (110), Israele (80), Corea del Nord (10). In caso di un conflitto bellico, basterebbe l’uso di una minima parte di questo spaventoso armamentario a rendere il Pianeta Terra invivibile. C’è da chiedersi se una bomba in più o in meno può cambiare lo stato delle cose, di sicuro peggiorerebbe la già tragica e allarmante situazione.

Gli iniziali propositi del Presidente Donald Trump (quando affermava o faceva intendere che la NATO era una organizzazione da “smantellare”, o quando faceva intendere (?) a una possibile riduzione delle forze militari USA fuori dalla loro patria) avevano acceso qualche speranza in quanti non vedevano (e non vedono) di buon occhio la presenza dei militari “made in Usa” in Italia e, soprattutto, in Sicilia. C’è stato anche chi riteneva (illusoriamente) che il MUOS di Niscemi potesse essere smantellato, e che i marines, i “Global Hakws” e i “Predator” di stanza “stabile” a Sigonella potessero riprendere la strada verso casa, e lasciare finalmente “libera” la Sicilia dalla “forza militare straniera” che l’occupa da decenni. A quanto pare Donald Trump è d’avviso contrario, quindi nessuno potrà (o dovrà) meravigliarsi se questa presenza sarà accresciuta e se ritorneranno ad essere installati (per esempio) a Comiso i famigerati missili (nucleari) “Cruise”. A Comiso, si dovrebbe sapere, che i depositi “a prova di bomba nucleare” non sono mai stati eliminati, sono ancora lì, sotto custodia (?) militare.

Il Presidente della Regione Sicilia, in altre faccende affaccendato, probabilmente non si è mai posto (e non si pone) questo “tipo” di problematica, così come altrettanto “probabilmente” non si è mai chiesto se (e quanti) ordigni nucleari USA si trovino nei depositi militari dell’Isola. Certo, sarebbe il caso che qualcuno lo mettesse al corrente dei pericoli che la Sicilia corre quotidianamente, quantomeno per evitare di sentirsi ripetere la solita frase “Io non sapevo, io non conoscevo…”.

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